L’Inter stecca a San Siro: con il Toro è 2-2 dopo un primo tempo tutto nerazzurro. E la piazza mugugna

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Handanovic o Spalletti? Ma qualcuno ci mette anche il capitano, Mauro Icardi.

Vecchi vizi e antichi fantasmi popolano il giorno dopo Inter-Torino. Il pareggio al debutto stagionale nella Scala del calcio, dopo la sconfitta con il Sassuolo, lascia l’amaro in bocca ai tifosi di una piazza già pronta ‘a riveder le stelle’ dopo un bel pre-campionato e una campagna acquisti spumeggiante anche senza il sogno Modric o l’arrivo di Vidal. Così lunedì, mentre la squadra era al lavoro agli ordini di mister Spalletti, saltando il giorno di riposo, al bar sport della Madonnina i bauscia si sono interrogati sul perché di una falsa partenza e sul banco degli imputati sono saliti il portiere, autore di due mezze incertezze (o una papera e una incertezza…) e l’allenatore, già l’anno scorso a volte criticato per la gestione dei cambi.

L’ingresso ormai agli sgoccioli di Lautaro Martinez, un Handa sicuramente non in uno dei suoi giorni di gloria (ma quante partite ha salvato nella scorsa stagione?) e un Icardi non decisivo nei momenti difficili gli argomenti più dibattuti. Sono bastate due giornate per mettere l’allenatore dell’impresa di Roma, che ha portato di nuovo il biscione, dopo un lungo purgatorio, alle porte dell’Europa che conta, sul banco degli imputati. E con lui ci è salito anche il capocannoniere dello scorso campionato, autore del bell’assist sul primo gol di Perisic. Per non parlare di Handanovic, da salvatore della patria a Karius qualunque. A dare pathos alla giornata ci ha pensato pure Sandro Mazzola, critico con l’allenatore e la squadra, soprattutto per la mancanza di mentalità. La verità, come spesso avviene, ha tante facce.

Non è tutto da buttare nel 2-2 di domenica sera. Un primo tempo da dominatori e un secondo da rimontati, deciso da un episodio, quello dell’uscita sbagliata di Handanovic sul primo gol, segnato dal Gallo Belotti al 10’ della ripresa, che ha messo in luce problemi di mentalità di una squadra che deve essere ancora forgiata. Se è vero che il Gallo ha creato i presupposti per il pareggio di Meitè al 23’ e messo sulle gambe l’Inter, c’è anche un calo di condizione di alcune pedine importanti, iniziato ben prima della segnatura, a spiegare l’esito della partita. Il doppio vantaggio, al 6’ con un bel fulmine di Perisic su assist di Icardi dalla fascia (anche questa è una notizia interessante) e colpo di testa di De Vrij al 32’, su punizione pennellata da Politano, aveva illuso tifosi e, probabilmente, squadra.

Niente ombre nel primo tempo, buon gioco e tanti segnali positivi, a partire da Perisic e Politano. Poteva anche finire con un punteggio più rotondo e probabilmente è mancato il colpo del ko, a voler cercare il pelo nell’uovo. Poi un secondo tempo con il Toro a mettere il biscione alle corde. Alla fine un pareggio giusto, che poteva trasformarsi in frittata, ma anche regalare un’incredibile ri-rimonta all’Inter. Gli episodi, si sa, sono il sale del calcio e ora la pazza Inter si ritrova con un solo punticino. Radja Nainggolan deve ancora toccare palla, i reduci dal Mondiale lottano per trovare la condizione, il cantiere è aperto. Non è il caso di fare tragedie, ma i punti persi pesano, ogni giorno di più, in una piazza che scotta. La trasferta di sabato a Bologna diventa già gara con un solo risultato possibile e la seconda a San Siro, con il Parma, un altro match da 2 fisso. E non può che essere così se ti chiami Inter. Intanto dalla Pinetina sembrano arrivare notizie incoraggianti per Vrsalijko e Asamoah, usciti acciaccati dalla gara di domenica: a Bologna dovrebbero esserci. Corri e lotta pazza Inter.

Articolo di Claudio Primavesi


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