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Luce e gas, addio al mercato tutelato: cosa succede alle famiglie

Con il dl Energia si fa imminente il passaggio al mercato libero

Luce e gas, addio al mercato tutelato: cosa succede alle famiglie.

Dopo anni di proroghe, il decreto legge Energia rende imminente il passaggio al mercato libero. Il provvedimento, inserito nel Pnrr, è stato varato lunedì scorso dal governo. Ora, 15 milioni di utenze (9 milioni per le forniture di luce e 6 per quelle del gas) temono l’aumento generalizzato dei prezzi. Vediamo nel dettaglio cosa potrebbe accadere.

Secondo quanto stabilito dall’Arera, nel passaggio dal marcato tutelato a quello libero, ci sarà un regime transitorio chiamato Stg (Sistema a tutele graduali) per gli “indecisi”. I fornitori si aggiudicheranno “pacchetti” di clienti con aste territoriali. Per i clienti, il passaggio ai nuovi fornitori sarà automatico, anche se questo regime non potrà durare più di 3 anni. Per quanto riguarda i prezzi, le bollette potranno variare rispetto alle attuali. E questo potrebbe verificarsi anche se, dopo l’asta, il cliente rimarrà con la stessa società fornitrice di prima.

Sono esclusi da questo passaggio i cosiddetti “vulnerabili”. Si tratta di determinate categorie di utenze: over 75, chi gode di bonus per precarie condizioni economiche, chi possiede macchinari salvavita, chi beneficia della legge 104.

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Anche nel mercato libero sono previste tutele per i consumatori. È bene ricordare che i fornitori dovranno indicare nelle nuove bollette una serie di informazioni obbligatorie e non potranno modificare in modo unilaterale il contratto senza darne preavviso al cliente almeno tre mesi.

L’elemento chiave per scegliere il nuovo fornitore sarà il prezzo della materia energia o gas naturale, l’unica componente della bolletta su cui i venditori del mercato libero possono competere tra di loro. Le imposte e gli oneri devono restare uguali e vengono fissati dall’Arera.

Secondo i dati Arera relativi a coloro che sono già passati al mercato libero, i costi sono decisamente maggiori sia che si opti per il prezzo fisso che per quello variabile. Un dato in netta controtendenza rispetto agli anni passati, quando si registrava un risparmio medio fino al 30%.

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