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Torino, traffico internazionale di droga legato al boss Vittorio Raso: 28 arrestati

Dietro il traffico l'ombra di un latitante

Torino, traffico internazionale di droga legato al boss Vittorio Raso: 28 arrestati.

Dalle prime ore della mattinata odierna, la Polizia di Stato di Torino sta eseguendo numerose perquisizioni e dando esecuzione ad una Ordinanza Cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Torino nei confronti di soggetti gravemente indiziate di plurime condotte delittuose.

La Polizia di Stato di Torino, nelle prime ore della mattinata odierna, nelle province di Torino, Milano, Varese, Alessandria, Napoli ed Asti, ha dato esecuzione all’ordinanza dispositiva di misure cautelari emessa dal G.I.P. di Torino, nell’ambito del procedimento penale nr. 17923/2020 R.G.N.R., coordinato dalla D.D.A. di questa Procura della Repubblica.

Gli arresti

Il provvedimento cautelare ha riguardato 28 persone, gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, di plurime cessioni di ingenti quantitativi di narcotici (hashish, marijuana e cocaina), violazione della normativa in materia di armi, riciclaggio, reimpiego di denaro provento delittuoso, rapina e ricettazione. Alla compagine associativa è stata contestata pertanto anche l’aggravante del numero di persone superiori a dieci e della disponibilità di armi.

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Le misure cautelari adottate dal G.I.P. sono consistite in 20 custodie in carcere, 6 arresti domiciliari e 2 obblighi di dimora. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari sono state eseguite numerose perquisizioni domiciliari, finalizzate anche all’esecuzione di provvedimenti cautelari di natura reale.

L’operazione della Polizia di Stato

Complessivamente, l’operazione ha visto l’impiego di circa 200 operatori della Polizia di Stato. Sono stati impiegati, oltre agli investigatori della Squadra Mobile e le altre aliquote della Questura di Torino, i rinforzi posti a disposizione dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Anticrimine Centrale, consistenti in operatori delle altre Squadre Mobili del distretto del Piemonte e della Valle d’Aosta, specialisti del Reparto Volo di Milano, Unità Cinofile del locale U.P.G.S.P., operatori del Gabinetto di Polizia Scientifica e numerosi equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine del Piemonte, della Lombardia, della Liguria e della Toscana.

Nel dettaglio, l’attività investigativa ha avuto inizio nell’ottobre del 2019 a seguito della dichiarazione di latitanza di RASO Vittorio, destinatario di diversi provvedimenti cautelari per reati di associazione per delinquere di tipo mafiosa e finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Dall’attività investigativa era emerso che lo stesso dimorava in Spagna, dove, nell’ipotesi investigativa, avrebbe svolto attività di brokeraggio nell’ambito della commercializzazione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, destinati al mercato al dettaglio di numerose regioni italiane.

La figura di Vittorio Raso

Come noto, in data 10 ottobre 2020, RASO Vittorio veniva tratto in arresto a Barcellona, sulla scorta delle informazioni comunicate dalla Squadra Mobile di questa provincia.

Dopo la liberazione di RASO Vittorio, da parte delle Autorità iberiche, l’attività per la ricerca del latitante proseguiva, da parte dell’A.G. e della Polizia di Stato torinese, che acquisivano rilevanti elementi indiziari circa la verosimile rigenerazione dell’associazione criminale capeggiata da RASO, secondo le ipotesi dell’accusa, suddivisa in vari sottogruppi, che nel tempo avrebbero intensificato l’attività di importazione di ingentissimi quantitativi di sostanza stupefacente sull’asse Spagna – Italia.

Il mercato della droga

Il volume d’affari dell’illecita attività risulterebbe presuntivamente quantificabile in diversi milioni di euro e la circolazione dei proventi del traffico, sulla base delle indicazioni emerse dalle indagini, sarebbe stata realizzata attraverso il cd metodo “hawala”.

Nel corso dell’indagine venivano raccolti significativi elementi indiziari che suggerivano la sussistenza di forme di collaborazione tra RASO Vittorio e soggetti collegabili alla criminalità organizzata pugliese e calabrese, ai quali il latitante avrebbe inviato, secondo l’ipotesi accusatoria, ingenti quantitativi di narcotici, con cadenza pressochè settimanale.

Il gruppo criminale, diretto da RASO Vittorio, secondo l’ipotesi di accusa, sarebbe stato strutturalmente organizzato, grazie alla disponibilità di specifiche strutture immobiliari in cui depositare la sostanza stupefacente in giacenza, nonché di numerosi mezzi (autovetture e furgoni) dotati di doppi fondi con congegni di apertura mediante sofisticati meccanismi elettrici, utilizzati per la consegna dei narcotici. Le comunicazioni tra i sodali sarebbero avvenute esclusivamente attraverso telefoni “criptati”, acquistati all’estero e dotati di tecnologia tesa ad eludere le intercettazioni.

RASO Vittorio, il 22 giugno scorso, veniva nuovamente arrestato a Barcellona, in virtù di specifici mandati di arresto europei (M.A.E.), dovendo peraltro espiare anche una pena detentiva, ormai definitiva, di oltre 17 anni di reclusione, per la violazione della normativa in materia di stupefacenti. Allo stato, sono in corso le procedure per l’estradizione dalla Spagna.

I risultati dell’indagine

Le misure cautelari eseguite in data odierna avrebbero pertanto consentito di disarticolare l’organizzazione criminale che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe riferibile a RASO Vittorio ed hanno riguardato, tra gli altri, alcuni soggetti già arrestati medio tempore, nella flagranza di vari delitti.

Nel corso della complessiva indagine, infatti, erano già state tratte in arresto 17 persone, erano stati rinvenuti e sequestrati circa 800 kg. di sostanza stupefacente (hashish, marijuana e cocaina), 2 pistole revolver, 2 fucili mitragliatori, 1 fucile con mirino ottico, 12 kg. di materiale esplodente, centinaia di munizioni di vario calibro e oltre un milione di euro in banconote di vario taglio.

Il procedimento penale versa nella fase delle indagini preliminari e pertanto vige la presunzione di non colpevolezza a favore degli indagati, sino alla sentenza definitiva.

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