Torino, un nuovo regolamento per i beni immobili della città

Il nuovo testo regolamentare è uno strumento snello, diviso in quattro titoli e composto da cinquanta articoli

Torino, il Consiglio comunale ha approvato il Regolamento comunale per l’acquisizione, la gestione e la valorizzazione dei beni immobili; ventuno i voti favorevoli, un astenuto.

Il nuovo testo regolamentare è uno strumento snello, diviso in quattro titoli e composto da cinquanta articoli, frutto di un’elaborazione operata collegialmente da un gruppo di lavoro interno comunale con lo scopo di dare organicità e semplificare la disciplina patrimoniale della Città.

Lo strumento normativo riordina le regole di cui si è dotata l’Amministrazione comunale negli anni eliminando duplicazioni; semplifica le procedure adottando una disciplina completa per tutte le materie di competenza e regolamenta quanto non direttamente disciplinato dalla normativa nazionale e regionale.

 

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La gestione diretta dei beni è regolamentata dagli articoli 10 e 11 del titolo due che individua i compiti e i poteri attribuiti alle singole unità organizzative e Circoscrizioni assegnatarie sia di beni di proprietà che di beni di terzi, acquisiti dall’Ente in locazione o concessione. Il Regolamento precisa come spetti esclusivamente alla decisione della divisione ‘Patrimonio’ l’avvio dell’iter di acquisizione di beni da soggetti terzi.

 

Gli articoli dal 14 al 24 del titolo due disciplinano la gestione indiretta, come le assegnazioni ai soggetti no profit di particolare importanza per numero e complessità. Il Regolamento valorizza la più recente normativa sugli Enti del terzo settore (ETS) regolamentata dal D.Lgs 117/2017 mantenendo per quanto concesso dalla legislazione una propria autonomia nell’ammissione al beneficio del canone agevolato anche delle realtà no profit che non intendano acquisire lo status di ETS o non rientrino tra le figure individuate dalla norma. La percentuale massima di riduzione dei canoni ridotti è fissata al novanta per cento del canone di mercato. Relativamente alle imprese sociali si osservano le condizioni ed i limiti previsti dalle norme che le riguardano mediante specifici criteri individuati con successivo provvedimento, nel rispetto dei principi di sussidiarietà orizzontale e di tutela della libera concorrenza.

 

È innovata la disciplina della trattativa diretta che regolamenta casistiche emerse in questi anni in cui il ricorso alla procedura di evidenza pubblica non presenta utilità. Rientrano in questo ambito le alienazioni di modico valore fino a ventimila euro per le quali il ricorso all’asta finirebbe per moltiplicare il costo di vendita per l’aggiudicatario su cui gravano per legge le spese di gara. Alla trattativa diretta da adesso si accede anche nei casi in cui si registra l’impossibilità di individuare contraenti e l’avvio di una gara si risolverebbe in un inutile aggravio di procedura.

 

La Sala Rossa ha approvato all’unanimità tre mozioni di accompagnamento alla delibera. Un primo atto presentato da Eleonora Artesio (Torino in Comune – La Sinistra) impegna la Giunta, in riferimento alla normativa del terzo settore, a predisporre le linee guida in materia di co-programmazione e co-progettazione di interventi sociali e di sviluppo di comunità.

 

Il secondo atto di indirizzo – prima firmataria Marina Pollicino (gruppo misto di minoranza – Con.ci) – chiede alla Giunta di introdurre la possibilità di concessione in comodato d’uso gratuito dei locali pubblici alle associazioni che hanno finalità di promozione della libertà femminile e di genere e al contrasto delle discriminazioni di genere ed a istruire le modalità di accesso allo specifico Fondo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri destinato alle spese di funzionamento e gestione di tali associazioni.

 

Un terzo atto di accompagnamento – prima firmataria Elide Tisi (Pd) – impegna la giunta a mettere in atto delibere attuative e atti conseguenti al Regolamento che non escludano o discriminino dalla possibilità di acquisizione, gestione e valorizzazione del patrimonio a canone ridotto o condizioni agevolate alcun Ente del terzo settore, né che limitino, impediscano o creino discriminazioni relativamente a proroghe o rinnovi di accordi, contratti o concessioni in essere con tali Enti laddove siano perseguiti il bene comune e lo svolgimento di attività di interesse generale.


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