NEGLI APPALTI PUBBLICI DI MILANO PIÙ SICUREZZA E LEGALITÀ

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Nell’incontro del 19 Febbraio fra i rappresentanti del comune di Milano e le associazioni sindacali CGIL, CISL e UIL è stato firmato un nuovo protocollo riguardante gli appalti pubblici finalizzato a tutelare i lavoratori, la legalità e una libera e corretta concorrenza.

Sono interessati da questo protocollo tutti quegli appalti pubblici in campo di lavori, servizi e forniture. L’obiettivo principale è quello di tutelare il principio basilare del mercato della concorrenza leale. Il comune di Milano si impegna quindi a usare come principale criterio per selezionare i vincitori degli appalti pubblici quello della migliore offerta: ovvero la proposta economicamente più vantaggiosa, ma premiando chi garantirà qualità e rispetto dei lavoratori.

Il rispetto per i lavoratori si articola in più punti esplicitamente menzionati nel protocollo: verranno premiati coloro che garantiscono condizioni economiche adeguate per i lavoratori e coloro che garantiranno le migliori condizioni di sicurezza sul posto di lavoro; il vincitore dell’appalto dovrà anche garantire ai dipendenti condizioni retributive e normative non peggiori rispetto a quelle preesistenti. Viene inoltre posto l’obbligo della clausola sociale: ovvero nel caso in cui l’appalto venisse riassegnato o subentrassero nuove imprese rispetto a quelle originariamente aggiudicate dall’appalto esse avranno l’obbligo di mantenere il posto dei lavoratori precedentemente impiegati nello stesso.

Affinché sia garantita la concorrenza leale il comune di Milano, in qualità di soggetto appaltante, pone fra i suoi criteri di scelta, oltre all’offerta economicamente più vantaggiosa, la selezione dei fornitori: verrà quindi attribuita all’offerta economica un’importanza del 30% nel complessivo iter di assegnazione dell’appalto. Viene inoltre stilato dal comune di Milano un registro con elenchi di appaltatori, fornitori, imprese ed esecutori che abbiano segnalazioni di pregressi impieghi di manodopera con modalità irregolari o con precedenti di illeciti nell’intermediazione per il reclutamento di personale.

Articolo di Daniel Bidussa


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