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Trump minaccia dazi sulla Groenlandia, tensione Usa-Ue e braccio di ferro nell’Artico

Dazi Usa e Groenlandia, Trump sfida l’Europa mentre la Nato cerca una mediazione nell’Artico

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rilanciato con forza la sua posizione sulla Groenlandia, evocando apertamente la possibilità di imporre dazi doganali contro tutti quei Paesi che non sosterranno il piano americano sull’isola artica. Dal podio della Casa Bianca, il tycoon ha ribadito che “gli Stati Uniti hanno disperatamente bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale”, definendo l’isola un tassello imprescindibile per la difesa missilistica e per l’equilibrio strategico nell’Artico. La minaccia tariffaria segna un ulteriore irrigidimento della postura americana e riporta al centro del confronto transatlantico l’arma commerciale già utilizzata da Trump in altri dossier internazionali.

Il dialogo con la Nato e le frizioni con gli alleati europei

Nonostante i toni duri, Trump ha confermato che la questione è oggetto di confronto con la Nato, lasciando intendere che un canale diplomatico con gli alleati resti aperto. Tuttavia, l’ipotesi di un’annessione o di un controllo diretto statunitense sulla Groenlandia ha alimentato forti preoccupazioni in Europa, dove l’idea di uno scontro tra membri dell’Alleanza Atlantica viene considerata uno scenario senza precedenti. A Bruxelles, la prospettiva di una pressione economica americana sui partner europei viene letta come un tentativo di forzare le divisioni interne all’Unione e di piegare il fronte occidentale su una partita strategica di lungo periodo.

Tajani e Rubio, asse Roma-Washington nel quadro atlantico

In questo contesto si inserisce il lungo colloquio tra il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani e il segretario di Stato americano Marco Rubio. Il vicepremier ha definito l’incontro “franco e cordiale”, sottolineando la convergenza tra Italia e Stati Uniti sui principali dossier globali, dal Medio Oriente all’Ucraina, fino alla Groenlandia. Tajani ha ribadito la necessità di rafforzare l’unità dell’Occidente e ha annunciato la partecipazione italiana al vertice del 4 febbraio dedicato a materie prime e terre rare, tema strettamente connesso alla centralità strategica dell’Artico.

La posizione italiana: Nato sì, ma senza invii simbolici

Roma, pur riconoscendo l’importanza cruciale della sicurezza groenlandese, ha escluso l’invio di propri militari sull’isola. Tajani ha chiarito che non è con piccoli contingenti che si garantisce la stabilità di un’area tanto vasta e sensibile, ma con una strategia condivisa e strutturata sotto l’ombrello Nato. Una linea ribadita anche dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha definito “una barzelletta” l’invio frammentato di pochi soldati da parte di diversi Paesi europei, invocando un coordinamento reale dell’Alleanza.

La risposta europea e la clausola di solidarietà

La Commissione europea ha ricordato che la Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca e rientra, in linea di principio, nella clausola di solidarietà reciproca prevista dai Trattati Ue. Anche la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha invitato a mantenere la calma, riaffermando i principi di integrità territoriale e sovranità. Bruxelles, pur evitando escalation verbali, appare determinata a non cedere alle pressioni americane e a presentare un fronte compatto di fronte alle mire di Washington.

La missione Arctic Endurance e il ruolo della Nato

Sul terreno, intanto, la missione europea Arctic Endurance prende forma come iniziativa a forte valenza diplomatica. I primi militari francesi sono sbarcati a Nuuk, mentre il Belgio ha aderito con una presenza simbolica. Copenaghen ha invitato formalmente anche gli Stati Uniti a partecipare alle esercitazioni, nella speranza di trasformare la missione nel nucleo di un’iniziativa Nato più ampia. Un segnale distensivo che punta a evitare uno scontro diretto e a incanalare le preoccupazioni americane in un quadro multilaterale condiviso.

Il Congresso Usa frena Trump e vola a Copenaghen

Le ambizioni di Trump sulla Groenlandia non hanno sollevato critiche solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti. Una delegazione bipartisan del Congresso si è recata a Copenaghen per manifestare solidarietà a Danimarca e Groenlandia. La senatrice repubblicana Lisa Murkowski ha definito l’annessione “una cattiva idea”, sostenendo che la maggioranza degli americani non la condivide. Il democratico Chris Coons ha invitato ad abbassare i toni, sottolineando come nell’Artico non esistano al momento minacce tali da giustificare una mossa unilaterale.

Mosca osserva e critica la militarizzazione dell’Artico

Nel risiko artico si è inserita anche la Russia. Il Cremlino ha ribadito che la Groenlandia è territorio danese e ha espresso “seria preoccupazione” per quella che definisce una militarizzazione accelerata dell’Artico da parte della Nato. La posizione di Vladimir Putin resta ambigua, anche alla luce delle tensioni in Ucraina e dei contatti indiretti con Washington. Un equilibrio delicato che aggiunge ulteriori incognite a uno scenario già carico di tensioni geopolitiche.

Dazi e Artico, una nuova faglia nei rapporti Usa-Ue

La rinnovata minaccia di dazi da parte di Trump rischia di aprire una nuova fase di scontro tra Stati Uniti e Unione europea, confermando come il dossier Groenlandia sia diventato il simbolo di una competizione più ampia su sicurezza, commercio e controllo delle risorse strategiche. Mentre l’Europa tenta di mantenere compattezza e dialogo, Washington alza la posta, consapevole che l’Artico, con lo scioglimento dei ghiacci e le nuove rotte, è destinato a diventare uno dei principali teatri geopolitici del XXI secolo.

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