La Polizia di Stato festeggia il 40° anniversario dalla sua nascita con l’opera del Prefetto Mosca

La legge 121/81, che ha "smilitarizzato" la forza d'ordine è celebrata ne “La riforma dell’Amministrazione della pubblica sicurezza”

La Polizia di Stato, nella giornata del 1 Aprile 2021, celebra i 40 anni dalla promulgazione della Legge 121/81 che, nel 1981, ha “smilitarizzato” il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza e costituito la Polizia di Stato come prima forza di polizia civile a competenza generale oltre ad aver ridisegnato il sistema della Pubblica Sicurezza del Paese.

Le origini della Polizia di Stato vanno ricercate sino all’11 Luglio 1852, giorno della fondazione del Corpo della Guardie di Pubblica Sicurezza. Di conseguenza la Polizia di Stato, nelle sue diverse incarnazioni, è parte della storia dell’Italia sin dalla sua fondazione. La Polizia di Stato ha attraversato insieme all’Italia gli eventi storici più critici, come le battaglie per l’unificazione, le due guerre mondiali o gli anni di piombo, e l’ha fiancheggiata giorno per giorno nelle sue battaglie quotidiane.

Dal 1 Aprile 1981 il Dipartimento di Pubblica Sicurezza ha assunto l’ordinamento odierno ed è retto dal Capo della Polizia. Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza ha voluto evidenziare l’importanza della ricorrenza con un libro dal titolo “La riforma dell’Amministrazione della pubblica sicurezza” del Prefetto Carlo Mosca, scomparso purtroppo pochi giorni fa, che di quella riforma è stato uno degli ispiratori.

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Il libro è introdotto dai messaggi del Presidente della Repubblica Mattarella, del Ministro dell’Interno Lamorgese e del Sottosegretario Franco Gabrielli. Nei 12 capitoli del libro si snodano i temi più significativi di quella riforma lontana nel tempo eppure ancora cosi attuale. Ogni capitolo si arricchisce del contributo di riflessione da parte di una personalità del mondo religioso, scientifico, politico o istituzionale. All’interno dell’opera intervengono il Cardinale Gianfranco Ravasi, il Ministro Marta Cartabia, il Procuratore generale Giovanni Salvi , il prof. Michele Ainis, il dott. Gianni Letta e poi ancora il professore Giuliano Amato, Marino Bartoletti, Eugenio Gaudio, Annamaria Giannini, Gaetano Manfredi, Antonio Romano, Maurizio Viroli.

Nel suo messaggio il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, illustra come la Polizia sia uno dei volti dello Stato, e afferma che “la storia della Polizia è parte del racconto della edificazione dello Stato unitario, ne ha seguito l’evoluzione costituzionale garantendo lealtà nello svolgimento dei suoi compiti di autorità preposta al mantenimento dell’ordine pubblico” e di come le sia affidata “una missione non dissipata in un compito meramente securitario, bensì proiettata esplicitamente verso la cura dell’ordine democratico del Paese”. Il Capo dello Stato conclude ringraziando: “Per i tanti fronti di impegno, memori dei sacrifici e del prezzo di vite pagato nell’assolvimento dei compiti, rinnovo la riconoscenza della Repubblica a tutti gli operatori della Polizia chiamati a vivificare ogni giorno la missione loro assegnata dalla Legge perché, come recita il loro motto: Sub lege libertas“.

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio e precedentemente Capo della Polizia, Franco Gabrielli, spiega le intenzioni dietro all’opera: “a quarant’anni dal suo varo, abbiamo voluto celebrare questo architrave del nostro sistema di sicurezza, invitando personalità delle Istituzioni, del mondo della cultura, del giornalismo, della società civile a sviluppare i principali temi sui quali questa straordinaria legge ebbe riflessi riformatori”.

All’interno del libro è presente anche l’intervento di Marta Cartabia, prima Presidentessa donna della Corte Costituzionale e attuale Ministro della Giustizia, che definisce il ruolo della Legge 121/81 nel sancire l’uguaglianza tra uomini e donne all’interno delle forze dell’ordine, con l’abolizione del Corpo di Polizia femminile preceduto dall’ingresso delle quota rosa a partire dal 1 Marzo 1961. Cartabia interviene dicendo come “la legge 121 rimosse gli ostacoli giuridici alla effettiva parità delle donne nel servizio di polizia e simbolicamente marcò la fine dell’eguaglianza condizionata alle attitudini di genere. A distanza di quarant’anni è significativo notare che la presenza femminile nelle Forze di polizia è particolarmente qualificata. Caduti gli ostacoli di ordine giuridico, le donne con il loro lavoro, la loro dedizione e la loro professionalità hanno mostrato il contributo che sono in grado di offrire alla vita sociale, anche in questo ambito, che era loro tradizionalmente precluso”.

Il commento di Michele Ainis rimarca uno degli aspetti fondamentali della Legge 121/81, ossia la creazione del Sindacato di Polizia, all’interno di un processo più ampio di democratizzazione. Ainis evidenzia in particolare l’articolo 82 che “enuncia i diritti sindacali delle Forze di polizia”.

Sono 181 pagine ricche di immagini, anche storiche, che ricordano il passaggio da amministrazione militare di polizia ad amministrazione civile di garanzia, illuminata dallo spirito e dal dettato della Costituzione Repubblicana, al servizio dei cittadini e delle Istituzioni democratiche del Paese.


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