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Incidente mortale all’ex Ilva di Taranto: operaio precipita dal convertitore, sciopero immediato

Ex Ilva di Taranto, operaio muore durante un controllo: sciopero e indagini sulla sicurezza

Incidente mortale all’ex Ilva di Taranto: operaio precipita dal convertitore, sciopero immediato

Nuovo drammatico incidente sul lavoro nello stabilimento siderurgico di Taranto. Un operaio di 46 anni ha perso la vita all’interno dell’impianto di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, durante il turno di servizio nell’acciaieria 2, attualmente l’unica in funzione. L’infortunio mortale si è verificato al convertitore 3, in un’area strategica dell’impianto, dove l’uomo era impegnato in attività di controllo tecnico.

Chi era la vittima e cosa stava facendo

La vittima si chiamava Claudio Salamida, aveva 46 anni ed era originario di Putignano, in provincia di Bari. L’operaio era addetto all’ispezione delle valvole e stava svolgendo una verifica di routine su un paiolato, una pedana metallica utilizzata per le operazioni di controllo e manutenzione degli impianti. Secondo le prime informazioni, durante l’attività ispettiva avrebbe improvvisamente ceduto un grigliato metallico, facendolo precipitare nel vuoto.

La caduta dal quinto piano e i soccorsi

Il cedimento della struttura avrebbe provocato una caduta dal quinto al quarto piano dell’impianto, per un volo di diversi metri. Sul posto sono immediatamente intervenuti i responsabili della sicurezza aziendale e il personale sanitario interno ed esterno, che ha tentato a lungo le manovre di rianimazione. Le gravissime lesioni riportate nell’impatto non hanno, però, lasciato scampo al lavoratore, deceduto poco dopo l’incidente.

Le indagini sulla sicurezza e il ruolo dello Spesal

Dopo la tragedia sono scattate le indagini per accertare la dinamica esatta dell’accaduto e verificare il rispetto delle procedure di sicurezza. I funzionari dello Spesal hanno avviato i rilievi tecnici sull’impianto, concentrando l’attenzione sulle condizioni del grigliato e sulle manutenzioni effettuate. L’obiettivo è chiarire se vi siano state carenze strutturali, mancanza di controlli o violazioni delle norme in materia di sicurezza sul lavoro.

La reazione dei sindacati e lo sciopero di 24 ore

La morte di Salamida ha provocato una durissima reazione del fronte sindacale. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato immediatamente 24 ore di sciopero in tutti i siti del gruppo Acciaierie d’Italia, con articolazioni territoriali. Anche l’Usb ha annunciato un’analoga iniziativa di protesta. I sindacati parlano di una tragedia che riaccende l’allarme sulla sicurezza e sulle condizioni degli impianti, sottolineando come simili eventi non possano essere archiviati come fatalità.

Le dichiarazioni del mondo politico e sindacale

Numerose le prese di posizione dopo l’incidente. Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, ha espresso cordoglio alla famiglia e ha sostenuto lo sciopero, chiedendo al governo di accelerare sull’attuazione delle misure in materia di sicurezza. Anche la Uil, con la segretaria confederale Ivana Veronese, ha parlato di un 2026 iniziato nel peggiore dei modi, ribadendo la necessità di interventi più incisivi e strutturali.

L’emergenza sicurezza e il nodo degli investimenti

Dal sindacato metalmeccanico arriva un’accusa chiara: la tragedia sarebbe il frutto di anni di mancati investimenti sulla manutenzione degli impianti e sulla prevenzione. Secondo Rocco Palombella, segretario generale Uilm, l’incidente poteva essere evitato e impone una riflessione profonda sulle responsabilità. La Fim-Cisl, con Ferdinando Uliano, sottolinea come le risorse destinate alla gestione ordinaria non siano sufficienti e chiede un piano strutturale di messa in sicurezza.

La vertenza ex Ilva e la richiesta di un tavolo a Palazzo Chigi

L’ennesima morte sul lavoro si inserisce in una fase già estremamente delicata per l’ex Ilva di Taranto, al centro di una complessa vertenza industriale e occupazionale. I sindacati tornano a chiedere con urgenza la riapertura di un tavolo a Palazzo Chigi per definire un assetto proprietario stabile e garantire investimenti certi su sicurezza, manutenzione e futuro produttivo dello stabilimento. Intanto, l’intero mondo del lavoro si stringe attorno alla famiglia di Claudio Salamida, che lascia una moglie e un figlio piccolo.

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