Milano: io che resto al Nord anche per salvare il mio Sud

Sembra una domenica come tante altre e invece è una nuova domenica di quarantena in cui molte cose sembrano non avere più senso e tutto il resto pare caderti prepotentemente sulla testa: le notizie, i numeri dei morti che poi numeri non sono, le sirene delle ambulanze sempre più insistenti, la paura che anche in casa paralizza e trancia le gambe.

Sono giorni neri questi della lotta al COVID19, sono giorni interminabili, struggenti, tremendi; giorni che nemmeno il timido sole riesce a scaldare ed allietare. Le 24h che fino ad un mese fa sembravano non bastare per portare a termine il planning quotidiano si sono di colpo dilatate; il tempo ha acquisito il movimento lento del bradipo e ogni ora sembra uguale a quella precedente e a quella precedente ancora.

Abbiamo messo in standby la vita professionale, sociale, affettiva. Siamo stati costretti a premere stop nello stesso modo in cui fermiamo un brano che ci piace troppo su Spotify perchè abbiamo paura di perderci il meglio e desideriamo dedicargli il tempo che merita riprendendolo, in un momento migliore, proprio lì dove abbiamo smesso di ascoltarlo. Abbiamo sprangato le porte e iniziato a guardare il mondo da piccole finestre sperando nel miracolo. Un sacrificio il mio, e quello di tanti altri ragazzi che hanno deciso di non scappare dal nord, che ogni giorno viene messo a repentaglio da alcuni che non rispettano le regole e da altri che, in maniera incosciente, menefreghista e inopportuna, prendono d’assalto il primo treno per rotolare verso sud.

Direte che restare all’ombra della Madonnina per noi è stata la scelta più semplice e scontata e invece vi diremo che non lo è affatto. Abbiamo deciso di rimanere al fronte, nel bel mezzo del caos, nel luogo in cui la morte affolla le strade e il silenzio è assordante. Abbiamo scelto di rimanere a Milano, una città che non è nostra ma che ci ha accolto a braccia aperte quando ne avevamo più bisogno, quando la nostra terra non poteva garantirci un futuro. Lei non ci ha deluso quando le abbiamo chiesto aiuto e sarebbe intellettualmente scorretto se adesso a deluderla iniziamo ad essere proprio noi.

Abbiamo scelto di restare e di non abbandonare la città che ci ha dato asilo anche se le nostre giornate diventano sempre più difficili. I viaggi più lunghi sono quelli dal salone alla cucina fino alla camera da letto e viceversa, i giorni feriali sono scanditi dallo smart working e dalle video chiamate, quelle con parenti e amici che vorremmo avere vicino ma che abbiamo deciso di proteggere, le ore di svago sono invece puntellate dalla spasmodica ricerca di notizie; telegiornali, giornali online, siti ufficiali, conferenze stampa, usiamo ogni mezzo alla ricerca di un barlume di speranza, mentre la sera trascorre lenta tra un bicchiere di vino e qualche tazza di camomilla doppia perchè l’ansia del domani ci assale e Morfeo tarda sempre ad arrivare.

Siamo terrorizzati da ciò che ci aspetta eppure abbiamo deciso di mettere da parte il nostro egosimo e guardare al bene della collettività. Per una volta abbiamo deciso di fare noi gli adulti e proteggere chi ci ha sempre protetto perchè andrà tutto bene se seguiamo le regole e se ci comportiamo in maniera responsabile.

Spero che il mio racconto possa smuovere un po’ di coscienze e vorrei lasciarvi con due righe del testo Una somma di piccole cose di Niccolò Fabi che da giorni mi ronza in testa: “abbiamo due soluzioni: un bell’asteroide e si riparte da zero oppure una somma di piccole cose, una somma di passi che arrivano a cento.”

Annabella Muraca


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