La Spezia, Abanoud Youssef ucciso a scuola: proteste degli studenti e Valditara apre ai metal detector, oggi l’interrogatorio del 19enne
Omicidio all’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia, studenti in protesta per chiedere giustizia mentre il ministro Valditara propone i metal detector nelle scuole a rischio.
La Spezia è ancora sotto shock per l’uccisione di Abanoud “Abu” Youssef, studente diciottenne dell’istituto Einaudi-Chiodo, morto dopo essere stato accoltellato da un compagno di scuola di 19 anni. Secondo quanto emerso dalle indagini, il movente dell’aggressione sarebbe legato a una questione sentimentale: lo scambio di alcune fotografie d’infanzia con una ragazza frequentata dall’indagato. Un episodio apparentemente banale, degenerato in una violenza estrema che ha trasformato i corridoi della scuola in un luogo di morte.
L’interrogatorio di garanzia e il nodo della premeditazione
Oggi è il giorno dell’interrogatorio di garanzia per il giovane arrestato, che si trova recluso nel carcere della Spezia dopo aver confessato l’omicidio. Gli inquirenti stanno valutando se contestare l’aggravante della premeditazione, elemento che potrebbe aggravare ulteriormente la sua posizione. Il ragazzo, infatti, avrebbe portato con sé il coltello da casa, circostanza che rafforza l’ipotesi di un’azione non improvvisa, ma pianificata. Il giudice per le indagini preliminari dovrà ora pronunciarsi sulla convalida dell’arresto e sulle misure cautelari.
Il dolore della famiglia e il rifiuto delle scuse
La famiglia di Abanoud Youssef è distrutta dal dolore. Il padre e lo zio del giovane hanno chiesto con forza un intervento legislativo immediato per garantire maggiore sicurezza nelle scuole, ribadendo di non voler accettare le scuse dei familiari dell’indagato. Parole dure, cariche di rabbia e disperazione, che riflettono un lutto ancora aperto e la sensazione che la tragedia potesse essere evitata. Per i parenti di Abu, la responsabilità educativa parte dalla famiglia e non può essere scaricata solo sull’istituzione scolastica.
La protesta degli studenti e la tensione davanti alla scuola
Nella mattinata, centinaia di studenti provenienti da diversi istituti della città si sono radunati davanti all’Einaudi-Chiodo per ricordare Abanoud e chiedere giustizia. Cartelloni, fumogeni e cori hanno scandito una protesta segnata anche da momenti di tensione, con l’intervento della Digos per evitare degenerazioni. Molti ragazzi hanno accusato la scuola di silenzio e mancata prevenzione, trasformando il dolore in una richiesta collettiva di risposte e cambiamento.
Il dibattito sui metal detector nelle scuole
Il caso ha riacceso il confronto nazionale sulla sicurezza negli istituti scolastici. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha aperto alla possibilità di installare metal detector nelle scuole considerate a rischio, previo accordo con prefetture e comunità scolastiche. Una misura che, secondo il ministro, non può essere generalizzata, ma adottata solo in presenza di criticità accertate, come la diffusione di coltelli o armi improprie tra gli studenti.
Le posizioni contrapposte tra politica e mondo studentesco
Se da un lato dirigenti scolastici e alcune famiglie vedono nei controlli un deterrente utile, dall’altro l’Unione degli Studenti e parte del mondo educativo parlano di “militarizzazione” degli spazi scolastici. Secondo i rappresentanti studenteschi, la violenza non si combatte con i metal detector, ma con investimenti strutturali in educazione, ascolto, supporto psicologico e spazi di aggregazione. Una linea condivisa anche da diversi amministratori locali, che chiedono interventi culturali prima ancora che repressivi.
Il lutto cittadino e una ferita aperta
Il sindaco di La Spezia, Pierluigi Peracchini, ha annunciato il lutto cittadino nel giorno dei funerali di Abanoud Youssef, come segno di partecipazione collettiva al dolore della famiglia e dell’intera comunità. Le bandiere a mezz’asta e la sospensione delle attività non essenziali accompagneranno un momento di raccoglimento che va oltre il singolo episodio, toccando la coscienza civile del Paese.
Indagini in corso e una richiesta di giustizia immediata
Mentre le indagini proseguono e l’interrogatorio di garanzia potrebbe chiarire ulteriormente la dinamica dei fatti, resta una richiesta che si leva forte dalla città e dalle scuole: giustizia subito, prima che altre vite vengano spezzate. La morte di Abanoud Youssef non è solo un fatto di cronaca, ma il simbolo di un’emergenza che interroga istituzioni, famiglie e sistema educativo sul futuro e sulla sicurezza dei giovani.
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