Addio a Caprotti, il patron di Esselunga

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E’ morto ieri a Milano, dopo un periodo di malattia, Bernardo Caprotti, il fondatore di Esselunga.
La vita. Nato il 7 ottobre 1925 da una famiglia di imprenditori tessili della Brianza, dopo la laurea in legge trascorre un lungo soggiorno negli Stati Uniti, negli anni ’50, per studiare le innovazioni nell’industria tessile americana e nella finanza d’impresa. Rientra poi in Italia per seguire l’industria di famiglia, ma l’America rimane nel suo destino: decisivo l’incontro con Rockefeller. Il magnate statunitense è interessato a diffondere in Italia il modello di catena di supermercati, sconosciuto all’epoca nel nostro Paese, e con lui Caprotti apre il primo punto vendita Esselunga nel 1957 a Milano, in viale Regina Giovanna. L’insegna con la grande Esse, realizzata graficamente dallo svizzero Max Huber, diventerà un simbolo dell’impresa made in Italy, e Caprotti svilupperà – da solo, dopo aver rilevato le quote americane e quelle dell’altro socio fondatore, Marco Brunelli – un colosso della grande distribuzione, intercettando in pieno gli anni del boom economico.
Esselunga è oggi un modello di eccellenza dell’imprenditoria italiana, che ha saputo resistere alla globalizzazione dei mercati e alla diffusione di multinazionali. Ma il modo migliore per raccontare ciò che Caprotti ha creato sono le cifre: oltre 150 punti vendita, 22 mila dipendenti, per un fatturato di circa 8 miliardi di euro.
Le battaglie. Certo non sono mancati problemi e battaglie, ma Caprotti è sempre stato uno spirito combattivo. Nel 2008 ha pubblicato il libro “Falce e carrello”, in cui racconta le difficoltà burocratiche e l’eterna rivalità con la concorrente Coop. E un’altra battaglia, iniziata a metà degli anni ’90, è stata quella che Caprotti ha combattuto con i figli per la gestione di Esselunga. Dopo aver ceduto le quote al figlio Giuseppe, all’epoca amministratore delegato, l’imprenditore decide di tornare in sella, riprendendo il controllo delle azioni ed estromettendo i figli che, dunque, lo portano in tribunale. La vicenda giudiziaria per il controllo di Esselunga (che ha visto Caprotti vittorioso in appello) si intreccia oggi con la scomparsa del patron.
Il destino dell’impero Esselunga. Il primo segnale di un possibile cambiamento in atto, in realtà, era emerso già qualche mese fa quando, secondo i giornali, Caprotti avrebbe dato mandato di cercare acquirenti. Per anni ha respinto con forza l’ipotesi di una cessione, magari all’estero, di Esselunga, restando presente fino all’ultimo nella gestione; a settembre 2016, invece, forse a causa della malattia, le voci di un’apertura alla vendita: il futuro di Esselunga, insomma, è da definire. Ma quella che ha lasciato Bernardo Caprotti è senza dubbio un’eredità importante.

Articolo di Lorenzo Giantin


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