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Emilia Romagna e Marche: “l’ICE ha destinato un fondo di tre milioni di euro per misure a sostegno delle imprese dei territori alluvionati

Musumeci: entro il 2024 interventi mirati alla realizzazione di nuove dighe

Emilia Romagna e Marche: l’ICE ha destinato un fondo di tre milioni di euro per misure a sostegno delle imprese dei territori alluvionati

L’Emilia-Romagna e le Marche, il 16 e il 17 maggio scorsi, sono state colpite da un’alluvione di inusitata violenza, un evento tragico che ha provocato vittime tra le persone e danni ingenti al tessuto economico e sociale di quei territori.
Su indicazione del Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri, On. Antonio Tajani, l’ICE ha destinato un fondo di tre milioni di euro per misure di sostegno straordinarie alle imprese dei territori alluvionati.

“Un primo contributo di solidarietà diretto a favorire la ripartenza di alcune aziende del territorio”, ha dichiarato Tajani, aggiungendo che “le misure straordinarie permetteranno un risparmio concreto per ogni azienda aderente e forniranno un supporto tangibile e immediato per rilanciare la propria attività sui mercati internazionali”.

Le misure prevedono agevolazioni alle aziende ammesse alle iniziative già programmate dall’agenzia ICE con sedi nei Comuni riconosciuti “vittima della calamità naturale”.

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Per un anno verrà assicurata la partecipazione gratuita con uno stand ai padiglioni organizzati dall’Agenzia nelle principali fiere estere e la partecipazione gratuita ai progetti di promozione gestiti da ICE con piattaforme di e-commerce internazionali .

Matteo Zoppas, Presidente di ICE, ha dichiarato: “Di fronte a questo disastro ICE si è voluta attivare immediatamente per dare vita a iniziative concrete che – dopo le indispensabili azioni di primo soccorso – vogliono guardare a una fase di ripartenza che passa inevitabilmente per le imprese che costituiscono lo straordinario tessuto economico di Emilia-Romagna e Marche. Sono certo che molte altre iniziative come questa verranno intraprese grazie allo spirito di solidarietà di cui sono capaci gli italiani”.

Matteo Zoppas
Matteo Zoppas

 

Il Ministro per la Protezione civile Nello Musumeci annuncia un provvedimento in accordo con altri ministeri che entro la prima metà del 2024 porterà ad interventi mirati, dalla realizzazione di nuove dighe all’eliminazione degli sprechi di acqua. L’urgenza è dettata da una trasformazione che sembra ormai irreversibile.

“Ci vuole un approccio ingegneristico diverso, nulla sarà più come prima, il processo di tropicalizzazione ha raggiunto anche l’Italia”, spiega Musumeci, per il quale adesso “serve un approccio nuovo al sistema idraulico su tutto il territorio, perché quello che è accaduto in Emilia Romagna era già accaduto ad Ischia e potrà accadere in tutte le altre zone del Paese”.

A dare il proprio contributo al Piano saranno il lavoro dei tecnici della cabina di regia sul dissesto, quelli che fano capo al commissario straordinario per la crisi idrica e i report dei tecnici locali, che forniranno analisi e stabiliranno una lista delle maggiori criticità nelle proprie zone.
Ma la linea è già tracciata.

Si procederà a step di interventi – a breve, medio e lungo termine – e su due binari: da un lato, le misure da adottare per affrontare le piogge abbondanti, dall’altro, quelle per far fronte ai lunghi periodi di siccità.

“Sulle precipitazioni bisognerà consentire all’acqua piovana di arrivare al mare il prima possibile, quindi l’intervento andrà fatto sul reticolo fiumario primario e secondario: ci sono fiumi e torrenti asciutti che potrebbero tornare ad accogliere l’acqua – riflette Musumeci -. Inoltre serviranno decine di nuove dighe regionali: sono quarant’anni che non si fanno. Se abbiamo immaginato una rete di distribuzione di acque piovane in un centro abitato capace di assorbire mille millimetri in dodici mesi, dobbiamo adesso pensare ad un sistema di raccolta d’acqua che dovrà assorbire cinquecento millimetri in quarantotto ore“.

Il secondo fronte è quello dei terreni aridi, perché quelli che restano siccitosi per lungo tempo finiscono per cementificarsi restringendo drasticamente la propria capacità di assorbimento. “Quando arriva, l’acqua va immagazzinata. Penso alla realizzazione di bacini, ma anche di piccoli invasi aziendali col concorso delle Regioni. Bisogna inoltre riqualificare le reti di distribuzione urbane per evitare perdite (in alcuni casi sono anche del 50%) affinché non ci siano più sprechi. E dire basta all’utilizzo di acqua potabile per l’agricoltura, perché in questi casi va bene anche quella depurata”, sottolinea il ministro.

L’obiettivo quindi sarà di rivisitare l’intero assetto del territorio e le infrastrutture collaborando con gli altri dicasteri, un progetto che potrà essere realizzato “entro otto mesi o un anno”.

Emilia Romagna e Marche: l'ICE ha destinato un fondo di tre milioni di euro per misure a sostegno delle imprese dei territori alluvionati

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