Trentini e Burlò liberi dopo 423 giorni in Venezuela: il ritorno in Italia e l’abbraccio delle istituzioni
Trentini e Burlò liberi dopo 423 giorni: il ritorno in Italia e l’impegno per gli altri detenuti in Venezuela
Dopo 423 giorni di carcere in Venezuela, Alberto Trentini e Mario Burlò sono finalmente tornati in Italia. Il Falcon del XXXI Stormo, partito da Caracas, è atterrato all’aeroporto militare di Ciampino intorno alle 8.30 del mattino, riportando a casa il cooperante veneto e l’imprenditore torinese arrestati e detenuti per oltre quattordici mesi. Un rientro atteso, carico di emozione, che segna la fine di una lunga e dolorosa vicenda umana e diplomatica.
L’accoglienza delle istituzioni: Meloni e Tajani in prima linea
Ad attendere Trentini e Burlò sulla pista c’erano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. Un’accoglienza sobria, ma profondamente sentita, scandita da strette di mano, sorrisi commossi e parole misurate. “Bentornati a casa”, ha scritto Meloni sui social, pubblicando un video dell’arrivo e lasciando spazio, come ha sottolineato lei stessa, al tempo da recuperare con i familiari dopo una separazione così lunga e forzata.
“Siamo felicissimi, ma a un prezzo altissimo”
All’uscita dallo scalo romano, l’avvocata Alessandra Ballerini ha letto una dichiarazione condivisa da Alberto Trentini e dalla sua famiglia. Parole che restituiscono la complessità di una gioia segnata dalla sofferenza: “siamo felicissimi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo. Non si possono cancellare questi interminabili 423 giorni”. Un messaggio che chiede rispetto e silenzio dopo il clamore mediatico, per permettere ai due uomini e ai loro cari di ricostruire una quotidianità fatta di serenità e libertà.
Il racconto della detenzione e le ferite invisibili
Sia Trentini sia Burlò hanno assicurato di non aver subito violenze fisiche, ma il peso della detenzione si è manifestato soprattutto sul piano psicologico. Mario Burlò ha raccontato la difficoltà di non poter parlare con i figli per quasi un anno, una prova che segna nel profondo qualsiasi genitore. “Ho perso trenta chili, ma non importa: l’importante è essere tornato e aver riabbracciato i miei ragazzi”, ha detto, descrivendo una prigionia che, pur senza percosse, ha lasciato cicatrici profonde.
La telefonata del Presidente Mattarella
Nel giorno del ritorno in Italia, non è mancato il gesto del Capo dello Stato. Il presidente Sergio Mattarella ha telefonato alla madre di Alberto Trentini, condividendo con lei la gioia dopo mesi di sofferenza. Un segnale istituzionale che ha voluto sottolineare la vicinanza dello Stato non solo sul piano politico, ma soprattutto umano.
L’impegno del governo per gli altri detenuti italiani
La liberazione di Trentini e Burlò non chiude il capitolo dei connazionali detenuti in Venezuela. Antonio Tajani ha ribadito che restano 42 italiani nelle carceri venezuelane, di cui 24 detenuti per motivi politici, molti con doppia cittadinanza italo-venezuelana. “Lavoriamo per riportarli tutti a casa”, ha assicurato il ministro, rivendicando il lavoro della diplomazia e delle strutture consolari impegnate senza sosta in un contesto complesso e delicato.
Le reazioni politiche e il contesto internazionale
Alla notizia della liberazione hanno fatto seguito reazioni trasversali dal mondo politico. Angelo Bonelli, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha espresso soddisfazione per il ritorno in libertà dei due italiani, riconoscendo il ruolo delle istituzioni, ma ha anche inserito la vicenda in un quadro più ampio di critica alle politiche internazionali e all’uso strumentale dei diritti umani nei conflitti globali. Un dibattito che accompagna inevitabilmente casi come questo, sospesi tra diplomazia, geopolitica e diritti fondamentali.
Un ritorno che apre uno spiraglio di speranza
Il lungo abbraccio ai familiari sulla pista di Ciampino, i sorrisi dei figli di Burlò e le lacrime della madre di Trentini sono diventati il simbolo di una liberazione che va oltre il dato politico. La vicenda di Alberto Trentini e Mario Burlò restituisce l’immagine di una sofferenza condivisa e di un lavoro diplomatico silenzioso, ma costante. Ora la speranza è che questo ritorno possa rappresentare un primo passo verso la liberazione di tutti gli altri italiani ancora detenuti in Venezuela.
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