Lecce, al Barocco Festival arriva il “Sogno di Burney”

1 ottobre

Lecce, al Barocco Festival arriva il “Sogno di Burney”.

A Lecce torna il “Barocco Festival Leonardo Leo” con la XXV edizione, sabato 1 ottobre alle ore 21 con il musical “Sogno di Barney“, da un’idea di Raffaella Ambrosino e con l’ensemble strumentale “Maria Malibran” al Teatro Paisiello. Il lungo viaggio che Charles Burney intraprese nel 1770, alla volta dell’Italia e di Napoli, rivive attraverso le inquietudini teatrali di un capocomico chiamato a mettere in scena le atmosfere di quell’impresa. Biglietti disponibili nel luogo del concerto.

Sulla scena sfilano personaggi come Padre Martini, Mozart, Cimarosa, la figura mesta di Farinelli e il suo duello con il Senesino, Porporino, il castrato raccontato da Dominique Fernandez nel suo romanzo di culto, “Porporino ovvero i misteri di Napoli”. Un mondo che riappare nell’immaginario del pubblico animando suoni, visioni e memorie raccontati dallo storiografo musicale, e dando forma al sogno artistico di chi consacra la propria vita all’arte. In nome di quel piacere estetico che un altro grande poeta e drammaturgo del Settecento, Pier Jacopo Martello, identificava nel «segreto importantissimo di separar l’anima da ogni umana cura per quello spazio almeno di tempo in cui le note possono trattenerla». È la fata Mab, shakespeariana fata delle nuvole, a condurre Burney a Napoli e nella sua grande musica, mentre il capocomico riflette sullo sforzo degli artisti, sulla loro incessante rincorsa alla bellezza, sul fervore creativo che genera arte e diventa magia già durante la composizione.

Charles Burney era un compositore e organista inglese di quarantaquattro anni, addottorato a Oxford, seriamente intenzionato a scrivere una grandiosa storia della musica, “A general history of music”, il cui primo volume sarebbe uscito sei anni più tardi. Per svolgere le sue ricerche, Burney visitò anche l’Italia, dove ebbe modo, oltre che di consultare antichi libri e manoscritti, di verificare di persona “The present state of music”, ovvero la condizione dell’arte musicale. Il diario di viaggio fu pubblicato nei primi anni Settanta del Settecento ed ebbe grande successo perché, a differenza delle numerose pubblicazioni appartenenti allo stesso genere letterario, si soffermava in modo specifico su esecuzioni musicali e colloqui con illustri musicisti, oltre che sulle più comuni descrizioni di monumenti, antichità e pitture. Laddove altri viaggiatori accennavano solo di sfuggita a suggestive serate all’opera, dichiarando però la loro incompetenza in fatto di musica, Burney ha lasciato le descrizioni musicali di un addetto ai lavori, offrendo testimonianze storiche affidabili e di grande valore.

Lecce, al Barocco Festival arriva il “Sogno di Burney"

 

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