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La beatificazione di Armida Barelli e Don Mario Ciceri domani nel Duomo di Milano, in diretta dalle ore 10

Sabato 30 aprile, alle 10, nel corso di una Messa solenne in Duomo, saranno proclamati beati Armida Barelli e don Mario Ciceri, due figure che con l’attività di apostolato e l’impegno culturale ed educativo hanno lasciato un segno profondo nella storia della Chiesa ambrosiana e del mondo cattolico italiano.
Presiederà la Messa per la doppia beatificazione, in rappresentanza di papa Francesco, il cardinale Marcello Semeraro. Tra i concelebranti l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini.
La celebrazione sarà trasmessa in diretta e sarà preceduta, a partire dalle 9, da un momento di preghiera per aiutare i presenti a entrare in un clima di raccoglimento.

LA DIRETTA DELLA BEATIFICAZIONE SABATO 30 DALLE ORE 9

Armida Barelli nasce il 1° dicembre 1882 a Milano da una famiglia borghese, studia in un collegio svizzero. Tornata a Milano, si dedica ai ragazzi abbandonati e poveri, collaborando con Rita Tonoli, che fonderà poi un istituto dedito all’assistenza di tali ragazzi e che la mette in contatto con padre Agostino Gemelli, appena convertito. L’incontro con il frate segna per lei l’inizio di una collaborazione che durerà tutta la vita: Azione cattolica, Istituto Secolare Missionarie della Regalità, Università cattolica del Sacro Cuore, Opera della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo.
Nel 1918 fonda la Gioventù femminile cattolica milanese, chiamata a tale incarico dal card. Ferrari che, dinanzi alla propaganda marxista, vede l’urgenza di una formazione delle giovani, per testimoniare con la vita il battesimo ricevuto. La Barelli si sente inadeguata per tale compito, ma dinanzi all’urgenza che le viene fatta notare, accetta.
Diventa la Sorella maggiore di un gruppo di giovani che dalle parrocchie milanesi si ritrovano in vescovado ad approfondire problemi teologici e sociali per controbattere la propaganda marxista.
L’esperienza positiva di Milano spinge il papa Benedetto XV ad affidarle lo stesso compito per tutte le diocesi italiane. Ancora una volta, la Barelli vorrebbe non accettare l’incarico, ma alle sue resistenze e al desiderio di partire come missionaria, il Papa risponde: «La sua missione è l’Italia», e la invia «non come maestra tra allieve, ma come sorella tra sorelle», perché le giovani prendano coscienza del loro essere cristiane e riscoprano la loro dignità di donne.
Siamo nel 1918, e la Barelli inizia il suo primo giro lungo la penisola per chiamare a raccolta le giovani, che rispondono con entusiasmo. Propone loro un cammino esigente e difficile: andare contro corrente, grazie all’impegno personale della formazione e alla vita di gruppo, avendo come fondamento un trinomio: eucaristia, apostolato, eroismo, che segnerà la vita di tante giovani donne.
Nel 1919, insieme a padre Gemelli, fonda l’Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo e con lui anche l’Opera della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo per la diffusione della liturgia. Fonda case di spiritualità nei più importanti luoghi francescani e promuove una vasta opera di formazione spirituale e di discernimento vocazionale.
Nel 1921 fa parte del gruppo dei fondatori dell’Università cattolica del Sacro Cuore, fermamente convinta di intitolarla al Sacro Cuore e ne diventa indispensabile “cassiera”. Accompagna con straordinaria efficacia tutte le fasi di sviluppo dell’Ateneo per i primi trent’anni contribuendo, soprattutto con l’annuale Giornata per l’Università cattolica a mobilitare i cattolici italiani.
Organizza convegni, pellegrinaggi, settimane della purezza, settimane sociali e attività per le missioni.
Partecipa ai congressi internazionali della Gf ed è sempre aperta ad accogliere quanto di nuovo può venire dalle esperienze di altri Paesi e può essere trasferito nella realtà italiana, segnata dal regime fascista che lei considera incompatibile con la formazione della Gf. Al crollo del regime, continua un’opera preziosa per l’inserimento nella vita politica delle donne chiamate a votare per la prima volta.
La sua apertura al mondo che la circonda, oggi diremmo ai segni dei tempi, è straordinaria, perché nasce dalla sua vita mistica che le fa cogliere le grandi potenzialità della fede e della missione della Chiesa. Fu determinante e concreto il sostegno della Gf per l’Istituto Benedetto XV in Cina, da cui nacque una congregazione religiosa femminile cinese, attualmente operante.
La sua spiritualità, fondamentalmente francescana, si arricchisce di altri tipi di spiritualità presenti nell’Ac che, come tale, si nutre della spiritualità battesimale comune a tutti i fedeli. Questo spiega come nella Gf siano nate vocazioni religiose di diverso tipo e il matrimonio sia stato vissuto come una autentica vocazione. Dalla radicalità evangelica battesimale vengono le tante testimoni di santità della Gf (alcune già riconosciute ufficialmente come tali dalla Chiesa): giovani donne che hanno seguito eroicamente Cristo sulle strade del mondo.
Nel 1946, Armida viene nominata vice presidente generale dell’Azione cattolica da Pio XII. Nel 1949, si ammala di paralisi bulbare, che la porterà alla morte. Scrive: “Accetto la morte, quella qualsiasi che il Signore vorrà, in piena adesione al volere divino”.
Muore il 15 agosto 1952 a Marzio (Varese)
È sepolta dal 1953 nella cripta della cappella dell’Università cattolica del Sacro Cuore a Milano.

 

Don Mario Ciceri, nato nell’attuale Veduggio con Colzano l’8 settembre 1900, manifestò ai genitori di voler diventare sacerdote quando aveva circa otto anni. Il suo ideale, maturato osservando come chierichetto il suo parroco, don Carlo Maria Colombo, si consolidò negli anni della formazione, svolta nelle sedi del Seminario diocesano di Milano, dopo un anno al Collegio Gervasoni di Valnegra, dove venivano accolti i ragazzi poveri orientati al sacerdozio. Fu ordinato sacerdote il 14 giugno 1924 e subito destinato alla parrocchia di Sant’Antonino Martire a Sulbiate, più precisamente, nella frazione di Brentana.
La sua preoccupazione maggiore era per i giovani: promosse l’Azione Cattolica, li invitava a partecipare a ritiri ed esercizi spirituali, lavorava con le sue mani per rendere l’oratorio un luogo accogliente. Anche i malati, specie i più poveri, ricevevano le sue cure. Negli anni della seconda guerra mondiale, contribuì a far sentire meno lontani da casa i giovani militari tramite il bollettino Voce Amica. Don Giovanni Barbareschi l’ha annoverato nel suo libro Memoria di sacerdoti “ribelli per amore” perché accoglieva e trovava rifugio a quanti erano in fuga per motivi politici, senza preoccuparsi della propria incolumità e rischiando anche l’arresto. Non volle accettare altri incarichi, per continuare ad aiutare la gente di Sulbiate e dei paesi vicini.
Il 9 febbraio 1945, mentre viaggiava in bicicletta di ritorno da Verderio Inferiore, dov’era andato per aiutare nelle confessioni, don Mario fu investito da un biroccio, ovvero da un calesse. Fu soccorso molto tempo dopo e portato in ospedale. Mentre i suoi giovani facevano a gara per donargli il proprio sangue, lui dichiarava di offrire la propria vita per la fine della guerra. Morì il 4 aprile 1945, sacerdote da quasi ventuno anni.
La comunità parrocchiale di Brentana di Sulbiate, ora parte della Comunità pastorale Regina degli Apostoli, è sempre stata convinta dell’esemplarità del suo antico viceparroco. La sua fama di santità e i suoi ideali sono stati portati avanti dall’Associazione Don Mario Ciceri Onlus, che affianca al volontariato la diffusione della sua vicenda, tanto da essersi resa attore della sua causa di beatificazione e canonizzazione. Il processo diocesano si è svolto tra il 13 settembre 2003 e il 14 maggio 2004, mentre il decreto sull’eroicità delle virtù risale al 1° dicembre 2016.
Il decreto sul miracolo era da tempo atteso, e nella parrocchia di Sant’Antonino è stato salutato con le campane a festa. Il fatto riguarda Raffaella Di Grigoli, all’epoca una bambina di sette anni. Il 16 settembre 1975 fu ricoverata all’ospedale Valduce di Como, oggi tra quelli in prima linea per la lotta al Coronavirus, dove le venne diagnosticato un “dolicosigma”, ossia un allungamento fuori norma del colon. Due interventi chirurgici in rapida successione non risolsero la sua situazione, tanto che il 30 ottobre 1975 le fu amministrata la Cresima in articulo mortis. Quando neanche un terzo intervento sembrava avere esito positivo, la zia della bambina pensò di ricorrere all’intercessione di don Mario. Informò del caso la sorella del sacerdote, che consegnò alla famiglia un foulard a lui appartenuto. La madre di Raffaella lo posò più volte sul suo corpo, accompagnando il gesto con le sue preghiere, alle quali si unì tutta la famiglia. Il quadro clinico migliorò, tanto che Raffaella fu dimessa il 4 febbraio 1976 e, nel 2005, divenne a sua volta madre di una bambina.

Articolo di Lorenzo Chiaro

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