Vicenza, Centro Antiviolenza del Comune: quasi triplicato il numero delle donne che ci si rivolge

Rinnovato l'affidamento per la gestione all'associazione Donna Chiama Donna

Vicenza, l’associazione Donna chiama Donna continuerà a gestire il Centro Antiviolenza del Comune di Vicenza, dall’1 aprile 2021 al 31 dicembre 2022, a seguito di una gara ad evidenza pubblica che affida il Ceav per l’importo complessivo di 165.797 euro (esclusa iva).

Lo ha annunciato oggi , nella sede del centro, l’assessore ai servizi sociali Matteo Tosetto con la presidente di Donna chiama Donna Maria Zatti.

“Dal primo di aprile il centro antiviolenza è gestito da Donna chiama Donna, in continuità quindi con la gestione precedente – ha spiegato l’assessore ai servizi sociali Matteo Tosetto -. Il servizio offerto è fondamentale soprattutto se si osservano i dati: è quasi triplicato, purtroppo, il numero delle donne che si rivolge a questo sportello. E questo incremento è dovuto anche alla pandemia che ci ha colpiti e che costringe le donne a trascorrere più tempo in casa con il maltrattante. Il servizio si rivela quindi sempre più necessario e certamente verrà potenziato grazie alla professionalità dei servizi sociali del Comune di Vicenza e alla rete delle realtà che collaborano con il Comune insieme a tutti i volontari e alle professionalità coinvolte. Grazie all’apporto di tutti riusciamo a dar aiuto a tante donne che desiderano uscire dalla grave situazione di violenza e maltrattamento che vivono tra le mura domestiche”.

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Il Comune di Vicenza è ente attuatore riconosciuto dalla Regione del Veneto per il Centro Antiviolenza dei Comuni del distretto est dell’AUlss8 Berica e, grazie ad una specifica convenzione, dello sportello antiviolenza sito nel Comune di Arzignano per il distretto ovest.

Il Centro di stradella dei Cappuccini 67, che è stato attivato nel 2012, è affidato all’associazione Donna chiama Donna che, attraverso professioniste, garantisce i servizi specificatamente dedicati alle donne vittime di violenza.

In particolare lo sportello di ascolto della sede di Vicenza è a disposizione 2 ore al giorno su 5 giorni alla settimana. In questa fase di emergenza sanitaria è possibile richiedere colloqui online.
Tra le attività vi sono l’affiancamento e il supporto alle operatrici del Centro Antiviolenza con volontarie formate, il servizio di counselling, le consulenze psicologiche, le consulenze legali, l’accompagnamento alla denuncia del maltrattamento, l’accompagnamento ai servizi sociali e sociosanitari.
L’associazione Donna chiama Donna integra l’offerta con gruppi di mutuo aiuto per dipendenze affettive, il gruppo psicoterapeutico per donne in uscita da situazioni di violenza intrafamiliare gestito da professioniste volontarie e il gruppo di lettura.

Particolare attenzione è dedicata a eventi di sensibilizzazione come spettacoli teatrali, partecipazioni a trasmissioni televisive locali, ad assemblee nel territorio, per favorire una cultura dei diritti e del rispetto delle donne.
Infine il centro si occupa anche di attività di formazione e sensibilizzazione nelle scuole, attraverso progetti specifici per classi e per età e per assemblee d’istituto presentati da psicologhe, psicoterapeute, pedagogiste e avvocate volontarie.

Dati del Centro Antiviolenza 2020-2021

Il Centro Antiviolenza di Vicenza nel periodo da gennaio 2020 a marzo 2021 ha garantito un servizio di apertura al pubblico di 30 ore settimanali il lunedì, martedì, mercoledì, venerdì dalle 8.30 alle 14 e il giovedì dalle 9 alle 17 (tel.0444230402, email: [email protected]).
L’ascolto telefonico e i colloqui in presenza sono stati garantiti dalle operatrici e dalle volontarie dell’associazione opportunamente formate.
Durante gli orari di chiusura del CeAV è sempre stata attiva una segreteria telefonica che fornisce informazioni e numeri di emergenza, anche collegandosi al 1522, numero unico nazionale a cui rivolgersi se si è vittime di violenza. La segreteria è stata controllata giornalmente al fine di rispondere celermente a tutte le richieste.
Durante il periodo di lockdown nazionale dovuto alla pandemia da Covid-19, si è reso necessario il potenziamento del servizio di ascolto telefonico o di altre modalità telematiche per ovviare all’impossibilità di effettuare colloqui “in presenza”. Durante tale periodo il centro è rimasto comunque aperto con la presenza costante di almeno un’operatrice; al contempo si è potenziato il lavoro in smartworking per assicurare il proseguimento dei contatti con le donne già in carico al servizio attraverso telefono, email
o altre piattaforme informatiche.

Prese in carico

Nell’anno 2020 e nei i primi 3 mesi del 2021 il Ceav ha seguito 266 donne, di cui 156 nuove prese in carico. La presa in carico dei casi ha previsto, soprattutto se la situazione si presentava complessa, colloqui a cadenza settimanale e accompagnamento totale, almeno nel primo periodo. L’obiettivo, in situazioni di forte complessità, è stato quello di rendere le donne sempre più autonome nelle decisioni e nelle azioni. In questa tipologia di presa in carico, il lavoro da parte dell’operatrice è stato duplice: una parte di accompagnamento pratico che ha previsto il coordinamento con altri professionisti ove necessario (avvocato, forze dell’ordine, assistente sociale, commercialista, consulente del lavoro ed altri) e una parte di sostegno emotivo e di empowerment che ha spesso fatto emergere necessità di tipo psicologico più approfondito. Durante il 2020 – 2021 molte donne hanno necessitato di sostegno e monitoraggio anche nella fase critica di avvio della separazione, dell’avvio di processi civili o penali. Questo tipo di prese in carico dura di solito almeno un anno, in alcuni casi anche più di 18 mesi. Talvolta le donne che si sono rivolte al Centro si sono presentate già decise sulle azioni da intraprendere e l’accompagnamento da parte del centro è stato di tipo orientativo e ha previsto all’inizio dei colloqui ravvicinati che hanno permesso di fare il punto della situazione e fornire le prime informazioni o indicazioni in base alla richiesta; successivamente è stato effettuato un monitoraggio più “blando”, di solito a cadenza mensile, e una restituzione finale conclusiva del percorso. Le tempistiche di presa in carico, in questi casi non raggiungono quasi mai i
6 mesi. Per entrambe le situazioni è stato costruito un piano di sicurezza individuale
con l’obiettivo di evitare una situazione di pericolo grave per sé e per i minori
presenti.
Delle 266 donne seguite in questo periodo al CeAV di Vicenza, 139 hanno figli minori, 141 non sono indipendenti economicamente, 156 sono italiane (pari al 58%).
La fascia di età più colpita è quella che va dai 31 ai 50 anni, ma sta crescendo velocemente anche il numero delle donne più giovani che vanno dai 18 ai 30 anni.
La motivazione che porta le donne a contattare il Centro è per l’84% dovuta a maltrattamenti da parte del partner convivente/coniuge attuale (66%) o ex partner/coniuge (20%).
Sulla stessa linea sono i dati per quanto riguarda lo Sportello di Arzignano in cui le prese in carico si aggirano su circa 80 donne.
Nel corso del medesimo periodo le donne che hanno finito il percorso con il CeAV e sono riuscite ad uscire dalla situazione di violenza sono state 70.

Consulenze legali

Il CeAV, grazie alla convenzione con l’Ordine degli Avvocati di Vicenza, può attivare delle consulenze legali sia civili che penali per le vittime di violenza. Le consulenze legali sono state attivate a seguito di almeno un primo colloquio con l’operatrice di riferimento, con lo scopo di chiarire assieme alla donna le richieste e domande da porre al legale. Alla consulenza è sempre stata presente anche l’operatrice referente per il caso. Scopo delle consulenze è anche quello di fornire alla donna le informazioni sull’accesso al gratuito patrocinio e la relativa documentazione necessaria. Durante il 2020 sono state fornite più di 40 consulenze legali di cui circa il 40% in modalità online a seguito delle restrizioni per la pandemia da Covid 19.
Nel corso del 2020 molto preziosa è stata la possibilità di avere delle consulenze da parte di commercialisti e consulenti del lavoro, grazie ad un progetto finanziato dal Ministero delle pari Opportunità contro la violenza economica. È stato possibile offrire a molte donne consulenze con commercialiste e consulenti del lavoro per sostenerle nell’affrontare problematiche quali: violenza economica, sovraindebitamento, dipendenza economica dal maltrattante, inserimento nel mondo del lavoro, lettura dei contratti di lavoro. In alcuni casi la presa in carico è stata coordinata con altri servizi del territorio (servizio sociale, forze dell’ordine, consultorio ed altre realtà).

Sensibilizzazione e formazione

L’Associazione e il CeAV svolgono da sempre attività di formazione e sensibilizzazione, con particolare attenzione alla prevenzione nelle scuole di ogni ordine e grado del territorio dell’AUlss 8 Berica.
A causa della pandemia, nel corso del 2020, gli interventi in presenza si sono limitati ai mesi di gennaio e febbraio 2020 e in alcune occasioni si sono svolti incontri online richiesti dalle scuole stesse in febbraio e marzo 2021.

Accanto alla gestione del Centro l’associazione, insieme alle volontarie, garantisce una serie di progetti tra cui: il progetto “Giovani Consapevoli”, ideato per le scuole dall’associazione Donna chiama Donna, è volto alla promozione della cultura della parità di genere favorendo la gestione non violenta delle relazioni e una “sana affettività”; uno sportello telefonico per genitori e minori in situazioni di disagio, aperto nella primavera del 2020, che ha raccolto e intercettato richieste d’aiuto da parte di minori vittime di violenza diretta o assistita, permettendone l’orientamento presso i servizi territoriali preposti.

Uno dei progetti importanti è quello de “La valigia di Caterina”, progetto che nasce nel 2016 per dare la possibilità alle donna vittima di violenza di seguire un percorso per potersi inserire all’interno della società. Il progetto, a seguito di un protocollo d’intesa siglato con il Lions Club Vicenza Palladio nel 2019, ha raggiunto recentemente un ottimo traguardo: dal mese di marzo 2021 è a disposizione la “Casa di Caterina” che può accogliere tre donne e sei minori che possono rimanere qui il tempo necessario per riorganizzare la propria vita. La “Casa di Caterina” è stata aperta grazie al supporto del Centro Antiviolenza e con il contributo di Lions Club Vicenza Palladio e di una coppia di sposi che ha devoluto al progetto la somma raccolta con la propria lista nozze.
“La valigia di Caterina” è intitolata alla memoria di Caterina Evangelisti Fronzaroli, avvocata vicentina impegnata nella difesa dei diritti delle donne vittime di violenza.

Criticità del periodo di lockdown: fine febbraio-maggio 2020

Innanzitutto, fin dai primi giorni, si sono acutizzate situazioni che, fino a quel momento, dopo lunghi e difficili percorsi, stavano andando verso una risoluzione e una maggiore autonomia della donna e che hanno rischiato di diventare situazioni ad altissimo pericolo. La costrizione in casa, il cercare da parte delle donne di tenere i “toni bassi”, gli attriti vissuti con maggiore enfasi perchè non si poteva uscire di casa, la gestione della vita relazionale, affettiva e scolastica dei figli totalmente a carico delle madri e l’obbligo, in alcune circostanze, di queste ultime di concedersi sessualmente al maltrattante per non acuire maggiormente la situazione ha portato le donne a vivere una realtà spesso oltre il limite massimo di sopportazione e di dignità come esseri umani. Per ovviare all’impedimento ad effettuare colloqui di persona, dovuta alla pandemia in corso, le operatrici hanno attivato immediatamente una intensa operazione di monitoraggio telefonico, sostenendo un numero elevato di colloqui di contenimento e sostegno. Questa modalità di supporto è stata fondamentale non solo per i casi già ad alta problematicità ma anche per tutte quelle donne che, a causa della convivenza forzata 24 ore su 24 col maltrattante, hanno rischiato di fare dei passi indietro riguardo alle loro decisioni perché si sono viste bloccare i loro percorsi di uscita dalla situazione di violenza o per tutti quei casi in cui da una situazione di alta conflittualità si è andati verso una situazione di escalation delle violenze psicologiche e fisiche.
Si sono riscontrate grosse difficoltà nell’inserimento nelle case rifugio nel periodo più stringente del lockdown. Alcune donne hanno dovuto posticipare l’uscita dalla casa a causa della sospensione del lavoro da parte delle agenzie immobiliari che non potevano più portare a compimento i contratti d’affitto. Per altre la causa è stata l’avvio della cassa integrazione o nei casi peggiori anche la perdita del contratto di lavoro, che ha tolto alle donne e ai loro figli la possibilità di uscire dalla terribile situazione in cui versavano e versano facendole cadere nuovamente nella dipendenza economica dal marito/compagno/padre violento. L’impossibilità di vedersi di persona al Centro Antiviolenza è stato vissuto dalle donne come un allontanamento dal percorso di uscita e dalla speranza di girare pagina e questo le ha fatte sentire maggiormente sole ma intensificando il numero e la durata delle telefonate si è riusciti a non farle retrocedere troppo nelle loro intenzioni.


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