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Sarà varato il Primo Maggio il decreto lavoro. Si parte dalla riforma del reddito di cittadinanza

Landini: "Se le notizie saranno confermate, l'idea che in un momento in cui aumenta la povertà si taglia il reddito di cittadinanza a noi sembra una follia"

Sarà varato il Primo Maggio il decreto lavoro. Si parte dalla riforma del reddito di cittadinanza

Sarà varato il Primo Maggio il decreto lavoro, un ampio provvedimento che vuole riformare le politiche attive, la fiscalità e i contratti partendo dalla riforma del reddito di cittadinanza. Archiviate le bozze circolate finora che parlavano di misure con curiosi acronimi -Gil, Bal e Gard- arriva l’assegno di inclusione.
Ne beneficeranno le famiglie con minori over 60 disabili per un importo annuale massimo di 6.000 euro (500 al mese) più un contributo per l’affitto fino a massimo di 3.360euro. Il sussidio sarà erogato per 18 mesi, prorogabili per 12 solo per chi ha ISEE entro 9.360 euro.

Per chi invece in condizioni di essere impiegato, dal primo settembre arriverà lo strumento di attivazione al lavoro, un’indennità di 350 euro riservata per 12 mesi a chi ha tra i 18 e i 59 anni ed è in povertà assoluta con un ISEE non superiore a 6.000 euro ma a patto di partecipare a percorsi formativi.

Chi assume a tempo indeterminato/apprendistato i beneficiari dell’assegno di inclusione avrà un esonero contributivo totale fino a 8.000 euro l’anno, sgravi al 50% per chi assume a tempo determinato stagionale.
Atteso anche un nuovo taglio del cuneo sulle retribuzioni fino a 35.000 euro lordi potrebbe salire a 4 punti rispetto ai 3 tagliati finora per le retribuzioni fino a 25.000 euro ed a 2 punti tra 25.000 e 35.000 euro.
Infine contratti a termine più semplici, restano liberi cioè senza causali fino a 12 mesi.

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“Se le notizie saranno confermate, l’idea che in un momento in cui aumenta la povertà si taglia il reddito di cittadinanza a noi sembra una follia”: lo afferma il leader della Cgil, Maurizio Landini.
“Oggi – aggiunge Landini – è il momento di investire sul lavoro, sulla solidarietà e soprattutto di andare a prendere i soldi dove sono, dove sono stati fatti i profitti, dove c’è l’evasione fiscale e non continuare a pensare che i lavoratori dipendenti e i pensionati sono i bancomat e pagano anche per quelli che evadono le tasse e che non pagano”.
“Noi agli incontri ci andiamo. E’ chiaro che essere convocati la domenica sera per un provvedimento che hanno già deciso e che faranno il lunedì mattina non è quello che noi abbiamo chiesto da tempo, dopodiché valuteremo quello che concretamente verrà realizzato”. Cosí Landini alla vigilia dell’incontro convocato da Palazzo Chigi dalla premier. “Noi – ha aggiunto a margine della marcia anticamorra a Scafati – abbiamo chiesto delle cose molto precise”.

Nel 2043 la popolazione in età da lavoro (15-64 anni) sarà inferiore di 6,9 milioni di persone rispetto ad oggi, e salirà il numero degli anziani di 4,8 milioni.

Per contrastare “almeno parzialmente” questo fenomeno, l’attuale saldo migratorio dovrebbe aumentare di almeno +150 mila persone all’anno. Emerge dall’ultima ricerca realizzata dalla Fondazione Di Vittorio della Cgil, “L’Italia tra questione demografica, occupazionale e migratoria”.

“Un calo insostenibile – avverte il presidente della Fdv, Fulvio Fammoni – che se non contrastato con interventi immediati prospetterebbe un futuro di declino cui non ci si può rassegnare”.

La diminuzione della popolazione è un fenomeno ormai consolidato con evidenti ricadute anche sul mercato del lavoro, sottolinea la ricerca della Fondazione Di Vittorio della Cgil.

Le previsioni probabilistiche a vent’anni (2043) segnalano una riduzione della popolazione residente di oltre 3 milioni rispetto ad oggi, come risultato di una diminuzione dei più giovani (-903 mila) e delle persone in età di lavoro (-6,9 milioni) e di un aumento degli anziani (+4,8 milioni).

Tutto questo, prosegue l’analisi, mentre il meccanismo che alimenta la crescita della popolazione “si è arrestato: il saldo naturale è negativo, mentre il saldo migratorio è positivo, ma del tutto insufficiente a compensare quello naturale. Un apporto aggiuntivo al saldo migratorio di 150 mila persone all’anno consentirebbe in vent’anni di mitigare la diminuzione della popolazione totale e ridurrebbe il calo previsto della popolazione attiva”.

“Non esiste un’unica leva – sottolinea Fammoni – ma più fattori non contrapponibili fra di loro su cui intervenire. La ricerca infatti propone dati e idee di possibili interventi per ridurre in modo accettabile il calo della popolazione in età da lavoro, estendendo a tutti diritti e opportunità e garantendo al Paese la possibilità di sviluppo economico e sociale”.

“E’ necessario uscire dalla logica della propaganda e avviare una serie di misure e investimenti volti alla ripresa della natalità, al sostegno dell’occupazione femminile e all’ingresso legale dei migranti nel nostro Paese, politiche che non devono assolutamente essere contrapposte”, lo afferma la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti, commentando la ricerca della Fondazione Di Vittorio, “L’Italia tra questione demografica, occupazionale e migratoria”.

Secondo Scacchetti, “occorre da un lato, quello del mercato del lavoro, contrastare il lavoro precario, poco tutelato, scarsamente retribuito, prevedere investimenti finalizzati a piani straordinari per l’occupazione e al sostegno e rilancio del welfare. Dall’altro lato, quello dell’immigrazione, va assunto il fenomeno con l’obiettivo di governarlo e considerarlo un’opportunità, superando quindi la logica emergenziale, punitiva e respingente dei decreti degli ultimi mesi, e introducendo un permesso per la ricerca di lavoro della durata di un anno per favorire l’ingresso legale”.

Sarà varato il Primo Maggio il decreto lavoro. Si parte dalla riforma del reddito di cittadinanza

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