Lecce, la serata finale del “Barocco Festival Leonardo Leo” a Lecce: letteratura per tastiere e flauto dolce

Il programma musicale mette a confronto le sonate per flauto di Telemann con quelle di Leonardo Leo e le composizioni per tastiera di Krebs e di Soler

Lecce, «Ciò che hai ereditato dai padri – scriveva Wolfgang Goethe – conquistalo per possederlo». Così, la musica del Festival ricuce la storia dei luoghi nei quali è rappresentata e ricompone pagine di memoria: il «Barocco Festival Leonardo Leo» chiude la XXIV edizione a Lecce, nella chiesa di Sant’Anna, giovedì 14 ottobre alle ore 20.30, per compiere un viaggio nel Barocco musicale di Georg Philipp Telemann, Johann Ludwig Krebs, Antonio Soler e Leonardo Leo, dal titolo «Four hands and one wind». Protagonisti lo svedese Dan Laurin, uno dei massimi virtuosi di flauto dolce, e al cembalo il M.O Cosimo Prontera e Anna Paradiso.

Ingresso con prenotazione e ticket – euro 5 – T. 347 060 4118. L’accesso e la fruizione del concerto sarà regolati secondo la vigente normativa in materia di contenimento del rischio Covid-19, in particolare riguardo all’uso della mascherina e al possesso del green pass.

Il programma musicale mette a confronto le sonate per flauto di Telemann con quelle di Leonardo Leo e le composizioni per tastiera di Krebs e di Soler. Georg Philipp Telemann fu, nel periodo di passaggio tra Barocco e Classicismo, il maestro che incarnava il modello di compositore moderno, nel quale si riflettevano sia le inquietudini sia le diverse e promettenti nuove tendenze del periodo. Telemann, che fu coevo di Bach e Händel, cui lo legava una profonda amicizia, ebbe una lunghissima vita creativa – quasi settanta anni di attività – che gli consentì di attraversare diverse fasi musicali, dal pieno Barocco al sistema estetico che sul finire del Settecento sarà detto “stile galante”, e di aderire ai continui cambiamenti che i nuovi stili richiedevano. Era ammirato per la capacità camaleontica di incontrare il gusto popolare perché inseriva nelle composizioni elementi sia dotti che ludici. Le sonate di Leonardo Leo, da poco rinvenute nella biblioteca recentemente ritrovate presso la «New York Library», offrono una luce nuova al flauto dolce, che tra il 1710 e 1730 conobbe una straordinaria fortuna donando nuova linfa al repertorio per flauto della Scuola Napoletana. Rappresentano una preziosa testimonianza dell’interesse di Leo per lo strumento, che si affianca a quello – ormai noto – per il violoncello. Si tratta di lavori meditati e mai banali. Tuttavia, tutta la produzione strumentale napoletana si colloca in secondo piano in quanto oscurata dall’esuberanza dell’opera. Lo stesso era accaduto per altre aree musicali italiane, come testimoniano l’esperienza di Arcangelo Corelli a Roma o di Antonio Vivaldi a Venezia.

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Di Johann Ludwig Krebs e Antonio Soler saranno eseguite due composizioni per tastiere dialoganti su un piano di parità. Due strumenti, di cui uno con funzione melodica, simile a quella di uno strumento solistico ad arco o a fiato, l’altro con funzione di accompagnamento. Krebs, letteralmente innamorato del suo maestro Johann Sebastian Bach, riprese molti “argomenti” presenti nei concerti bachiani non offrendo tuttavia idee innovative in grado di alimentare il nuovo percorso musicale in atto, indipendente dalle visioni del suo maestro. Da cui, tuttavia, mutuò il cd. “stile sensibile”, ricco di variazioni di metro e di dinamica, che poneva in primo piano l’espressione personale e la partecipazione emotiva dell’esecutore, con frequenti e rapidi mutamenti di affetto. Antonio Soler raccolse, nella sua vasta produzione di musica per cembalo e per organo, l’eredità di Domenico Scarlatti, di cui fu allievo, enfatizzandone il carattere virtuosistico e il colore strumentale tutto spagnolo che si rivela nell’uso dei ritmi di danza, nelle armonie, nelle scintillanti ornamentazioni. Di tutti questi elementi erano permeati i conciertos de dos organos obligados (o per due tastiere) con caratteri virtuosistici e sensuali (famosissimo per queste sue caratteristiche il fandango per clavicembalo), geniali idee che gli valsero, già alla sua epoca, il titolo di “El diablo vestido de frai”.


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