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Campobasso, sabato 28 gennaio doppio appuntamento al Teatro Savoia con lo spettacolo “Ad Auschwitz c’era un’orchestra femminile”

Felice: «La musica sarà in grado di spiegare ai ragazzi anche quello che le parole spesso non riescono a dire»

Campobasso, sabato 28 gennaio doppio appuntamento al Teatro Savoia con lo spettacolo “Ad Auschwitz c’era un’orchestra femminile”.

Per mantenere viva la Memoria della Shoah nelle nuove generazioni, l’Amministrazione comunale di Campobasso, in collaborazione con l’Associazione Amici della Musica Walter De Angelis, il 28 gennaio, alle ore 11.30, ha inteso invitare allo spettacolo teatrale e musicale “𝐀𝐝 𝐀𝐮𝐬𝐜𝐡𝐰𝐢𝐭𝐳 𝐜’𝐞𝐫𝐚 𝐮𝐧’𝐨𝐫𝐜𝐡𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐥𝐞” tutti gli alunni delle classi terze delle scuole secondarie di primo grado della città.

«Inviteremo gli alunni presenti a fornirci un feedback sulle sensazioni, sulle emozioni e sui sentimenti che questa rappresentazione siamo certi susciteranno in loro – ha dichiarato l’assessore alla Cultura, Paola Felice -. La musica che a tratti sottolinea gli stati d’animo delle protagoniste e a tratti rappresenta le “richieste” musicali fatte loro da parte degli ufficiali tedeschi, sarà in grado di spiegare ai ragazzi anche quello che le parole spesso non riescono a dire. Ringrazio personalmente la Direttrice Artistica dell’Associazione Amici della Musica Walter De Angelis di Campobasso, Antonella de Angelis, per l’impegno e la dedizione a questa iniziativa».

La pièce narra dell’esperienza della pianista, compositrice e cantante ebrea francese Fania Fénelon, deportata ad Auschwitz nel gennaio del ’44, che entrò a far parte dell’unica orchestra femminile mai esistita in tutti i campi di concentramento della Germania e dei territori occupati. Erano in 47 le signore dell’orchestra, come Fania racconterà nel suo diario “Ad Auschwitz c’era un’orchestra”, scritto molto più tardi, dopo la sua liberazione. Provenienti da ogni parte, ficcate in uno spazio ristretto, una vecchia baracca vicino alle ferrovia nel punto in cui arrivavano i convogli di deportati, le orchestrali erano costrette a prove estenuanti per potere suonare dignitosamente, perché solo così sarebbero state risparmiate alla selezione per la camera a gas.

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