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BEAU HA PAURA di Ari Aster – la recensione

“Beau ha paura”, in sala dal 27 aprile.

BEAU HA PAURA di Ari Aster – la recensione.

 

L’ultimo film di Ari Aster è un’opera altamente pericolosa, ambiziosa e perfettamente riuscita.

“Beau ha paura”…. E Fa paura. Fa paura perché dirompe crudelmente nelle voragini umane incicatrizzabili.
Il regista si serve di sceneggiatura e soluzioni di montaggio egregie, rimandando coerentemente alla sua filmografia precedente.
Tre ore di narrazione disturbante, che martellano la mente dello spettatore senza tregua.
Un’opera che divide la critica; c’è chi la acclama, chi la distrugge, ma senz’altro risulta essere un progetto finemente determinato.

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Ma che vi aspettavate da Ari Aster?
Che vi facesse una carezza? Proprio lui? Immenso torturatore terapeutico di emozioni.
“Beau fa paura” mette in scena propriamente questo, la sana tortura delle emozioni, perpetrate dalle reminiscenze, dalle paure demoniache, incurabili e dalle lacune esistenziali che procacciano nutrimento dall’oscurità dell’incubo della realtà, dalle ansie e dalla depressione che soffoca.
La mente è postribolo di insicurezze, che si ramificano intorno alle stesse, di chi ci ha messo al mondo, cresciuto e curato.
Questo film è enorme, dannatamente complesso; e la sua complessità ne fa un capolavoro. L’interpretazione di Joaquin Phoenix è memorabile, e restituisce magistralmente, tutto il male di vivere, della violenza, della disperazione e della paranoia di uno scenario contemporaneo, spaventosamente sconfortante.

Un elemento intellettualmente raffinato, e che ricopre un aspetto di rilevanza salvifica e macabra al contempo, è l’acqua; Ari Aster ne fa un uso ossessivo, compulsivo, paranoico, esattamente come lo stato in cui versa il protagonista. Acqua, acqua, acqua! Acqua presente fin dai primi gemiti di vita, al sogno angosciante della vasca, che riaffiora costantemente nella psiche di Beau, all’uso di psicofarmaci da assumere necessariamente con l’acqua, all’acquario che viene fissato morbosamente nella stanza dello psicanalista, fino al giudizio conclusivo su di una piccola barca.. l’acqua, l’acqua, l’acqua… elemento di sopravvivenza e di annegamento.
“Beau ha paura”, in sala dal 27 aprile.

BEAU HA PAURA di Ari Aster

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