fbpx

“Aspettando Godot” in tournée in Cina, in scena al Wuzhen Theatre Festival il 20 e il 21 ottobre

Con la regia del maestro greco Theodoros Terzopoulos

“Aspettando Godot” in tournée in Cina, in scena al Wuzhen Theatre Festival il 20 e il 21 ottobre.

Dopo il debutto a gennaio 2023 al Teatro Storchi di Modena e una lunga tournée italiana, il capolavoro di Samuel Beckett Aspettando Godot con la regia del maestro greco Theodoros Terzopoulos, il 20 e il 21 ottobre sarà ospite, grazie al sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura in Cina, in uno dei più importanti festival cinesi in Asia: il Wuzhen Theatre Festival, co-fondato da Chen Xianghong, Huang Lei, Stan Lai e Meng Jinghui, e organizzato da Culture Wuzhen Co., Ltd.

Il grande classico beckettiano, nelle mani esperte di Terzopoulos, si trasforma in una lente per decifrare l’Altro. Sul palco, un cast d’eccezione: Paolo Musio, Stefano Randisi, Enzo Vetrano, e i giovani Giulio Germano Cervi e Rocco Ancarola. Le musiche sono firmate dal compositore greco Panayiotis Velianitis.

Una produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale e Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, in collaborazione con Attis Theatre Company.

Segui La Milano sul nostro canale Whatsapp

Aspettando Godot è fra i drammi che hanno maggiormente segnato la storia del teatro novecentesco: scritto da Beckett alla fine degli anni Quaranta, pubblicato in lingua francese nel 1952 e andato in scena per la prima volta al Theatre de Babylone di Parigi il 5 gennaio 1953, si tratta di uno dei testi più celebri del “teatro dell’assurdo”, che ruota attorno al dialogo sterile fra due personaggi sospesi nella condizione dell’attesa.

Con la sua cifra stilistica, Terzopoulos crea un vivo dialogo tra la contemporaneità e il dramma beckettiano, trattato come una lente per leggere e interpretare il presente, tra le sue profonde contraddizioni e le tragiche derive. Nella sua versione, la vicenda è ambientata in un mondo in rovina, in un futuro molto prossimo in cui tutte le ferite attuali e passate appaiono acuite. In questo contesto, si apre l’interrogativo su quali siano le condizioni minime per pensare a una vita che valga la pena di essere vissuta.

«La nostra rappresentazione di Aspettando Godot è ambientata sulle “rovine del mondo”, in un futuro più o meno vicino a noi, dove tutte le ferite del presente e del passato saranno tenute aperte. Lo stesso vale per le aspettativecommenta Terzopoulos –. A questo limite dell’esistenza umana, quali sono le condizioni minime possibili per far ripartire la vita, una vita che valga la pena di essere vissuta? In Aspettando Godot ci sono due possibili risposte e lì intendiamo sostenere il nostro lavoro: la prima è lo sforzo di comunicare e coesistere con l’Altro, colui che ci sta di fronte, nonostante gli ostacoli, anche quando questi sembrano formidabili! Il secondo è lo sforzo di comunicare con l’Altro dentro di noi, questa zona imperscrutabile e oscura di desideri e paure represse, di sensi e istinti dimenticati, la regione dell’animale e del divino, dove nascono la follia e il sogno, il delirio e l’incubo. Questo è il viaggio che cercheremo di fare: verso l’Altro dentro di noi e verso l’Altro fuori, opposto, lontano da noi. Questo è il viaggio che cerchiamo di fare ogni giorno. In attesa di cosa? La redenzione della vita dalle catene della morte? L’incontro con l’Umano, la fine di ogni umiliazione dell’umano da parte dell’umano? Il Nulla o l’Attesa, come dice Beckett in modo derisorio? Ma c’è un altro modo di immaginare l’umano emancipato, senza abbattere i muri che separano questo “dentro” da questo “fuori”?».

Theodoros Terzopoulos, foto di Luca Del Pia
Theodoros Terzopoulos, foto di Luca Del Pia

Riproduzione riservata © Copyright La Milano

×