Monza, i docenti si scagliano contro la DAD: “Non è la soluzione”

Monza, 20 gennaio 2021. La «DAD», la «didattica a distanza», è stato uno strumento utile per la gestione dell’emergenza, ma non può sostituire le lezioni in presenza. Parola di «Prof.». È il risultato di un questionario online promosso dal Comune di Monza presso le scuole del territorio, pubbliche e private.
La «DAD» non è la soluzione. Sono stati 888 (361 della scuola secondaria di secondo grado, 249 della primaria, 199 della secondaria di primo grado e 79 dell’infanzia) i docenti che, tra il 23 dicembre e il 10 gennaio, hanno partecipato alla rilevazione. La valutazione, dalle scuole primarie a quelle secondarie di secondo grado, è simile: la «didattica a distanza» limita la dimensione relazionale dell’insegnamento, genera demotivazione e facilita la distrazione da parte dello studente.
Suoniamo la campanella, è ora di tornare in classe. «La DAD – spiega il Sindaco Dario Allevi che ha anche la delega di Anci a Istruzione e Politiche Educative – è stata uno strumento indispensabile in questi dieci mesi caratterizzati dall’emergenza sanitaria, soprattutto tra ottobre e dicembre quando la seconda ondata ha colpito ancor più duramente il nostro territorio. Le innovazioni imposte della pandemia devono essere colte come occasioni per ripensare il sistema scuola che deve essere più connessa, più innovativa e al passo con i tempi. Studenti, insegnanti e famiglie, però, finora hanno pagato un prezzo altissimo: devono tornare a guardare alla scuola come a un punto di riferimento, uno spazio fisico di formazione e confronto. Dobbiamo rivendicare con forza il valore dell’istruzione perché il rischio è “perdere” un’intera generazione di ragazze e ragazzi. Adesso è ora di tornare in classe».
Le materie in difficoltà. Oltre la metà dei docenti interpellati ritengono che la «DAD» abbia inciso negativamente sull’apprendimento degli studenti. Inoltre il questionario ha messo in luce come, nelle scuole medie, le materie che hanno «sofferto» maggiormente sono state le lingue straniere (67%), matematica (60%) e italiano (41%), mentre alle superiori matematica (49%), attività di laboratorio (38%) e latino (35%).
Attenzione agli studenti più fragili. Le conseguenze psicologiche, sia educative che sociali, di questa chiusura prolungata su bambini e adolescenti rischiano di essere drammatiche. Le misure messe in atto per combattere il Covid-19 devono tener conto del loro effetto sulla salute globale, specialmente di quella delle generazioni future. In particolare le lezioni a distanza – sottolineano i docenti nel questionario – rappresentano un problema, soprattutto per gli studenti più bisognosi di attenzioni e supporto, sia per ragioni socio-economiche sia per la presenza di «BES» («Bisogni Educativi Speciali»).
I limiti della «DAD». Tra le criticità i docenti hanno segnalato la necessità di maggiori investimenti in infrastrutture e dotazioni informatiche, il potenziamento degli sportelli psicologici, la carenza di aule e spazi dedicati alla «DAD», la difficoltà di alcuni studenti a partecipare alle lezioni a distanza per mancanza o carenza di attrezzature e connessione.
Il recovery fund, un’opportunità per la scuola. «In questa delicata fase di crisi politica – conclude il Sindaco – non dobbiamo dimenticare che sul tavolo c’è il recovery fund, un’opportunità per investire risorse mai avute prima su edilizia scolastica e servizi all’istruzione. Rafforzare il ruolo della scuola deve essere in cima alle agende di tutti i livelli istituzionali. È qui che si gioca il futuro del Paese. Non dimentichiamocelo mai».
A fianco di studenti e famiglie. «Confermiamo l’impegno di essere al fianco delle famiglie e del mondo della scuola -aggiunge l’assessore all’Istruzione Pier Franco Maffé – per superare questo difficile momento, con la certezza che l’Amministrazione Comunale continuerà a garantire il proprio sostegno agli studenti per affrontare al meglio e in sicurezza il proprio percorso scolastico e di crescita educativa».
Dati per le decisioni future. Il Sindaco provvederà, nei prossimi giorni, a consegnare il focus agli Enti che hanno diverse competenze sul mondo dell’istruzione – Regione Lombardia, Anci e Prefettura – per offrire dati certi su cui proseguire il confronto sul tema della scuola con l’obiettivo di riportare al più presto gli studenti in classe. Al termine dell’anno scolastico lo strumento di rilevazione sarà riproposto per verificare eventuali cambiamenti di prospettiva e approfondire l’analisi del contesto scolastico.
Classi in quarantena. Tra settembre e dicembre, nel corso della seconda ondata dell’epidemia, le classi in quarantena sono state 238 (20 al nido, 35 all’infanzia, 97 alla primaria, 38 alla secondaria primo grado e 48 alla secondaria secondo grado), il 19,1% di tutte le classi degli istituti scolastici monzesi. I quartieri più colpiti sono stati il Centro/San Gerardo con 76 classi, Cederna/Cantalupo con 28 e Triante con 27, mentre quello in cui l’epidemia si è avvertita meno è risultato essere Sant’Albino con solo 7 classi in quarantena. Il «picco» delle classi in quarantena è coinciso con la chiusura delle scuole a seguito di ordinanza regionale (23 ottobre) e l’istituzione della zona rossa in Lombardia (6 novembre): 79 classi dal 16 al 31 ottobre e 89 classi dall’1 al 15 novembre). Da quel momento la curva ha cominciato a scendere: 20 classi dal 16 al 30 novembre e 13 classi dall’1 al 22 dicembre. La popolazione scolastica monzese è composta da 25.935 studenti suddivisa in 1.240 classi.

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