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Milano, Finanza green, un’avanzata inarrestabile

Nell’ultimo quinquennio, la dimensione degli investimenti classificati come “sostenibili” è passata da meno di 23.000 miliardi di dollari a oltre 35.000 miliardi a livello mondiale, vale a dire più di un terzo circa del risparmio globale. I dati del nuovo numero di Osservatorio Monetario dell’Università Cattolica

Milano, Finanza green, un’avanzata inarrestabile.

L’avanzata della finanza green non si arresta. Nell’ultimo quinquennio, la dimensione degli investimenti classificati come “sostenibili” è passata da meno di 23.000 miliardi di dollari a oltre 35.000 miliardi a livello mondiale, vale a dire più di un terzo circa del risparmio globale. L’Europa è leader in questo settore, sia per i volumi trattati sia per le regole sviluppate dalle autorità. Non solo. C’è spazio per un’ulteriore crescita.

Infatti, gli investitori istituzionali che hanno uno specifico e dichiarato interesse a considerare i rischi socio-ambientali in un’ottica di lungo periodo sono oltre 3.700, con attivi in gestione per quasi 120 mila miliardi di dollari.

A scattare una fotografia del settore è il nuovo numero dell’Osservatorio Monetario (1/2022), dal titolo “Il sistema finanziario quale motore della sostenibilità”, presentato giovedì 24 marzo nell’ambito di un evento dedicato al tema e realizzato dal Laboratorio di Analisi Monetaria (Lam) dell’Università Cattolica, in collaborazione con l’Associazione per lo sviluppo degli studi di banca e borsa (Assbb).

«La finanza può dare un apporto notevole alla transizione verso una economia più sostenibile», spiega Angelo Baglioni, direttore di Osservatorio Monetario, nonché professore di Politica monetaria nella facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Inoltre, continua il docente, «la sostenibilità è diventato un tema sempre più importante al centro del dibattito di policy.

Lo è diventato ancora di più con la guerra in Ucraina perché la necessità di sviluppare energie alternative, come le rinnovabili, fa parte della strategia per renderci più indipendenti come approvvigionamenti energetici e dipendere meno dalle importazioni da altri Paesi come la Russia».

Al centro del rapporto lo sviluppo dei prodotti finanziari di carattere sostenibile, come fondi comuni e green bond. In particolare, il mercato di questi ultimi si è sviluppato grazie al beneficio reputazionale che essi arrecano agli emittenti e al minore costo del finanziamento tramite questi strumenti rispetto alle altre obbligazioni (greenium).

Per gli emittenti privati, la certificazione da parte di un ente terzo e indipendente è cruciale per ottenere il greenium, sfruttando così le preferenze degli investitori verso attività finanziarie “verdi”. I fondi di investimento ESG rappresentano la componente più rilevante della finanza sostenibile. Essi sono classificabili come “generalisti” o tematici a seconda del grado di connessione dei loro attivi con la produzione di impatto socio-ambientale.

I fondi tematici sono ancora poco numerosi e la loro evoluzione è recente. I restanti, invece, rappresentano una quota molto rilevante dell’intera finanza sostenibile (circa 25 mila miliardi di dollari). In generale, rispetto agli altri fondi, il loro vantaggio consiste non tanto nella performance di rendimento quanto nella minore volatilità, ottenuta anche grazie alla maggiore stabilità dei flussi, soprattutto nei momenti di crisi (come quella dovuta al Covid-19).

Non solo prodotti finanziari. L’Osservatorio Monetario dà ampio spazio anche al tema della regolamentazione europea, con un focus sulla Tassonomia delle attività sostenibili, introdotta dal Regolamento UE 2020/852 con l’obiettivo di indirizzare gli investimenti finanziari verso quelle attività economiche che possono contribuire alla transizione verso una economia “carbon free”.
Un provvedimento che, definendo le attività eco-sostenibili attraverso criteri e requisiti da rispettare, avrà un impatto significativo sui soggetti obbligati alla disclosure di sostenibilità.

Ora, tra le attività individuate dalla Tassonomia come eco-sostenibili, rientrano in larga parte le aziende operanti nel mondo delle utilities: produzione e distribuzione di energia elettrica e di gas, gestione dei rifiuti, servizi idrici. Esse presenteranno nei prossimi anni un fabbisogno di investimenti, eleggibili a fini tassonomici, ingente: 76 miliardi di euro da oggi al 2025, che diventano 175 miliardi al 2030 (solo per l’Italia).

Questo fabbisogno rappresenta una notevole opportunità per il settore finanziario, chiamato a dare un forte contributo allo sviluppo dei servizi pubblici locali.
Tra i relatori alla presentazione, Nazzareno Gregori, presidente Assbb, i docenti dell’Università Cattolica Alfonso Del Giudice, Alberto Floreani, Milena Migliavacca, Samir Traini, REF Ricerche, e Maria Paola Toschi, JP Morgan Asset Management.

Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
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