Agrigento, sbarco del 25 gennaio in cui persero la vita 7 persone: arrestato il presunto scafista

Agrigento, sbarco del 25 gennaio in cui persero la vita 7 persone: arrestato il presunto scafista.

La Polizia di Stato, nella serata di ieri, ha eseguito un fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Agrigento, a firma dei Sostituti Procuratori Gloria Andreoli e Paola Vetro, nei confronti di un soggetto egiziano ritenuto responsabile di gravi delitti in tema d’immigrazione clandestina.

La Squadra Mobile ha svolto un’intensa attività investigativa che ha permesso di identificare il fermato quale presunto scafista dell’imbarcazione che il 25 gennaio 2022 ha trasportato nel territorio italiano 287 cittadini extracomunitari irregolari, prevalentemente di origine bengalese, conducendoli dalle coste libiche verso le acque territoriali italiane. La traversata, effettuata a bordo di un sovraffollato barcone di circa 16 mt aveva esposto i migranti a grave pericolo di vita, tant’è che sette bengalesi, a causa delle disumane condizioni di viaggio, avevano perso la vita per ipotermia.

Al fermato è stato quindi contestato anche il reato di morte come conseguenza di altro delitto; le vittime erano state identificate grazie ad un eccezionale lavoro sinergico tra la Squadra Mobile ed il Consolato bengalese.

Le risultanze investigative sono state trasmesse alla Procura della Repubblica di Agrigento, diretta da Luigi Patronaggio, che ritenendo assolutamente robusto il quadro indiziario raccolto attraverso le testimonianze dei migranti superstiti, ha emesso il provvedimento di fermo nei confronti dell’indagato, un trentottenne nei cui confronti era stata già emessa una condanna definitiva, per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, commesso nel settembre del 2011 a Pozzallo.

Contestualmente, i poliziotti della Squadra Mobile hanno eseguito due ordini di carcerazione nei confronti di altrettanti cittadini tunisini, giunti irregolarmente nel territorio dello Stato, il primo condannato per i reati di violenza sessuale, atti persecutori, minacce; l’altro per falso contro la fede pubblica.

Dopo le formalità di rito, i soggetti sono stati condotti in carcere ad Agrigento.

Il fermato è stato posto a disposizione dell’A.G. per la convalida e per l’accertamento delle eventuali responsabilità penali; i condannati per l’espiazione della pena definitiva.

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