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Palermo, post antisemiti sui social: perquisizioni della DIGOS per odio razziale

Indagini DIGOS a Palermo contro l’antisemitismo online: due indagati

Prosegue con decisione l’attività di contrasto ai fenomeni di antisemitismo e di odio razziale, etnico e religioso da parte della Polizia di Stato. Nei giorni scorsi, la DIGOS di Palermo, sotto il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ha eseguito una serie di perquisizioni personali e informatiche nei confronti di due soggetti residenti in provincia. L’attività investigativa nasce dalla pubblicazione, sul social network X, di post ritenuti offensivi e minacciosi nei confronti della comunità ebraica, contenuti che avrebbero integrato forme di propaganda e istigazione all’odio.

Le ipotesi di reato contestate

I due indagati sono chiamati a rispondere, a vario titolo, dei reati di:

  • propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa (art. 604-bis c.p.);

  • aggravante dell’odio razziale e religioso (art. 604-ter c.p.);

  • minaccia (art. 612 c.p.).

Le indagini sono state delegate e coordinate dalla Procura della Repubblica di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia, che segue con particolare attenzione i fenomeni di radicalizzazione e incitamento all’odio veicolati attraverso il web e i social media.

Perquisizioni e sequestri informatici

Nel corso delle perquisizioni, anche di natura informatica, gli investigatori della DIGOS hanno rinvenuto e sequestrato diversi device elettronici e materiale informatico, ora al vaglio degli specialisti per approfondite analisi forensi. In particolare:

  • dall’analisi di uno smartphone è emersa la presenza di chat riconducibili agli account utilizzati per la pubblicazione dei post oggetto d’indagine, con contenuti coerenti con quelli diffusi pubblicamente;

  • dalla cronologia dello stesso account risulterebbero anche richieste rivolte a Meta AI, la piattaforma di intelligenza artificiale integrata in WhatsApp, per comprendere se le espressioni di scherno e odio verso gli ebrei potessero configurare un reato;

  • su un secondo dispositivo, in uso all’altro indagato, è stata accertata l’adesione a gruppi Telegram riconducibili all’estrema destra, contesti virtuali spesso monitorati dalle forze di polizia per il rischio di radicalizzazione e diffusione di ideologie violente.

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