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Giorno della Memoria, Mattarella: “Razzismo e antisemitismo tornano a diffondersi, serve un’azione rigorosa dell’Ue”

Giornata della Memoria, Mattarella al Quirinale: “Razzismo e antisemitismo ad alta pericolosità”

Nel Giorno della Memoria, celebrato il 27 gennaio in ricordo delle vittime della Shoah, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affidato al Quirinale un messaggio netto: la memoria dell’Olocausto resta un dovere “massimo”, che non può essere eroso dal tempo, e diventa ancora più urgente di fronte al ritorno di segnali d’allarme. Il capo dello Stato ha infatti richiamato il “riproporsi e diffondersi” di manifestazioni di razzismo e antisemitismo, definendole un indice di “alta pericolosità” che chiama in causa “una azione rigorosa” delle autorità in tutta l’Unione europea.

“Nella Repubblica non c’è posto”: la linea di principio contro discriminazioni e violenza

Il discorso del presidente si muove lungo un asse che è insieme istituzionale e civile: nella Repubblica italiana, ha scandito, non può esserci spazio per il “veleno dell’odio razziale”, per i germi della discriminazione e per l’antisemitismo che riaffiora “ancora pericolosamente”, né per chi predica violenza o coltiva ideologie di oppressione e sopraffazione. È un richiamo che lega l’attualità alla natura stessa della democrazia, perché l’intolleranza non è soltanto un reato o un insulto alla convivenza: è un attacco alle fondamenta su cui si regge lo Stato di diritto.

La Shoah come sterminio pianificato: la “macchina” e la complicità diffusa

Mattarella ha insistito anche sul carattere storico della Shoah, descritta come uno sterminio lungamente progettato e programmato con “sconvolgente efficienza”, fino ai minimi dettagli. Nel richiamare le responsabilità, il capo dello Stato ha evocato l’adesione di ampi settori dello Stato nazista e della società: dai giuristi ai medici, dagli scienziati ai burocrati, dai militari ai cittadini trasformati in delatori. Un riferimento che sottolinea il meccanismo con cui l’odio diventa sistema: quando propaganda, conformismo e opportunismo rendono “normale” l’abisso.

Solidarietà a Liliana Segre: “volgarità e imbecillità” non cancellano la gravità

Uno dei passaggi più duri è stato dedicato alla senatrice a vita Liliana Segre. Mattarella ha espresso la riconoscenza della Repubblica per la sua testimonianza e, allo stesso tempo, solidarietà e affetto di fronte agli attacchi subiti, definiti “colmi” di “volgarità e di imbecillità”. Parole che non attenuano, ma anzi qualificano la minaccia: per il presidente, proprio quel ripresentarsi dell’odio, anche quando assume forme triviali, resta un segnale da prendere con la massima serietà perché indica un clima che può radicalizzarsi.

“Repubblica sorta dal sangue dei deportati”: il nesso tra Memoria e Costituzione

Nel suo intervento, il capo dello Stato ha legato la Giornata della Memoria alla nascita dell’Italia repubblicana. Repubblica e Costituzione, ha ricordato, sono nate contro ideologie disumane e sanguinarie che hanno avvelenato la prima metà del Novecento e sono sorte “dal sangue innocente” dei deportati nei campi di sterminio e dei combattenti per la libertà. Il senso politico di questa cornice è chiaro: non si tratta solo di ricordare, ma di riconoscere che l’antidoto istituzionale all’odio è inscritto nella carta costituzionale e nella storia che l’ha generata.

Meloni: “L’antisemitismo è un morbo che torna a diffondersi”

Alla cerimonia e nella giornata di commemorazioni si è affiancata anche la dichiarazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha condannato la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti e nelle deportazioni, ricordando l’ignominia delle leggi razziali del 1938. Nella stessa dichiarazione la premier ha sottolineato che l’antisemitismo non è stato sconfitto definitivamente, definendolo un “morbo” tornato a diffondersi in forme nuove e virulente, e ribadendo l’impegno a contrastarne ogni declinazione.

Il Papa: no a ogni forma di antisemitismo, richiamo alla “Nostra Aetate”

Nel quadro delle voci istituzionali, anche Papa Leone XIV è intervenuto con un messaggio pubblico in cui ha ribadito la fedeltà della Chiesa alla posizione espressa dalla dichiarazione “Nostra Aetate” e il rifiuto di qualsiasi discriminazione o molestia per motivi etnici, di lingua, nazionalità o religione. Un richiamo che colloca la memoria della Shoah dentro una responsabilità morale che travalica i confini nazionali e interroga credenti e non credenti sul terreno comune della dignità umana.

Perché il 27 gennaio: Auschwitz, l’Onu e la legge italiana

La data del 27 gennaio richiama la liberazione del campo di Auschwitz, divenuto simbolo universale dello sterminio. In Italia, la ricorrenza è stata istituita con la legge 20 luglio 2000, n. 211, che dedica il Giorno della Memoria al ricordo della Shoah, delle leggi razziali e dei deportati militari e politici italiani, oltre che di quanti si opposero al progetto di sterminio rischiando la vita per salvare altre vite.

Il monito del presente: la Memoria come vigilanza democratica

Nel senso complessivo dei messaggi istituzionali, emerge una linea comune: ricordare non è un rito, ma un esercizio di vigilanza. Mattarella lega la recrudescenza di razzismo e antisemitismo a un rischio sistemico, che riguarda la tenuta delle democrazie europee; Meloni insiste sulla condanna storica delle responsabilità fasciste e sulla necessità di prevenire nuove forme di odio; il Papa richiama la responsabilità di respingere ogni discriminazione. La Giornata della Memoria, così, torna a essere non soltanto commemorazione del passato, ma lente per riconoscere i segnali del presente e impedirne la normalizzazione.

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