Ricami di luce: Palazzo Morando di Milano apre al pubblico la sua collezione

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Moda e arte si possono fondere non solo a livello imprenditoriale e creativo ma anche a livello espositivo: la mostra “Ricami di luce. Paillettes nella moda di Palazzo Morando 1770-2004” ne è un esempio, inaugurata al primo piano di Palazzo Morando a Milano il 14 Dicembre e che proseguirà nella sua apertura al pubblico fino al 2 Luglio, mentre al piano terreno ricordiamo che rimane fino al 12 Febbraio la mostra “Milano, storia di una rinascita. 1943–1953 dai bombardamenti alla ricostruzione”, excursus di immagini fotografiche che documentano un decennio fatto di conflitto, di morti, di miseria, di povertà, ma anche di rinascita, di rinnovamento culturale e di ripresa sociale ed economica di un’intera città e di un’intera comunità, quale Milano.

La mostra è curata da Gian Luca Bovenzi, Barbara De Dominicis e Ilaria De Palma ed è promossa da Comune di Milano|Cultura, Direzione Musei Storici: la realizzazione e la progettazione dell’esposizione è a cura di Opera d’Arte che ha saputo realizzare un allestimento utile a garantirci un percorso storico lungo la time line del costume, quello brillantinato, evocando tecniche compositive diverse, molto particolari e disposte da sapienti sarti, espressione artistica e creativa di quell’ingegno che ha segnato la cultura di decenni della nostra storia. Come la seconda mostra parla di anni e di volti che hanno attraversato un’epoca intera, quella della rinascita, in un decennio fatto di incessanti trasformazioni, inattese quanto repentine, così la prima mostra,

“Ricami di luce. Paillettes nella moda di Palazzo Morando 1770-2004” parla di più di duecento anni di costume, di vestiti, di moda e, quindi, di cultura di un’intera società. Palazzo Morando dispone di oltre 4000 pezzi appartenenti alla collezione civica di abiti e da questo patrimonio si è attinto per esporre quei capi, una ventina in tutto, che testimoniano il gusto, l’eleganza e la raffinatezza di tanta tradizione stilistica antica: una tradizione che ancora oggi è riferimento di una copiosa produzione, ormai riservata maggiormente a vestiti da cerimonia oppure a creazioni di firme illustri del mondo del fashion style internazionale, come conferma l’abito presente nella mostra e prodotto dal celeberrimo Roberto Cavalli.
Stiamo parlando, appunto, come evoca lo stesso titolo della mostra, di abiti, sia maschili sia femminili, proposti in modo inedito fino a oggi, che vedono l’impiego del ricamo di paillettes e lustrini, tramite una lavorazione che si modifica nel corso degli anni e che rende il vestito sempre più dinamico e moderno, non perdendo, chiaramente, quella qualità caratteristica e originaria della rifrazione luce e della modulazione della lumonisotà, espressa tramite nobili e ricercati metalli decorativi.

Si parte, così, con una visione di venti abiti nei quali si apprezzano gli utilizzi dei dischetti pregiati, che assumono lungo i vari secoli diverse denominazioni, da magete a tremolanti, da lustrini a bisantini e ad altre diverse declinazioni, iniziando proprio con la feconda produzione trecentesca e giungendo al Settecento che propone la rarità e l’unicità di alcune creazioni rappresentative di questa epoca e realizzate con dischetti di metallo argenteo, di argento dorato e di rame, definiti attraverso ricami attenti e puntuali che delinenano vere e proprie rappresentazioni artistiche da indossare. Dall’uso dei metalli dei secoli passati si giunge alle creazioni novecentesche che vedono un ventaglio ricco di produzione di abiti ricamati con paillettes e lustrini, trattati prima in gelatina animale, poi in cellulosa e in PVC o con materiali sintetici, eredi di quei primi abiti decorati attraverso la cucitura di monete d’oro. Gli abiti ricamati con paillettes e lustrini erano in passato molto in voga nell’ambito della moda maschile, ancor più di quella femminile ma, con il passare dei secoli, questa tendenza si è invertita e ha visto l’impiego di tali confezioni solo per indumenti di tipo religioso, utilizzati durante cerimonie, per uniformi civili o per sontuosi abiti da corte, come viene evidenziato dall’esposizione della veste indossata da Elisa Baiocchi, sorella di Napoleone: nel Novencento, spesso, tali indumenti sono stati impiegati per rappresentazioni teatrali, mentre dagli anni cinquanta in poi si sono avvicendati modelli sempre più sobri e stilizzati, tanto da dare conferma di quella figura della donna intraprendente e vivace, appartenente a un periodo in cui l’ironia e la leggerezza prevalgono negli animi collettivi.

Passiamo, così, con il disegnare attraverso gli abiti ricamati con paillettes e lustrini nelle varie epoche il ruolo sociale assunto dalla donna nella società: dalla figura ammaliatrice e sfarzosa della “belle epoque” a quella più ieratica e misteriosa del periodo surrealista degli anni venti, la cosidetta e sinuosa “donna serpente”, fino a giungere alla sfarzosa e favillante “donna diva” degli anni cinquanta.

Articolo di Alessandro Rizzo


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