Meloni replica a Trump: “In Afghanistan la NATO non è rimasta indietro, rispetto per i sacrifici italiani”
Meloni risponde a Trump sull’Afghanistan: “L’Italia ha pagato un prezzo altissimo, rispetto per la NATO”
Il Governo italiano ha reagito con “stupore” alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo cui gli alleati della NATO sarebbero “rimasti indietro” durante le operazioni in Afghanistan. A intervenire con una presa di posizione netta è stata la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha rivendicato il contributo dell’Italia e dell’Alleanza Atlantica, respingendo ogni ricostruzione che possa sminuire il ruolo svolto dai Paesi alleati nel conflitto e nelle missioni internazionali successive all’11 settembre.
Le parole della premier si collocano in un contesto geopolitico già attraversato da tensioni e riposizionamenti, in cui la credibilità della cooperazione militare occidentale e il rapporto transatlantico restano pilastri centrali per la sicurezza europea. Ed è proprio su questi pilastri che Meloni insiste: la solidarietà atlantica, sostiene, non può essere messa in discussione con frasi che riducono il peso di chi ha combattuto e pagato un prezzo umano altissimo.
Il nodo politico: la risposta italiana alle dichiarazioni di Trump
Il punto di partenza dello scontro è la frase attribuita a Trump, secondo la quale gli alleati NATO avrebbero contribuito meno o sarebbero stati “in ritardo” rispetto agli Stati Uniti durante l’operazione afghana. Per Palazzo Chigi si tratta di un’affermazione non solo discutibile, ma politicamente inaccettabile, perché va a colpire un terreno delicato: quello del sacrificio militare e della responsabilità condivisa.
La replica di Meloni non si limita a una difesa generica dell’Alleanza, ma ricostruisce con precisione l’origine dell’intervento e la catena di decisioni che portò i Paesi NATO, Italia inclusa, a impegnarsi per quasi due decenni sul teatro afghano.
L’11 settembre e l’Articolo 5: la solidarietà della NATO verso gli USA
Meloni richiama un passaggio storico che rappresenta uno spartiacque nella storia contemporanea: dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, la NATO attivò l’Articolo 5 del Trattato Atlantico, la clausola di difesa collettiva che prevede la risposta comune in caso di aggressione contro uno Stato membro.
È un elemento centrale nella narrazione italiana: quella decisione, sottolinea il Governo, fu un atto di solidarietà “straordinario” nei confronti degli Stati Uniti, non un automatismo burocratico. Un segnale politico e militare che sancì l’unità occidentale di fronte al terrorismo internazionale e legittimò la costruzione della missione in Afghanistan come risposta collettiva.
L’Italia, in questa cornice, rivendica di aver risposto “immediatamente insieme agli alleati”, senza esitazioni e senza ambiguità.
Il ruolo dell’Italia in Afghanistan: migliaia di militari e comando operativo
Uno dei punti più forti della dichiarazione della Presidente del Consiglio riguarda la dimensione concreta dell’impegno italiano: l’Italia dispiegò migliaia di militari e assunse la piena responsabilità del Regional Command West, una delle aree operative più importanti dell’intera missione internazionale.
Non si tratta, quindi, di un contributo marginale o simbolico. La gestione di un comando regionale comporta responsabilità operative, logistiche, di coordinamento e di sicurezza, oltre alla necessità di mantenere relazioni complesse con autorità locali, forze internazionali e catene di comando multilivello.
Questo passaggio è politicamente decisivo: Meloni ribalta l’accusa implicita di “scarso contributo” sostenendo che l’Italia, al contrario, fu uno degli attori principali sul terreno, assumendosi compiti cruciali in un’area ad alta instabilità.
Il costo umano della missione: 53 caduti e oltre 700 feriti
Il cuore emotivo e istituzionale della risposta italiana sta nei numeri. Nel corso di quasi vent’anni di presenza militare, l’Italia ha pagato un prezzo definito “non discutibile”: 53 soldati italiani caduti e oltre 700 feriti.
Secondo la dichiarazione, queste perdite sono avvenute mentre i militari italiani erano impegnati in operazioni di combattimento, missioni di sicurezza e programmi di addestramento delle forze afghane.
È su questo terreno che Meloni fissa un confine politico chiaro: qualsiasi frase che riduca o relativizzi l’impegno NATO in Afghanistan diventa, inevitabilmente, una minimizzazione del sacrificio di uomini e donne che hanno operato sotto bandiera alleata.
In altre parole, la premier non sta difendendo solo un bilancio militare: sta difendendo l’onore e la memoria delle Forze Armate, oltre alla credibilità internazionale del Paese.
“Non sono accettabili”: il messaggio diretto agli alleati
Meloni utilizza una formula particolarmente dura per gli standard diplomatici: “non sono accettabili affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi NATO in Afghanistan, soprattutto se provengono da una nazione alleata”.
Questa frase contiene un doppio significato:
- Rigetto della narrazione secondo cui gli alleati sarebbero stati assenti o in ritardo.
- Richiamo al rispetto reciproco, perché l’affermazione arriva proprio dagli Stati Uniti, il Paese che più ha beneficiato del sostegno alleato dopo l’11 settembre.
Il punto politico è chiaro: l’Alleanza Atlantica funziona se si regge su fiducia e riconoscimento reciproco, non su rapporti sbilanciati o sulla delegittimazione pubblica dei partner.
Italia-USA: amicizia solida, ma fondata sul rispetto
Nonostante la durezza della replica, Meloni ribadisce la centralità del rapporto con Washington: Italia e Stati Uniti sono legati da una “solida amicizia”, fondata sulla comunanza di valori e su una collaborazione storica.
Tuttavia, la premier aggiunge un passaggio che suona come un avvertimento politico: “l’amicizia necessita di rispetto”. E quel rispetto viene indicato come condizione essenziale per garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza Atlantica.
Il messaggio, in sostanza, è che Roma non mette in discussione la partnership strategica con gli Stati Uniti, ma non accetta che essa venga gestita attraverso dichiarazioni che colpiscono la reputazione dei Paesi alleati e ignorano i costi sostenuti.
Il significato strategico: coesione NATO e credibilità dell’Occidente
Lo scontro verbale tra Meloni e Trump, al di là dell’episodio, tocca un tema strutturale: la coesione dell’Occidente e la capacità della NATO di mantenere unità politica in un’epoca di crisi multiple.
La missione afghana è stata una delle operazioni più lunghe e complesse della storia recente. Ha messo alla prova i governi, le opinioni pubbliche, i bilanci della difesa e la tenuta interna delle democrazie occidentali. Proprio per questo, la memoria dell’impegno in Afghanistan è oggi un terreno sensibile: non riguarda solo il passato, ma influisce sulla disponibilità futura dei Paesi europei a condividere oneri e rischi.
Minimizzare il contributo alleato significa aprire una frattura nel patto di fiducia. E in un momento in cui le alleanze sono chiamate a reagire rapidamente alle nuove minacce, il valore della solidarietà non può essere ridotto a una contabilità politica.
Il richiamo di Meloni alla dignità nazionale e alla lealtà atlantica
La dichiarazione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è un messaggio diretto, istituzionale e strategico: l’Italia non accetta letture che sminuiscano la propria presenza in Afghanistan e respinge l’idea che gli alleati NATO siano stati “rimasti indietro”.
Il contributo italiano, ricorda Palazzo Chigi, è stato immediato, sostanziale e pagato con un prezzo umano altissimo. E proprio perché l’Italia considera l’amicizia con gli Stati Uniti un patrimonio strategico, ritiene che essa debba poggiare su un principio irrinunciabile: il rispetto.
In un’Alleanza costruita sulla difesa collettiva, la memoria dei sacrifici e la correttezza delle parole non sono dettagli: sono parte integrante della sicurezza comune.
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