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Progetto Wanted, 83 latitanti arrestati e 500 anni di carcere: maxi-operazione contro i vertici del crimine

Progetto Wanted: arresti, cooperazione internazionale e maxi-operazioni contro i latitanti più pericolosi

Ottantatré latitanti arrestati e circa cinquecento anni di reclusione complessivi da scontare. È questo il risultato del Progetto Wanted, l’iniziativa promossa e coordinata dalla Direzione centrale anticrimine – Servizio centrale operativo, nata per rafforzare in modo strutturale le attività di individuazione e cattura dei ricercati di maggiore pericolosità. Numeri che certificano un salto di qualità nella capacità dello Stato di colpire chi, per anni, ha tentato di sottrarsi all’esecuzione delle sentenze e delle misure cautelari.

Misure cautelari e condanne definitive: il profilo dei ricercati

Nel dettaglio, ventinove dei soggetti arrestati erano destinatari di misure cautelari, mentre cinquantaquattro erano ricercati per l’esecuzione di provvedimenti definitivi. Le pene residue, che complessivamente ammontano a circa cinquecento anni di carcere, restituiscono l’immagine di un bacino criminale di altissimo livello, composto da figure apicali di organizzazioni dedite al traffico di droga, a reati violenti e ad attività illecite strutturate anche su scala internazionale.

Un’azione continuativa che parte dal 2025

I risultati ottenuti a partire da gennaio 2025 confermano l’efficacia di una strategia di contrasto mirata e continuativa, capace di incidere concretamente sulle reti criminali. Il Progetto Wanted non si limita alla repressione, ma mira a interrompere la capacità operativa dei sodalizi, colpendo i vertici e riducendo in modo significativo il livello di minaccia per la sicurezza pubblica.

Dott. Armano Ugo

Il modello operativo integrato alla base del Progetto Wanted

Alla base dell’iniziativa c’è un modello operativo integrato che combina investigazione tradizionale e strumenti avanzati di intelligence. L’azione coordinata delle Squadre mobili e delle articolazioni specializzate del Servizio centrale operativo consente di localizzare i ricercati anche dopo lunghi periodi di latitanza. Fondamentale è l’uso di tecnologie evolute, l’analisi incrociata dei dati e la collaborazione costante con le Procure della Repubblica competenti, insieme al raccordo con il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e con la rete globale degli Uffici degli Esperti per la Sicurezza.

Il rientro in Italia del latitante albanese dopo 25 anni

Tra i risultati più recenti spicca il rientro in Italia, avvenuto venerdì sera all’Aeroporto di Roma Fiumicino, di un cittadino albanese di 48 anni, latitante dal 2000 e condannato a 21 anni di reclusione. L’uomo è stato scortato dal personale del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia dopo l’arresto eseguito il 21 febbraio 2025. La cattura è il risultato di una serrata indagine durata circa un anno, condotta dalla Squadra Mobile di Caserta e dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.

Il traffico di cocaina dall’Albania al litorale domizio

Secondo le ricostruzioni investigative, il soggetto era l’organizzatore di un’associazione criminale transnazionale finalizzata al traffico illecito di stupefacenti. Il gruppo avrebbe gestito per anni numerosi trasporti di cocaina dall’Albania all’Italia, utilizzando imbarcazioni clandestine e rifornendo in modo sistematico il litorale domizio. L’organizzazione era strutturata, con ruoli precisi e un sistema di finanziamento comune per l’acquisto della droga, che prevedeva la condivisione delle spese e delle eventuali perdite tra tutti gli affiliati.

Il ruolo apicale e la lunga latitanza

L’arrestato ricopriva un ruolo apicale, occupandosi dell’intera filiera logistica: dalla partenza delle partite di droga dall’Albania all’arrivo in Italia, fino allo stoccaggio sul territorio campano prima della distribuzione. La sua latitanza, durata quasi venticinque anni, si era consumata proprio in Albania, dove si era rifugiato prima che la condanna diventasse definitiva, nel tentativo di sottrarsi alla giustizia italiana.

La cattura a Dubai di un altro vertice del narcotraffico

Un secondo risultato di rilievo è arrivato lunedì scorso a Dubai, dove le autorità locali hanno individuato e arrestato un cittadino albanese di 39 anni, latitante dal 2019. L’uomo era stato condannato in via definitiva a 8 anni e 7 mesi di reclusione come elemento di vertice di un’organizzazione internazionale dedita al narcotraffico, con base logistica in provincia di Venezia. Anche in questo caso, la cooperazione internazionale si è rivelata decisiva per chiudere il cerchio attorno a una figura chiave del traffico di droga.

Cooperazione internazionale e sicurezza pubblica

I due arresti più recenti rappresentano la sintesi dell’approccio del Progetto Wanted: un’azione che supera i confini nazionali, si fonda su uno scambio informativo costante e colpisce i latitanti ovunque si trovino. Un modello che rafforza la credibilità dello Stato e invia un messaggio chiaro alle organizzazioni criminali: la fuga non garantisce l’impunità.

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