Funerali di Valentino Garavani a Roma, l’addio all’imperatore della moda tra musica e applausi
Funerali Valentino Garavani a Roma: l’omelia sulla bellezza, i vip in basilica e l’ultimo viaggio a Prima Porta
Roma ha accompagnato oggi, 23 gennaio, l’ultimo viaggio di Valentino Garavani, scomparso il 19 gennaio a 93 anni. La cornice scelta per i funerali – la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica – ha restituito la misura solenne di un congedo che è stato insieme rito religioso, omaggio civile e tributo a un’icona capace di trasformare l’eleganza in linguaggio universale.
L’ingresso del feretro e la liturgia nel segno della musica
Il feretro è entrato in basilica quando tutti gli ospiti erano già seduti, accolto dalle note della “Lacrimosa” di Mozart, scelta che ha marcato fin dall’inizio la tonalità del raccoglimento. La celebrazione è stata presieduta da don Pietro Guerini, parroco della basilica, in una funzione scandita da un programma musicale che ha alternato sacro e memoria, fino ai brani d’uscita che hanno trasformato il silenzio in un saluto corale.
“La bellezza salva”: l’omelia che racconta l’eredità di Valentino
Nell’omelia, don Pietro Guerini ha costruito il ritratto più intimo del maestro: non solo lo stilista celebrato dal mondo, ma un “cercatore di bellezza” capace di generare felicità e sogni. “La bellezza salva e produce sogni che cambiano il mondo”, ha ricordato, legando l’opera di Valentino a una dimensione che supera la moda e tocca la vita delle persone. È in questa chiave che la basilica è diventata, per un’ora, lo spazio di un racconto collettivo: quello di una bellezza seminata e restituita, oggi, come gratitudine.
La parata di volti internazionali tra moda, cinema e istituzioni
Ai funerali hanno preso parte figure centrali dell’industria fashion e dello spettacolo, da Anna Wintour ad Anne Hathaway, insieme a grandi firme e protagonisti del sistema moda. Accanto ai nomi internazionali, la presenza delle istituzioni – dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri ad altri rappresentanti della vita pubblica – ha sottolineato il profilo nazionale dell’addio, quello riservato a un ambasciatore del Made in Italy che ha vestito generazioni di celebrità, teste coronate e first lady.
Fiori bianchi e dettagli simbolici: il rigore dell’eleganza fino all’ultimo
Dentro e fuori la basilica, la scelta dei fiori bianchi – già vista nei giorni della camera ardente – ha definito un’estetica sobria, coerente con il tono della giornata. Vicino al feretro, una fotografia in bianco e nero dello stilista sorridente ha riportato l’attenzione dall’icona all’uomo, mentre in piazza un cartello improvvisato dai presenti ha sintetizzato l’emozione popolare: “Tutto il mondo piange Valentino… perdiamo un fiore, il fiore più bello”. Il lutto, qui, non è rimasto confinato alle prime file: ha attraversato anche la folla dei cittadini che ha voluto esserci, a testimoniare quanto il suo nome sia entrato nell’immaginario collettivo.
Le parole di Giammetti e Hoeksema: l’affetto che supera la cronaca
Tra i momenti più intensi, i discorsi di chi ha condiviso con Valentino vita e lavoro. Giancarlo Giammetti, socio storico e compagno di un lungo tratto di strada, ha richiamato il tema della bellezza come insegnamento e missione, promettendo di continuare il cammino anche attraverso la fondazione che porta i loro nomi. Il suo commiato, affidato anche a un post social costruito come collage emotivo – frase-manifesto, arte e musica – ha mostrato quanto la memoria di Valentino venga custodita come patrimonio culturale prima ancora che affettivo.
Ancora più fragile e diretto l’intervento di Vernon Bruce Hoeksema, compagno negli ultimi anni, in lacrime: non un addio, ma un grazie. Parole poche, ma decisive, che hanno spostato il baricentro dal mito alla quotidianità condivisa, ricordando che dietro il “rosso Valentino” e dietro le passerelle c’era una vita fatta di dialoghi, abitudini, intimità.
L’uscita tra gli applausi e l’ultimo viaggio verso Prima Porta
Al termine della funzione, un lungo applauso commosso ha riempito la basilica: un gesto spontaneo, quasi inevitabile, per chiudere una stagione della moda italiana. Il feretro è stato accompagnato all’esterno sulle note de “Il nostro concerto” di Umberto Bindi, scelta dal forte valore evocativo, prima del trasferimento al cimitero Flaminio di Prima Porta per la tumulazione. La musica, più delle parole, ha tenuto insieme tutto: la sacralità del rito e la dimensione pubblica di un saluto che ha unito star e cittadini in un’unica, composta, gratitudine.
Un’eredità oltre le passerelle: il posto di Valentino nella storia del Made in Italy
La giornata romana ha confermato ciò che la moda ripete da decenni: Valentino non è stato soltanto un creatore di abiti, ma un architetto di immaginari. L’attenzione maniacale per le proporzioni, la costruzione della silhouette, la capacità di rendere riconoscibile un colore come firma emotiva: tutto questo ha fatto della sua opera un lessico condiviso, capace di parlare a Hollywood come alle capitali europee e ai grandi eventi del jet set. Non sorprende che, nelle stesse ore, dal mondo istituzionale sia arrivato il richiamo al ruolo dei grandi stilisti come “ambasciatori” dell’Italia, in una stagione in cui il Paese ha recentemente salutato anche Giorgio Armani, altro pilastro della moda nazionale.
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