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Quarant’anni fa l’assassinio di Pippo Fava. Mattarella: «Ha lottato per liberare la Sicilia»

La politica lo ricorda come un «esempio di coraggio»

Quarant’anni fa l’assassinio di Pippo Fava. Mattarella: «Ha lottato per liberare la Sicilia».

Era la sera del 5 gennaio 1984 – esattamente quarant’anni fa – quando il giornalista siciliano Pippo Fava fu ucciso da Cosa Nostra. Il cronista si trovava davanti all’ingresso del Teatro Stabile di Catania quando fu raggiunto da cinque colpi di pistola sparati contro di lui da alcuni membri del clan catanese dei Santapaola.

L’assassinio di Fava sconvolse la Sicilia. Il primo giornalista ad essere ucciso dalla mafia era stato Peppino Impastato, assassinato il 9 marzo del 1978, a Cinisi, per ordine del boss Gaetano Badalamenti.

Quando Fava venne ucciso aveva 58 anni e in quel momento dirigeva di I Siciliani, un giornale noto in quegli anni in Sicilia per il coraggio della denuncia contro la mafia e l’illegalità nella regione.

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«Sono trascorsi quarant’anni dal vile assassinio per mano mafiosa di Giuseppe Fava, giornalista che ha messo la sua passione civile al servizio della gente e della Sicilia, impegnato nella battaglia per liberarla dal giogo della criminalità e dalla rete di collusioni che consente di perpetuarlo». Così lo ha ricordato oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fratello di Piersanti, Presidente della Regione Siciliana assassinato da Cosa Nostra il 6 gennaio 1980.

«La mafia lo uccise per le sue denunce, per la capacità di scuotere le coscienze, come fece con tanti che, con coraggio, si ribellarono al dominio della violenza e della sopraffazione e dei quali è doveroso fare memoria», ha sottolineato il Capo dello Stato. «Fava ha fatto del giornalismo uno strumento di irrinunciabile libertà – ha aggiunto Mattarella -. L’indipendenza dell’informazione e la salvaguardia del suo pluralismo sono condizione e strumento della libertà di tutti, pietra angolare di una società sana e di una democrazia viva. Un impegno e un sacrificio a cui la Repubblica rende omaggio».

«Il 5 gennaio del 1984 Giuseppe Fava pagò con la vita la sua coraggiosa battaglia contro la mafia. Giornalista acuto e strenuo difensore della libertà di informazione, Pippo Fava seppe rivelare le trame della criminalità organizzata sul territorio e i suoi tentativi di condizionamento del tessuto sociale ed economico. Il suo impegno civile rappresenta ancora oggi un importante esempio e al contempo un monito, in particolare per le nuove generazioni, a non abbassare mai la guardia nella lotta contro le organizzazioni criminali». Lo ha dichiarato il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

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