Torino, un giardino intitolato a Giorgio Cardetti

Giorgio Cardetti, il sindaco che anticipò la trasformazione di Torino

Torino, un giardino intitolato a Giorgio Cardetti.

Si è svolta ieri mattina la cerimonia di intitolazione a Giorgio Cardetti, giornalista e sindaco di Torino tra il gennaio del 1985 e il maggio del 1987, del giardino attrezzato delimitato da via Bologna, corso Novara int. 78 e via Como int. 18, tra Borgo Aurora e la Barriera di Milano.

Di fronte a circa 150 persone, in gran parte veterani e simpatizzanti di quello che era il partito di Cardetti, il Partito Socialista Italiano, sono intervenuti il sindaco Stefano Lo Russo, la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo, la signora Adriana Corti, coniuge dello scomparso primo cittadino, e Marziano Marzano in rappresentanza dell’Associazione Consiglieri Emeriti.

In tutti gli interventi, il riconoscimento, a Giorgio Cardetti e alla pur breve stagione politica che lo vide protagonista, di una carica visionaria, anticipatrice di scelte innovatrici, poi portate a termine dalle amministrazioni successive ma che in buona parte vennero abbozzate e tracciate in quel periodo.

La commemorazione che ha preceduto il simbolico scoprimento della targa con la nuova denominazione del giardino, si è snodata attraverso memorie personali e rievocazione di fatti culminanti della storia recente della nostra città e della sua amministrazione comunale.

La presidente Grippo, il cui intervento ha aperto la cerimonia, ha ricordato come il breve periodo nel quale Giorgio Cardetti svolse la funzione di sindaco fosse stato “caratterizzato da intense progettualità e visione, tanto che proprio dall’impostazione lasciata dalla sua giunta cominciò a intraversi una città nuova, sempre meno company town e sempre più capitale internazionale. Una sfida che non è finita – ha aggiunto Grippo – e con la quale dobbiamo confrontarci.

Cardetti – ha concluso la presidente – credeva nella necessità di conciliare innovazione e giustizia sociale, nella convinzione che lo sviluppo e la crescita dovessero portare valore a tutta la comunità, riducendo le diseguaglianze, non certo aumentandole. Un pensiero che per Torino rappresenta un punto di svolta, da non perdere di vista”.

La signora Adriana Corti ha voluto ricordare come l’attività di giornalista esercitata da suo marito gli avesse sempre consentito di fare liberamente le proprie scelte politiche, non essendo per lui la politica un mestiere.

Mio marito sarebbe contento di questo luogo, un giardino situato in un’area deindustrializzata di un quartiere popolare, che può creare una rete di relazioni, importanti per una comunità solidale con la quale una città possa guardare avanti”, ha osservato la signora Corti, la quale ha a sua volta ricordato a sua volta come i due anni da sindaco fossero stati cruciali per gettare le basi della modernizzazione della città, una scommessa vinta di diversificazione per una Torino che era stata solo industriale, anche con l’avvio di un nuovo piano regolatore dopo quasi trent’anni.

Meriti, ha sottolineato Corti, non sempre riconosciuti adeguatamente. Anche come deputato, ha concluso, ha sempre lavorato per la nostra città, in nome di un socialismo laico che coniugasse libertà e l’eguaglianza.

Marziano Marzano, per vari anni in Sala Rossa per il Partito socialista con Cardetti, è partito dagli anni del Liceo Cavour, del quale lui e lo scomparso sindaco, allora socialdemocratico, erano allievi e animatori di un associazionismo studentesco antifascista. Entrambi, ha anche ricordato, furono “tra i protagonisti dell’unificazione tra le organizzazioni giovanili del PSI e del PSDI”.

Collaborazione proseguita nel tempo, ha sottolineato Marzano: “pur militando in correnti diverse del partito, esaminavamo insieme il 90% delle cose da fare, in piena collaborazione, soprattutto quando lui divenne il primo sindaco socialista di Torino dopo la caduta del monocolore Novelli”, una stagione di innovazione.

Anche il sindaco Stefano Lo Russo, intervenuto in conclusione della cerimonia, ha evocato il messaggio politico lasciato da Giorgio Cardetti a una Torino che, pur se è cambiata, intorno alla sua vocazione dibatte ancora, “Essere capaci di cogliere il cambiamento e di interpretarlo deve essere un monito per tutti noi – ha proseguito Lo Russo – La capacità di cogliere le grandi questioni della ripartenza economica e della ricucitura sociale, della riduzione delle diseguaglianze, come qualificanti per una visione di città. Una città a forte vocazione contemporanea che fa della trasformazione urbana uno degli assi principali, con un dinamismo infrastrutturale che accompagni quello sociale”.

Cardetti ebbe idee più felici di altri, come nel ragionare sulle infrastrutture e sulla stessa ferrovia ad alta velocità: idee che non gli vennero riconosciute adeguatamente: una malattia della politica, ha riflettuto il sindaco, enfatizzando l’importanza della passione di governare la cosa pubblica in un’ottica di servizio alla comunità.

“Cardetti fu capace di rompere schemi, con scelte coraggiose e lungimiranti, non mettendo in contrapposizione la vocazione industriale – che pure rese grande Torino – ma collegandola alla necessità di cogliere le nuove opportunità: la politica deve comporre, dare visione e strategia”. Di questa città viva, in grado di ripensare il proprio futuro interpretando la deindustrializzazione, dobbiamo ringraziare Giorgio Cardetti, ha concluso Lo Russo.

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