"Fioroni, Rotella, Schifano. La dolce vita dell'arte romana" all'AICA di Milano

AICA, Andrea Ingenito Contemporary Art di Milano, apre a un mondo di un’epoca passata e che ha segnato per la vitalità creativa e il rigoglio culturale e artistico gli anni della Dolce Vita romana, quegli anni di un dopoguerra ormai avviato sul pieno sviluppo economico, tra un benessere diffuso, un piacere collettivo nel godere della bellezza della capitale e del clima apprezzabile dell’Urbe, e una spensieratezza raffinata ed elegante: fino al 5 Novembre è allestita la mostra “Fioroni, Rotella, Schifano. La Dolce Vita dell’arte romana”.

I nomi dei tre autori, che si confrontano in un’esposizione collettiva composta da venti opere realizzate con le più disparate tecniche, smalti du tela, oli su tela e décollage, sono tra i più autorevoli dell’arte contemporanea italiana, risultando apprezzati come riferimenti a livello mondiale.

Iniziamo con Giosetta Fioroni, che ha avuto modo di frequentare i caffè di Piazza del Popolo negli anni in cui si poteva benissimo trovare seduti a discutere figure di celeberrimi intellettuali della nostra storia, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Alberto Arbasino e Goffredo Parise, con cui l’autrice, nel 1964, poté avere un confronto, prendendo parte, lei unica donna, di quella che fu la Scuola di Piazza del Popolo. Le opere della Fioroni sono tele che vedono l’utilizzo di cromie industriali, alluminio e oro, inframmezzati dall’impiego di simboli, parole e segni, cancellati e sovrapposti, quasi in un’eccezione neo dadaista. Giosetta Fioroni era reduce da un’importante esposizione in quel 1964, anno fiorente e di sviluppo della propria personalità artistica: aveva esposto in una personale dal titolo Tartaruga, e aveva partecipato alla Biennale di Venezia in quello stesso anno in cui aveva inaugurato anche in Italia la tendenza Pop Artistica. Le opere di Giosetta Fioroni sono custodite presso la Galleria AICA, in un rapporto fiduciario e molto forte che lega la galleria all’artista stessa. La Pop Art si esprime anche nel secondo autore, Mario Schifano, che aveva avuto modo di frequentare nel suo lungo soggiorno a New York la Factory di Andy Warhol, conoscendo autori del calibro di Lichtenstein e ricevendo un’influenza dei generi espressionisti affrontati da Robert Rauschenberg e dei riferimenti New Dada di un Jasper Johns. Schifano proporrà nelle sue tele immagini e icone mediatiche e pubblicitarie di una multimedialità molto precoce, marchi della Coca Cola e della Esso, all’interno della propria produzione che avrà il suo sviluppo negli anni 60 e 70. Conclude la mostra un nome fondamentale nella definizione di un decollage, manifesti strappati per strada e uniti nelle tele in prospettive e dinamiche visionarie nuove e strabilianti, pionieristico di un’arte che svilupperà, poi, il proprio percorso, divenendo Rotella, chiaramente, un riferimento necessario e immancabile. Rotella realizzerà, pertanto, non solo decollage con parti di manifesti presi dalla strada, ma anche con lamiere tolte dalle teche in cui i manifesti stessi erano affissi nella rigogliosa e rinascente Roma. Rotella si dedicherà al figurativo con un’opera, Cinecittà, in cui l’autore assemblerà ritratti di figure della cinematografia e dello spettacolo di quel periodo, sicuramente volti noti nella Bella Vita delle terrazze romane.

Articolo di Alessandro Rizzo


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