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Lecce, operazione “Filo di Arianna”: mafia, droghe, estorsione e rapine. 16 i soggetti arrestati. 

Sotto il profilo del condizionamento del tessuto economico, si ritiene di aver documentato la propensione delle articolazioni mafiose a infiltrare le attività produttive locali, tra le quali i settori ittico, balneare e della ristorazione

Lecce, operazione “Filo di Arianna”: mafia, droghe, estorsione e rapine. 16 i soggetti arrestati. 

In data odierna il ROS, con il supporto in fase esecutiva dei Comandi Provinciali Carabinieri di Lecce e Milano, del 6° Elinucleo di Bari, del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno (BA) e dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori di Puglia, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Lecce su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia nei confronti di 16 soggetti presumibilmente legati al clan “POLITI”, indagati, a vario titolo, per associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, rapina e trasferimento fraudolento di valori, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita aggravati ex art. 416 bis 1 c.p.

Le attività – con riferimento al clan “POLITI”, che si ritiene operante a Monteroni, Lecce, Arnesano, San Pietro in Lama, Novoli, Leverano, Porto Cesareo e Veglie – hanno consentito di ipotizzare i seguenti scenari:

– la riorganizzazione – conseguente all’operazione LABIRINTO del ROS (2018), nel cui ambito era stato arrestato anche il capo clan POLITI Saulle cl. 72 – favorita, a partire dal 2019, dalla detenzione domiciliare di TARANTINO Gabriele cl. 79 che ne avrebbe assunto la reggenza, curando l’affiliazione di nuovi partecipi dell’organizzazione e la definizione delle strategie criminali;

– gli assetti interni e l’esistenza di una cassa comune, ove confluivano i proventi illeciti che sarebbero stati utilizzati per il sostentamento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie, nonché finanziamento di attività imprenditoriali riconducibili al sodalizio;

– i rapporti tenuti dal TARANTINO con i capi di altri clan federati alla Sacra Corona Unita e con i vertici della cosca di ‘ndrangheta “MAMMOLITI-fischiante”.

Sotto il profilo del condizionamento del tessuto economico, si ritiene di aver documentato la propensione delle articolazioni mafiose a infiltrare le attività produttive locali, tra le quali i settori ittico, balneare e della ristorazione, nonché tramite la fittizia costituzione di società intestate a un cittadino di nazionalità albanese (indagato non destinatario di misura cautelare), utilizzate per riciclare i proventi illeciti mediante il sistema dell’emissione delle fatture per operazioni inesistenti.

Quanto al traffico di stupefacenti sarebbe emersa l’operatività di associazione facente capo al citato TARANTINO che, anche tramite altri sodali, avrebbe curato gli approvvigionamenti di stupefacente destinato al mercato leccese (cocaina, eroina, hashish e marijuana) che avvenivano tramite fornitori operanti in Spagna o esponenti della citata cosca “MAMMOLITI-fischiante”, attiva in Puglia e in altre regioni italiane e in diretti rapporti con fornitori Sud Americani e con narcotrafficanti internazionali.

Nel corso dell’operazione sono stati arrestati altri due soggetti trovati in possesso di circa 5 kg di cocaina e 300 mila euro in contanti.

Gli indagati sono da considerarsi non colpevoli fino a sentenza di condanna divenuta irrevocabile.

Lecce, operazione "Filo di Arianna": mafia, droghe, estorsione e rapine. 16 i soggetti arrestati. 
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