Parlamento europeo: più spesa UE per la difesa e autonomia strategica. “Groenlandia non sia un’arma di divisione”
Difesa UE, Groenlandia e autonomia strategica: il Parlamento chiede più investimenti e unità europea
Il Parlamento europeo alza il livello dell’allarme sulla sicurezza del continente e chiede un cambio di passo netto: più investimenti comuni nella difesa, maggiore coordinamento tra Stati membri e un rafforzamento dell’autonomia strategica dell’Unione. Il messaggio politico è chiaro: l’Europa non può più permettersi di restare esposta a pressioni esterne, né di subire un contesto internazionale sempre più instabile e competitivo.
Al centro del dibattito, oltre alla guerra in Ucraina e alla pressione russa sul vicinato orientale, emerge anche un nuovo fronte geopolitico: le minacce statunitensi alla sovranità della Groenlandia, definite dagli eurodeputati come un rischio grave per gli interessi strategici dell’UE e per l’ordine internazionale basato su regole.
Una UE forte economicamente, ma debole politicamente: il nodo della credibilità globale
Secondo il Parlamento, l’Unione europea vive una contraddizione strutturale: il suo peso economico e finanziario non è accompagnato da un’influenza politica globale equivalente. Un gap che oggi diventa un problema di sicurezza, perché riduce la capacità dell’UE di prevenire crisi, proteggere interessi strategici e incidere nelle dinamiche internazionali.
Per i deputati, la risposta non può essere il ripiegamento: l’Europa deve restare aperta, presente e attiva nello scenario globale, con strumenti coerenti e uniti, in grado di sostenere deterrenza, diplomazia e partenariati.
Groenlandia, il Parlamento avverte: “Non sia usata per dividere l’Unione europea”
Uno dei passaggi politicamente più sensibili riguarda la Groenlandia. Nella risoluzione sulla Politica estera e di sicurezza comune (PESC), adottata con 392 voti favorevoli, il Parlamento denuncia l’uso di minacce commerciali unilaterali e intimidazioni economiche contro la Danimarca e altri Stati membri, definendole una forma di coercizione.
Gli eurodeputati sottolineano che tali pratiche risultano incompatibili con il diritto internazionale e con i principi della cooperazione tra alleati NATO. Da qui l’appello più netto: la Groenlandia non deve diventare uno strumento per spaccare l’Unione europea.
La richiesta politica è altrettanto esplicita: l’UE deve reagire in modo fermo, collettivo e deciso, contrastando qualsiasi tentativo di pressione o ricatto.
La critica al “nuovo approccio transazionale” degli Stati Uniti
Il Parlamento europeo non mette in discussione l’importanza dell’alleanza atlantica, ma segnala un cambio di clima: viene deplorato l’approccio più transazionale del governo statunitense, caratterizzato da un minore impegno nel multilateralismo e nella sicurezza europea.
Per l’Eurocamera, questo scenario impone una lezione strategica: l’UE deve imparare dalle proprie vulnerabilità ed evitare di trovarsi ancora in futuro in una posizione di debolezza, esposta a pressioni coercitive da parte di attori esterni, anche quando formalmente “alleati”.
“Un arco di instabilità” intorno all’Europa: dalla guerra in Ucraina all’Artico
Il Parlamento descrive un contesto di rischio permanente: attorno all’Europa si è formato un vero e proprio arco di instabilità, che va:
- dall’Ucraina al Caucaso
- dal Medio Oriente al Sahel
- fino all’Artico e oltre
In questo quadro, l’UE non può permettersi né ambiguità né lentezze: deve rafforzare la propria postura strategica, combinando diplomazia, deterrenza e capacità industriale.
Ucraina: sì alla diplomazia, ma no a un accordo imposto da Mosca
Il Parlamento sostiene la necessità di una soluzione diplomatica alla guerra in Ucraina, ma pone una linea rossa: qualsiasi accordo imposto dalla Russia o che premi l’aggressione russa minerebbe la sicurezza europea.
Il conflitto, secondo i deputati, non è un evento isolato: la Russia sta destabilizzando profondamente il vicinato orientale dell’UE, con effetti a cascata nei Balcani occidentali, dove potrebbero rallentare le riforme e crescere narrazioni antieuropee.
Allargamento UE: investimento geostrategico in sicurezza e stabilità
In questo scenario, l’Eurocamera ribadisce che l’allargamento dell’UE non è solo una scelta politica o economica: è soprattutto un investimento geostrategico, destinato a rafforzare sicurezza e stabilità regionale.
Il messaggio è strategico: includere e integrare Paesi del vicinato significa ridurre zone grigie, prevenire infiltrazioni destabilizzanti e consolidare l’architettura europea di sicurezza.
Difesa comune: gli Stati membri devono poter agire anche autonomamente
Nella relazione annuale sulla Politica di sicurezza e difesa comune (PSDC), approvata con 395 voti favorevoli, il Parlamento evidenzia che le aggressioni russe hanno messo in crisi l’ordine di sicurezza europeo e mostrato il fallimento di processi istituzionali e politici considerati finora sufficienti.
Il Parlamento chiede:
- una nuova architettura di sicurezza europea
- un rafforzamento della cooperazione UE–NATO
- ma anche la capacità degli Stati membri di agire autonomamente, se necessario
Qui entra in gioco un elemento chiave: la clausola di assistenza reciproca prevista dall’Unione europea, articolo 42, paragrafo 7, del TUE, che per il Parlamento deve diventare una leva concreta e operativa, non solo teorica.
Groenlandia e interferenze straniere: “Minaccia grave per UE e ordine basato su regole”
Il Parlamento segnala con preoccupazione anche il rischio di interferenze esterne in Groenlandia, incluse azioni ibride e minacce esplicite attribuite agli Stati Uniti. Tali azioni vengono definite:
- una minaccia per gli interessi strategici dell’UE
- un rischio per l’alleanza atlantica
- un attacco potenziale all’ordine internazionale basato su regole
Gli eurodeputati sostengono inoltre la dichiarazione congiunta di vari Stati membri del 6 gennaio 2026, secondo cui il futuro della Groenlandia può essere deciso unicamente dalla Danimarca e dalla Groenlandia.
In parallelo, il Parlamento esprime preoccupazione per la strategia di sicurezza nazionale USA del dicembre 2025, che – secondo i deputati – formalizzerebbe una linea politica che considera l’UE e alcuni dei suoi valori democratici come contrari agli interessi statunitensi.
Più spesa e più coordinamento: la difesa europea come priorità politica
L’Eurocamera non si limita alla denuncia: indica una traiettoria operativa basata su alcuni pilastri fondamentali:
- aumento della spesa per la difesa negli Stati membri
- miglior coordinamento degli investimenti militari
- rafforzamento delle capacità europee di difesa
- maggiore autonomia strategica
- pianificazione di contingenza per eventuali shock (anche legati a un ritiro di truppe USA dall’Europa)
Il Parlamento punta anche a un partenariato transatlantico più equilibrato, che non dipenda esclusivamente da dinamiche esterne e dall’imprevedibilità politica di Washington.
Le dichiarazioni: deterrenza, partenariati e una difesa “operativa, non cerimoniale”
Il relatore della PESC, David McAllister (PPE, Germania), sottolinea che la sfida più ampia per l’UE è rafforzare i partenariati globali e migliorare la deterrenza, usando strumenti come sanzioni, comunicazione strategica e Global Gateway in modo efficace e coerente.
Ancora più diretto il relatore PSDC Thijs Reuten (S&D, Olanda), che chiede un salto di qualità: l’Europa ha bisogno di una capacità di difesa forte, autonoma e operativa, superando interessi nazionali di breve periodo.
Il punto simbolico e politico è l’articolo 42.7: per Reuten deve diventare operativo, non cerimoniale. Non per competere con la NATO, ma per garantire che l’Europa possa stare in piedi da sola e diventare un attore credibile di sicurezza, verso i cittadini e verso i partner.
L’Europa davanti a un bivio strategico
Le due risoluzioni approvate dal Parlamento europeo fotografano un’Unione che sta tentando di trasformare la propria identità geopolitica: da potenza economica a potenza strategica.
Il quadro internazionale – segnato da aggressioni russe, instabilità regionale e pressioni anche inattese da parte degli Stati Uniti – impone un cambio di mentalità: non basta più coordinare politiche nazionali, serve una visione comune, capacità industriale, deterrenza e autonomia.
In sintesi, la linea del Parlamento è netta: la sicurezza europea non può essere delegata, né rimandata.
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