Bologna, inaugurazione della mostra Libia 1911-1912

14 ottobre

Bologna, inaugurazione della mostra Libia 1911-1912.

La mostra-dossier Libia 1911-1912. Colonialismo e collezionismo, promossa dal Museo civico del Risorgimento di Bologna dal 15 ottobre al 10 dicembre 2022, contribuisce a riproporre all’attenzione del pubblico, nella ricorrenza del 110° anniversario, uno dei momenti storici di maggiore interesse della storia nazionale quale fu la guerra italo-turca del 1911-1912, primo conflitto militare “moderno” – per concezione, armi e mezzi impiegati – combattuto dal Regno d’Italia contro l‘Impero ottomano per conquistare le regioni nordafricane della Tripolitania e della Cirenaica.

L’eccezionalità dell’evento espositivo, curato da Luca Villa con la collaborazione di Mirtide Gavelli e Otello Sangiorgi, consente di entrare in contatto con vicende belliche che determinarono l’espansione coloniale italiana fino alla fine della seconda guerra mondiale e permette di conoscere le traiettorie del collezionismo coloniale in Italia e in Europa, proponendosi di valorizzare con specifico riferimento la rilevanza del contributo operato da cittadini bolognesi. La conferenza stampa di presentazione avrà luogo alle ore 18 del giorno 14 ottobre 2022.

Il contesto storico-culturale di questo importante episodio del colonialismo italiano post-unitario in Africa, a seguito delle prime campagne d’Africa in Abissinia condotte nel 1895-1896, viene ricostruito a partire da un’inedita prospettiva documentaria attraverso la presentazione di due nuclei collezionisti del Museo civico del Risorgimento raramente esposti in precedenza: le fotografie e gli oggetti, in larga parte di uso militare e di uso comune della popolazione libica, raccolti dai membri della 47° Ambulanza della Croce Rossa di Bologna al termine di battaglie sostenute con l’esercito turco-ottomano e le truppe di volontari che contrastarono l’avanzata italiana, e i materiali eterogenei che il “corrispondente-collezionista” Carlo Mazzetti, agente consolare bolognese vissuto per oltre cinquant’anni in Egitto, inviò a più riprese, tra il 1864 e il 1891, in donazione al Municipio della città natale, che si trovano in deposito presso il Museo Civico Medievale.
Si tratta di repertori il cui valore, al di là dell’intrinseco interesse di fonti storiche ed etnografiche dei singoli pezzi, va riconosciuto nelle molteplici narrazioni che si prestano a riverberare, utili per comprendere le ragioni e il gusto dell’atteggiamento collezionistico. Nel primo caso, l’intuizione che mosse Antonio Modoni, presidente del Comitato di Bologna della Croce Rossa Italiana, alla necessità di documentare le testimonianze materiali relative alla mobilitazione militare italiana al prorompere della guerra il 29 settembre 1911, nel secondo l’evoluzione tardo-ottocentesca degli stilemi e delle costruzioni ideologiche, estetiche e di senso, del collezionismo museale: dalle raccolte atte a descrivere il mondo conosciuto attraverso i viaggi compiuti durante la propria vita, tema che riflette ancora il gusto settecentesco del collezionismo aristocratico, alle raccolte riferite a eventi storici circoscritti, nella fattispecie alla penetrazione coloniale britannica nell’Alto Egitto e in Sudan, che nella prospettiva odierna possono essere declinati nel più ampio scenario del collezionismo coloniale e bellico.

Per una più ampia comprensione delle vicende belliche, oltre alle numerose fotografie conservate nella raccolta libica della Croce Rossa di Bologna l’allestimento è arricchito da fondi fotografici acquisiti dal Museo civico del Risorgimento nei decenni successivi al conflitto ufficialmente concluso con il Trattato firmato a Losanna il 18 ottobre 1912, grazie a donazioni effettuate da cittadini che hanno così contribuito ad accrescerne il patrimonio documentale. Tra questi vanno menzionati almeno il fondo archivistico del Generale Ing. Lodovico Marinelli (1852-1941), già direttore territoriale alla Direzione del Genio di Bologna, e la raccolta delle sorelle Ida e Teresa Folli, che svolsero una notevole attività di madrinato per l’assistenza e la propaganda interna durante la prima guerra mondiale e intrattennero corrispondenza con alcuni soldati che si trovavano al fronte. Le raccolte fotografiche, in special modo i nuclei minori, testimoniano un aspetto peculiare della narrazione illustrata riferita alla Guerra di Libia, ovvero l’utilizzo di macchine fotografiche da parte dei militari coinvolti nel conflitto. Ciò assume una particolare rilevanza nella descrizione degli eventi bellici, poiché le stampe giunte fino a noi rivelano l’interesse di ogni militare a raccontare la propria personale esperienza di vita nel contesto della guerra, ponendo al centro del racconto la dimensione umana e psicologica. Le acquisizioni così ottenute permettono dunque di ricostruire prospettive disgiunte, se non alternative, alla narrazione dei coevi media coinvolti nel racconto bellico e ne garantiscono una visione più realistica rispetto all’approccio propagandistico nazionalista che sovente i giornali trasmettevano alla popolazione italiana avida di notizie.

 

Le più recenti ricerche sulla guerra italo-turca del 1911-1912 hanno evidenziato come fotografia e cinematografia contribuirono per la prima volta nella storia del nostro paese a creare una narrazione a più livelli di questo conflitto e come il connubio testo-immagini orientò in maniera determinante l’opinione pubblica italiana. Nel clima di modernità favorito dal progresso della tecnica con la diffusione di dispositivi più leggeri ed economici e una migliore riproduzione qualitativa dell’immagine, la fotografia e la cinematografia acquisirono un ruolo fondamentale nell’illustrare gli avvenimenti militari italiani per la loro ricchezza visiva proveniente direttamente dal teatro di guerra. Sostituendo i disegni e le incisioni di cui fino ad allora si erano avvalsi i giornali dell’epoca, i nuovi linguaggi riscossero forte interesse per la capacità di rappresentare efficacemente luoghi, persone e cose lontani, fino ad allora avvolti in un’aura di avventura e mistero.
Per l’Italia la campagna coloniale in Libia fu la prima guerra raccontata dal cinema, grazie ad uno stuolo di cineoperatori chiamati a mostrare in patria i gloriosi accadimenti che vedevano protagonista l’esercito italiano. Tra il 1911 e il 1912 tutte le principali case di produzione italiane si impegnarono nel sostenere le ragioni dell’intervento militare, realizzando vari tipi di film che più o meno esplicitamente legittimavano la guerra in corso. La mostra presenta due esempi di documentario bellico (uno dei primi della nostra storia militare) provenienti dall’archivio della Cineteca di Bologna. La Guerra di Libia: le linee italiane tra Bu-Meliana e Sidi-Messri (Italia/1911, 5’) assembla riprese con varie scene: osservatorio di una batteria nell’oasi, trincea e lavori di difesa nella zona fra Bu-Meliana e Sidi-Messri, casa agricola occupata dai nostri soldati dopo un bombardamento, imbarco di prigionieri libici. In Tripoli (Italia/1912, 5’) la città da poco conquistata dall’esercito italiano viene filmata nei suoi scorci suggestivi. Il film è impreziosito da raffinati effetti fotografici. Si vedono vari scorci della città, il porto, strade trafficate con gente a piedi e animali, moschee con tetto a cupola, tende di nomadi, un minareto, e un tramonto conclusivo.

 

in appendice al progetto espositivo del Museo civico del Risorgimento, per l’intero periodo di apertura presso la Biblioteca di Medicina (Palazzo della Comunità – Via Pillio 1) sono esposti documenti riguardanti Antonio Modoni e l’operato della Croce Rossa Italiana provenienti dall’Archivio storico comunale.

Video: Libia 1911-1912. Colonialismo e collezionismo (parte 1)

 

Video: Libia 1911-1912. Colonialismo e collezionismo (parte 2)

Bologna, inaugurazione della mostra Libia 1911-1912

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