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Livorno, presentazione del saggio “Metà giardino, metà galera. Le parole del carcere nella musica italiana”

Il volume verrà presentato mercoledì 7 febbraio alle ore 17.00 alla Biblioteca di Villa Fabbricotti. Il primo saggio che parla del rapporto tra la musica italiana e il carcere

Livorno, presentazione del saggio “Metà giardino, metà galera. Le parole del carcere nella musica italiana”

Sarà presentato mercoledì 7 febbraio alle ore 17.00 a Villa Fabbricotti, sede della Biblioteca Labronica, il volume “Metà giardino, metà galera. Le parole del carcere nella musica italiana” di Alessia La Villa e Leandro Vanni. Si tratta del primo saggio che parla del rapporto tra la musica italiana e il carcere.

Interverranno insieme agli autori il garante dei Detenuti del Comune di Livorno Marco Solimano, che ha dato il suo patrocinio all’evento, Francesco Parasole docente della scuola di scrittura Carver di Livorno, Francesco Giorgi musicista e compositore e Lorenzo Bagnoli, musicista che eseguirà alcuni brani tratti dal testo.

Tra le voci più importanti di cui si parlerà: Ornella Vanoni, Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, Giorgio Gaber, Roberto Vecchioni, Francesco De Gregori, Piero Ciampi, Gianni Siviero e molti/e altri/e.

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Appena pubblicato nella collana saggi dalla Casa Editrice Centro Studi Erickson “Metà giardino, metà galera. Le parole del carcere nella musica italiana” rappresenta un progetto semplice e ambizioso nello stesso tempo. Raccontare il carcere e i suoi protagonisti attraverso i brani musicali che dal secondo dopoguerra ad oggi gli artisti italiani hanno dedicato a questo tema spesso considerato scomodo. È un lungo viaggio quello offerto dagli autori del libro che vivono ogni giorno la realtà del carcere da angolature diverse: Alessia La Villa da educatrice, e Leandro Vanni da ispettore di Polizia Penitenziaria.

Seguendo il filo cronologico della Storia con la S maiuscola con i suoi giorni e i suoi accadimenti, gli autori hanno focalizzato la loro attenzione sulle parole che i cantautori italiani hanno scelto per raccontare le storie con la s minuscola che “sovraffollano” il carcere.

In questo viaggio avremo dunque modo di conoscere il Michè di De Andrè suicida in carcere, l’ergastolano di Dalla, il giovane Cerutti Gino di Gaber, l’uomo uscito dal carcere di De Gregori, il signor giudice di Vecchioni, gli agenti di custodia che arrivavano “Dalle Capre” di Lolli, Hitler che finisce in galera con Piero Ciampi, il carcere del 1975, anno della Riforma dell’Ordinamento Penitenziario, raccontato nell’album di Gianni Siviero.

Il testo, che arriva fino ai giorni nostri con Silvestri, Mannarino e molti altri autori, vuole ribaltare l’accostamento giardino/galera che potrebbe sembrare quasi un ossimoro evidenziando come anche la galera possa diventare “feconda” a patto che si sia in grado di concimarla (dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori) e non voltandosi mai dall’altra parte.

A differenza di molti testi, questo saggio presenta una “non conclusione” proprio a voler evidenziare l’impegno di tutti nello scrivere ogni giorno una pagina in più su un argomento rispetto al quale non si deve mai tacere perché come cantava Guccini: “Solo l’ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte”.

Livorno, presentazione del saggio "Metà giardino, metà galera. Le parole del carcere nella musica italiana"

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