Monza, una targa in piazza San Paolo per le vittime di Bava Beccaris, che sparò coi cannoni sulla folla nel 1898

Il Vicesindaco Villa: "Rivolgiamo un pensiero a chi subì la repressione di Stato allora e a chi oggi nel mondo continua a subirla"

Monza, tra il 6 e il 9 maggio di 123 anni fa Milano fu teatro di una sollevazione popolare contro l’aumento del costo del grano – e quindi del pane – decisa dal Regno d’Italia. La repressione del Governo fu immediata e violenta: i soldati del generale Fiorenzo Bava Beccaris spararono contro le donne, gli uomini, gli anziani e i bambini che avevano preso parte ai moti del 1898. Furono uccise più di 80 persone.

Le sette vittime

La violenza della repressione delle truppe sabaude contro i «moti del pane» causò diversi morti anche a Monza. In piazza San Paolo il 7 maggio 1898 furono uccisi sette monzesi disarmati, tra cui una donna e un bambino: Gerardo Assi (27 anni), Giacomo Castoldi (44 anni), Teresa Meroni (49 anni), Carlo Piatti (20 anni), Antonino Sala (14 anni), Pasquale Vergani (29 anni) e Carlo Villa (18 anni). Monza, insieme a Milano, fu l’unica città lombarda in cui ci furono delle vittime.

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Una targa per tutte le vittime della repressione di Stato

Sabato 13 novembre alle ore 11 in piazza San Paolo sarà inaugurata una targa per ricordare le vittime monzesi. «I moti di Milano – spiega il Vicesindaco Simone Villa – furono la risposta popolare all’incapacità del Governo di introdurre riforme in senso democratico e in grado di migliorare la vita delle persone. Dopo oltre 120 anni resta una “lezione” anche per noi. Con questa targa, vogliamo rivolgere un pensiero e una preghiera alle vittime della repressione di Stato di allora e di oggi, ovunque nel mondo».

L’adesione del Consiglio Comunale

L’iniziativa nasce da una mozione promossa come prima firmataria dal Consigliere Comunale Laura Capra e approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale. «La città – spiega Laura Capra – finalmente renderà memoria alle sette vittime monzesi dei moti del 1898, cancellate dalla storia e colpevoli solo di aver protestato per l’aumento delle tasse sul grano. Un episodio così grave e sanguinoso non rimarrà più senza ricordo».


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