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Mattarella inaugura L’Aquila Capitale della Cultura 2026: “Investire nella cultura è investire nella democrazia”

Il Presidente Mattarella inaugura L’Aquila Capitale della Cultura 2026 e richiama il valore della cultura come motore di pace, coesione e democrazia.

“La cultura è strumento principe di dialogo e quindi di pace”. Con queste parole il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto il suo intervento alla cerimonia inaugurale di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, tracciando una visione che va oltre il singolo evento e che assume un valore profondamente politico e civile. Secondo il Capo dello Stato, investire nella cultura significa rafforzare la democrazia perché la cultura è motore e collante di civiltà, patrimonio condiviso che favorisce la convivenza e il rifiuto di ogni forza ostile capace di comprimere l’umanesimo.

Un tempo storico segnato da conflitti e nuove minacce

Nel suo discorso, Mattarella ha richiamato con lucidità il contesto internazionale attuale, segnato dal riemergere di guerre, strategie predatorie e volontà di dominio che si pensava appartenessero definitivamente al Novecento. In questo scenario, il valore della cultura risalta con forza ancora maggiore, perché rappresenta uno spazio di confronto, di ricerca comune e di costruzione della pace. La cultura, ha sottolineato il Presidente, non è un bene accessorio ma una necessità per contrastare l’imbarbarimento e riaffermare i valori della dignità umana.

L’Aquila, capitale del perdono e della riconciliazione

Rivolgendosi alla città ospitante, Mattarella ha ricordato il significato simbolico de L’Aquila come capitale del perdono, di pace e di riconciliazione, richiamando le parole pronunciate da Papa Francesco durante la visita del 2022. Un seme di cui il mondo ha oggi estremo bisogno e che rende ancora più pregnante il ruolo della città nel 2026. La Perdonanza, eredità di Celestino V, è stata indicata come segno universale capace di parlare a tutti, superando barriere sociali e culturali.

Capitale della Cultura come occasione collettiva di crescita

Il riconoscimento di Capitale italiana della Cultura, secondo il Presidente della Repubblica, non riguarda solo una città, ma l’intera comunità. È un’opportunità da condividere, un’occasione di crescita che si fonda sul dialogo, sul confronto e sullo scambio. La cultura, ha ribadito Mattarella, è un patrimonio che si sviluppa nel tempo e che lascia tracce profonde nella coscienza civile, contribuendo allo sviluppo di una comunità più consapevole e coesa.

Innovazione e valori umani nel cambiamento d’epoca

Nel delineare le sfide della modernità, il Capo dello Stato ha posto l’accento sulla necessità di coniugare innovazione e valori umani. Le nuove tecnologie devono rendere i territori più vivibili e connessi, favorendo modelli di sviluppo sostenibili, senza, però, smarrire le conquiste civili e sociali frutto di grandi sacrifici. In un’epoca in cui la distinzione tra centro e periferia tende a dissolversi, restano centrali le battaglie contro le esclusioni, le marginalità e gli squilibri territoriali e ambientali.

Il rilancio dopo il terremoto e una sfida che riguarda l’Italia

Mattarella ha poi ricordato la prova durissima affrontata dall’Aquila dopo il terremoto del 2009, una tragedia che ha segnato profondamente la città e l’intero Paese. La ricostruzione e il rilancio non sono ancora conclusi, ma i risultati ottenuti testimoniano la capacità di reazione e di mobilitazione di energie collettive. Essere Capitale della Cultura rappresenta un contributo prezioso a questo percorso, un’impresa che appartiene anzitutto alla comunità aquilana, ma che sta a cuore a tutta l’Italia.

Cultura come investimento nella comunità e nella democrazia

Nel cuore del suo intervento, il Presidente della Repubblica ha ribadito un concetto chiave: investire in cultura vuol dire investire nella comunità e nello sviluppo della coscienza civile, quindi nella democrazia. La ricchezza storica, artistica e culturale dell’Italia è il frutto di secoli di incontri, scambi e innovazioni. La responsabilità delle istituzioni e dei cittadini è permettere alla cultura di continuare a svilupparsi, di farsi strada e di seminare futuro.

Le voci delle istituzioni e il valore della rinascita

Alla cerimonia inaugurale sono intervenute anche altre autorevoli voci istituzionali. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito il riconoscimento come il sigillo di una rinascita ormai lontana dalle macerie del sisma, sottolineando la vocazione dell’Aquila a essere luogo di rigenerazione culturale e morale. Il sindaco Pierluigi Biondi ha invece ribadito come la cultura significhi rispetto delle persone, confronto e contaminazione, richiamando l’importanza di coinvolgere le giovani generazioni nella costruzione del futuro.

Un’eredità che guarda oltre il 2026

L’avvio ufficiale dell’anno da Capitale italiana della Cultura apre una stagione che ambisce a lasciare un’eredità duratura, trasformando la cultura da evento straordinario a infrastruttura permanente di sviluppo, identità e partecipazione. Le parole di Mattarella hanno chiuso la cerimonia con un richiamo alla speranza e alla responsabilità condivisa, indicando nella cultura il ponte più solido tra memoria, presente e futuro.

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