Armida Barelli, la cofondatrice della Cattolica, è beata

Un lungo applauso ha accolto nel Duomo di Milano lo svelamento dell’immagine della cofondatrice dell’Università Cattolica

Milano, sono beati Armida Barelli e Don Mario Ciceri.

“Un lungo applauso ha accolto nel Duomo di Milano lo svelamento dell’immagine della cofondatrice dell’Università Cattolica, insieme al prete ambrosiano don Mario Ciceri. Domani la cerimonia di ringraziamento in occasione della Giornata Universitaria, promossa dall’Istituto Giuseppe Toniolo”

La “sorella maggiore” di un cattolicesimo «inclusivo, accogliente e universale» e il “sandalo della Chiesa” al servizio degli umili: sono i due modelli di santità proposti al popolo di Dio dalla beatificazione di Armida Barelli e di don Mario Ciceri nel Duomo di Milano sabato 30 aprile.

Due persone che nella loro vita hanno «seguito la scia del profumo di Cristo» nella vita sacerdotale e nell’apostolato laicale, come ha spiegato nell’omelia il cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, che, in rappresentanza di Papa Francesco, ha presieduto la Santa Messa, concelebrata dall’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini, dall’assistente ecclesiastico generale dell’Ateneo monsignor Claudio Giuliodori, dal segretario della Congregazione per l’educazione cattolica monsignor Vincenzo Zani, dal segretario della Cei monsignor Stefano Russo e da molti altri vescovi e presbiteri.

Armida Barelli e Don Mario Ciceri

Nelle parole del cardinal Semeraro i profili di santità dei due nuovi beati. Don Ciceri, prete di campagna come il santo curato d’Ars, richiama l’immagine di Sant’Ambrogio che, commentando il Cantico dei Cantici, anticipava il cammino della Chiesa in uscita di Francesco, indicando nel sandalo il simbolo di una vita “utile per il ministero e non per comandare, utile per aiutare e non per distrarsi”.
Armida Barelli, il cui apostolato spaziò dall’Università Cattolica del Sacro Cuore all’Opera della Regalità, dall’impegno missionario in Cina alla formazione delle giovani dell’Azione Cattolica – che nel 1940 raggiungeranno la punta di un milione e 400mila – segnò, come disse l’arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, la «via per l’educazione moderna della gioventù femminile». Senza di lei, scrisse nel suo testamento spirituale padre Agostino Gemelli, tante opere “non sarebbero né nate, né fiorite senza lo zelo, la pietà, l’intelligenza e, soprattutto, la sua vita soprannaturalmente ispirata” dal Sacro Cuore di Gesù.
Lo svelamento delle immagini dei nuovi beati è stato accolto da un lungo applauso, dopo la formula di proclamazione dell’eroismo delle loro virtù e la processione con la nipote di Armida, Savina Barelli, e i professori dell’Università Cattolica e vicepostulatori della causa di beatificazione Roberto Cauda e Maria Caterina Silveri, che hanno presentato al cardinale le reliquie dei beati, e dopo la consegna al rettore Franco Anelli del Decreto di beatificazione della cofondatrice. Milleottocento i fedeli accorsi dalla Brianza – come la miracolata di don Ciceri Raffaella Di Grigoli -, dai cinque campus e dai collegi dell’Università Cattolica, con la prorettrice vicaria Antonella Sciarrone Alibrandi, che ha letto una preghiera dei fedeli per i docenti, gli studenti e il mondo della cultura, e con i prorettori e i presidi delle facoltà. Tra i molti, provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero, anche Susan Larkin, dell’Istituto delle Missionarie della Regalità di Cristo, giunta dagli Stati Uniti per elevare la preghiera per tutte le donne, «soprattutto quelle che vivono l’incubo della guerra».
Il tempo difficile che stiamo vivendo, oggi come allora, è stato richiamato anche dall’arcivescovo Mario Delpini nel ringraziamento conclusivo della cerimonia. «Abbiamo celebrato il riconoscimento della Chiesa nei confronti di due persone così diverse.

Armida Barelli e Don Mario Ciceri

In realtà abbiamo aperto una strada e rivolto un invito alle ragazze di buona famiglia e anche di famiglia modesta, che hanno studiato all’estero e anche che hanno studiato a Milano, che hanno una bella casa in montagna e anche non ce l’hanno, ecco cosa potreste fare: diventare sante, in tempo di guerra e in tempo di pace. Diventate sante».
Tornando sull’immagine della sequela del profumo di Cristo, il cardinal Semeraro ha concluso che «ai tanti profumi già fragranti in questa Chiesa, oggi si aggiunge quello dei due beati, la cui santità ora è ufficialmente riconosciuta perché da qui si diffonda nella Chiesa tutta e nel mondo intero».

Il modello suggerito dalla vita di Armida, la cui memoria liturgica ricorrerà il 19 novembre, sarà ricordato nella celebrazione di ringraziamento, che sarà presieduta domenica 1° maggio, alle ore 11.00, nell’Aula Magna dell’Università Cattolica a Milano, dal vescovo monsignor Claudio Giuliodori, nell’ambito della 98esima Giornata Universitaria, istituita dalla stessa Barelli nel 1924 e promossa dall’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, ente fondatore dell’Ateneo. Nella sede di largo Gemelli, dalle 8 alle 20, sarà possibile visitare le spoglie della nuova Beata, traslate nel 1953 nella cripta della Cappella del Sacro Cuore.

Articolo di Lorenzo Chiaro

 

(credits foto rettore Franco Anelli e cardinale Marcello Semeraro: ITL / Mariga)

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