È morto Dario Fo: Milano e il mondo perdono un Premio Nobel per la Letteratura

È morto uno dei più grandi nomi della cultura del Novecento e Milano perde un riferimento importante della propria storia: si è spento all’Ospedale Sacco di Milano all’età di novant’anni Dario Fo, da diversi giorni era ricoverato in quanto le sue condizioni di salute erano peggiorate.

Dario Fo è stato uno scrittore, uno sceneggiatore, un pittore, un attore, un personaggio di spettacolo, televisivo e cinematografico, sarà censurato dalla televisione per ben sedici anni per la sua capacità di satira politica, e un regista: una figura autorevole e completa che ha saputo sempre esprimere un impegno culturale e sociale, attivista in diverse cause politiche, soprattutto nei fervidi anni 70, considerando la necessità di diffondere la cultura popolare, in quanto quella dominante veniva considerata dallo stesso Maestro espressione delle classi dominanti. Milano perde una figura riconosciuta punto di riferimento culturale a livello internazionale, nel 1997 viene conferito a Dario Fo il Premio Nobel per la Letteratura, era candidato dall’Ottobre 1975, con una frase che ne motiva la scelta da parte della commissione e che ne rappresenta la poetica del Maestro: “perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”.

La lunga produzione artistica di Dario Fo lo vede impegnato anche come impresario teatrale della sua compagnia, a fianco per un’intera esistenza della moglie, Franca Rame, con cui realizzerà le varie opere teatrali, a cui era legato da un inscindibile legame affettivo, umano e di impegno culturale, sociale e politico. Dario Fo è autore di insigni testi teatrali dove rappresenta con grande precisione e attenzione personaggi significativi della nostra storia, cercando sempre di trovare messaggi opportuni in una chiave di lettura satirica raffinata e puntuale, partendo da situazioni parossistiche, così come parossistico è anche, spesso, il linguaggio usato, il Grammelot, ossia un insieme di vernacoli e flessioni del linguaggio popolare, rivisto in un’ottica divertente e, spesso, dissacrante. Dario Fo e Franca Rame cercavano sempre luoghi non istituzionali dove rappresentare le proprie opere, dalle carceri alle scuole, dalle fabbriche occupate alle piazze, fino a giungere alle case del popolo, proprio perché egli stesso non si definirà “intellettuale”, in quanto ha sempre criticato la ciltura elitaria e accademica. Dario Fo è autore di una delle più grandi opere teatrali di satira, quale Mistero Buffo, osteggiata nel periodo in cui venne messa in scena soprattutto dalle autorità clericali, in cui riprende con grande fedeltà per il contesto storico, sociale e per la rappresentazione dei personaggi la storia di porporati e di pontefici del periodo Medioevale. Mistero Buffo verrà messo in scena, un lungo monologo teatrale tenuto dal Maestro sulle vessazioni e prepotenze del potere ecclesiastico sul popolo, nel 1969 a La Spezia, come prima nazionale, proseguendo in diverse città. Seguirà Mistero Buffo la realizzazione di Morte accidentale di un anarchico, la ripresa in chiave paradossale della storia della morte alquanto sospetta di Pinelli, così come altre opere, tra cui ricordiamo Settimo: ruba un po’ meno; Ci ragiono e canto; Isabella, tre caravelle e un cacciaballe; La signora è da buttare; Parliamo di donne, quest’ultima messa in scena dalla moglie Franca Rame.

Dario Fo proseguirà il proprio impegno come autore teatrale e attore negli anni 80, realizzando Il Papa e la strega, sempre commedia in chiave anticlericale e satirica, e una rivisitazione, utilizzando il Grammelot, della favola di Johan Padan a la descoverta de le Americhe. In seguito Dario Fo realizzerà diverse importanti opere teatrali, tra cui ricordiamo Lo santo jullare Francesco, Marino libero Marino innocente, sul processo dell’uccisione del commissario Calabresi, e L’anomalo bicefalo, satira raffinata e arguta sulla figura dell’allora presidente del consiglio Berlusconi, letta sempre in chiave parossistica e rappresentata in modo irrisorio e divertente, cercando di rivelare le contraddizioni, come sempre fatto dal Maestro, del personaggio su cui la storia si incentra.

Dario Fo conduceva una vera e propria ricerca e inchiesta sul soggetto che voleva rappresentare proprio perché lui stesso voleva informarsi e prepararsi a tal punto di saper riportare la figura scelta nell’opera e nella commedia al pubblico. “Uno dei protagonisti del Novecento italiano”: così è stato apostrofato il Maestro da parte dell’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno, che ha sottolineato come Dario Fo abbia “saputo testimoniare la libertà in tutte le sue forme e contribuito a formare la coscienza critica di ognuno di noi”. Grande cordoglio viene espresso dal Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha indetto Sabato 15 Ottobre Giornata di Lutto Cittadino, giorno in cui saranno celebrati i funerali del Maestro, sottolineando come Dario Fo possa essere considerato “uno dei migliori interpreti della storia del nostro tempo”, e assicurando che “Milano non dimentichera mai i suoi insegnamenti”. “La cultura non si può ottenere se non si conosce la propria storia”: ricordiamo con questa frase che esplica l’impegno, grande e sublime, di Dario Fo nell’arte, nella politica e nella società, e che rapresenta in modo diretto il motivo letterario delle opere realizzate dal Maestro. L’ultimo saluto al Maestro può essere dato dalla cittadinanza Venerdi 14 Ottobre presso il Teatro Piccolo Strehler di Via Rovello, Milano.

Articolo di Alessandro Rizzo


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