Bari, la storia di Alhassane Hamidou Abdoulaye, un giovane rifugiato accolto in Italia da una famiglia pugliese

Bari, sono 113 le convivenze attivate a partire dal 2019 grazie ad un percorso di inclusione innovativo sperimentato da Refugees Welcome Italia, di concerto con i Comuni di Bari, Roma, Palermo, Ravenna e Macerata e l’Università di Tor Vergata, all’interno del progetto “Dalle Esperienze al Modello: l’accoglienza in famiglia come percorso di integrazione”, terminato lo scorso 31 dicembre.

Se è vero che il tema dell’accoglienza in famiglia non rappresenta una novità assoluta nel panorama italiano, il modello proposto da Refugees Welcome propone forti elementi di innovazione, tra cui in primis la modalità di lavoro in sé, costruita sul coinvolgimento di una cittadinanza attiva appositamente formata e strutturata in gruppi di attivisti radicati sul territorio che fungono da presidio di comunità. L’attività di interlocuzione con le amministrazioni locali ha trovato il proprio punto di arrivo nell’albo delle Famiglie accoglienti, promosso dai Comuni di Ravenna e Bari e approvato anche dal Comune di Roma in una memoria di giunta.

Nel corso dei tre anni di progetto il 90% dei rifugiati accolti ha raggiunto la piena autonomia: tra loro Alhassane Hamidou Abdoulaye, un giovane rifugiato accolto in famiglia in provincia di Bari. La sua storia di integrazione è raccontata in un breve video realizzato da Refugees Welcome Italia in collaborazione con il Comune di Bari e la Casa delle Culture. Dopo aver ottenuto il diploma di scuole superiori e quello di operatore socio-sanitario, Alhassane Hamidou Abdoulaye oggi lavora come mediatore culturale nel centro di accoglienza per adulti Casa delle Culture, centro polifunzionale di sostegno e integrazione per le persone straniere in difficoltà, e ora si prepara ad andare a vivere da solo.

Il percorso di Alhassane è esemplificativo dei benefici che un modello di accoglienza diverso può avere sulle persone rifugiate, grazie anche al supporto delle istituzioni locali il cui coinvolgimento è fondamentale per rendere l’accoglienza in famiglia una pratica diffusa – commenta Fabiana Musicco, direttrice di Refugees Welcome Italia -. Auspichiamo che, in futuro, questa esperienza non rimanga solo una buona pratica sperimentata localmente, ma che diventi una policy e uno strumento di governance a livello nazionale”.

La sfida dell’inclusione – prosegue l’assessora al Welfare Francesca Bottalicoha rappresentato e rappresenta una delle priorità nelle politiche realizzate in questi anni dalla città di Bari attraverso percorsi a più livelli – sociale, educativo, culturale ed economico – a partire dall’idea che la diversità, intesa come ciò che è diverso da ciò che si conosce, e l’accoglienza possano rappresentare un’opportunità di crescita e promozione sia per il singolo sia per la comunità ospitante, il territorio e le politiche territoriali in generale. In quest’ottica le progettualità realizzate si sono sempre rivolte non solo a chi viene accolto ma soprattutto alla comunità in cui si costruiscono le politiche o le esperienze di accoglienza promuovendo processi culturali inclusivi, aperti e capaci di sviluppare dinamiche legate al welfare di comunità, nella sua capacità generativa. In questa direzione sono nate progettualità significative come ‘Rifugiati in famiglia’, la sperimentazione nazionale promossa da Refugees Welcome e finanziata dal Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (FAMI) del Ministero dell’Interno, e ‘Famiglie senza confini’, una delle prime esperienze in Italia che propone occasioni di accoglienza in casa presso famiglie, coppie o single disponibili. Un’esperienza straordinaria che oggi conta oltre 100 famiglie, a Bari e in provincia, impegnate a promuovere concretamente, giorno dopo giorno, una cultura inclusiva, accogliente e aperta attraverso percorsi di autonomia, inclusione abitativa e lavorativa. La storia di Alhassane è la dimostrazione di un modello che funziona perché offre la possibilità di costruire il proprio futuro all’interno della comunità di riferimento”.

 

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