Sequestro da quasi un milione di euro a Messina: colpiti due fratelli legati alla mafia degli appalti
Eseguito dalla Polizia di Stato un sequestro patrimoniale da 965 mila euro ai sensi del Codice Antimafia. Coinvolti un ex dirigente comunale condannato per concorso esterno e il fratello ingegnere.
Sequestro da quasi un milione di euro a Messina: colpiti due fratelli legati alla mafia degli appalti.
La Polizia di Stato di Messina ha eseguito un sequestro patrimoniale da circa un milione di euro nei confronti di due fratelli residenti a Oliveri (Messina), uno ex dirigente dell’Ufficio Tecnico comunale e l’altro ingegnere libero professionista. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina, ai sensi del Codice Antimafia, su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica e del Questore di Messina.
Il sequestro riguarda beni immobili per un valore complessivo stimato in circa 965 mila euro, ritenuti frutto di illeciti arricchimenti patrimoniali e riconducibili alle condotte dei due indagati. L’operazione è il risultato di articolate indagini patrimoniali e giudiziarie condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina e dalla Divisione Anticrimine della Questura.
Al centro dell’inchiesta figura l’ex dirigente pubblico, già condannato in via definitiva a cinque anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito del procedimento noto come “Gotha 3”. L’uomo, arrestato nel 2020 e scarcerato nel 2023 per fine pena, avrebbe messo sistematicamente la funzione pubblica al servizio della consorteria mafiosa dei “barcellonesi”, articolazione di Cosa Nostra attiva soprattutto nel settore degli appalti pubblici nella provincia di Messina e nelle aree limitrofe.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, tra il 2000 e il 2012, l’ex responsabile dell’area tecnica dei Comuni di Oliveri e Mazzarrà Sant’Andrea avrebbe truccato gare d’appalto, favorendo imprese vicine alla mafia, e segnalato gli imprenditori aggiudicatari alla consorteria criminale per sottoporli a estorsioni. Un sistema corruttivo che avrebbe inciso profondamente sulla gestione delle opere pubbliche in numerosi Comuni della fascia tirrenica messinese, da Barcellona Pozzo di Gotto a Terme Vigliatore, fino a Montalbano Elicona e Sant’Angelo di Brolo.
Le indagini hanno inoltre evidenziato che l’ex dirigente avrebbe condizionato l’attività amministrativa e urbanistica per favorire direttamente il fratello ingegnere, approvando o concorrendo all’approvazione di provvedimenti edilizi e urbanistici illegittimi, in palese conflitto di interessi. Condotte che avrebbero generato profitti illeciti alla base del sequestro odierno.
Anche dopo la scarcerazione, tra il 2014 e il 2016, l’ex dirigente avrebbe continuato a sfruttare i rapporti consolidati con l’amministrazione comunale per favorire interessi familiari, arrivando – secondo gli inquirenti – a porre in essere azioni finalizzate a ostacolare il proprio definitivo licenziamento, conseguenza della condanna di secondo grado.
Parallelamente, le investigazioni patrimoniali sul fratello ingegnere hanno consentito al Tribunale di delinearne la pericolosità sociale, pur in assenza di una condanna penale. Gli accertamenti hanno rivelato un sistema di condizionamento dell’attività edilizia locale, in base al quale imprenditori e costruttori sarebbero stati costretti ad affidargli gli incarichi di progettazione, pena il blocco delle autorizzazioni comunali. In più occasioni, il professionista avrebbe indicato anche le ditte fornitrici dei materiali, orientando l’intera filiera dei lavori.
Secondo gli investigatori, il libero professionista avrebbe fatto ricorso a pratiche di esercizio abusivo del credito, partecipazioni societarie occulte, operazioni edilizie illegittime e influenze indebite sulle procedure amministrative, sfruttando i rapporti personali e familiari all’interno del Comune di Oliveri sin dagli anni Ottanta. È emersa inoltre la sua qualità di socio occulto di due società collegate, entrambe in liquidazione, che avrebbero conseguito profitti illeciti grazie a autorizzazioni urbanistiche ritenute illegittime.
Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca riguarda sei unità immobiliari situate a Oliveri, formalmente intestate a terzi ma ritenute nella disponibilità effettiva del professionista. Gli immobili sono considerati sproporzionati rispetto alle capacità reddituali degli intestatari, elemento tipico delle misure di prevenzione patrimoniale.
Nei prossimi mesi, i giudici della prevenzione dovranno decidere non solo sulla confisca definitiva dei beni, ma anche sulla proposta di applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza nei confronti di entrambi i fratelli, confermando così l’impianto preventivo dell’azione giudiziaria contro patrimoni ritenuti frutto di attività criminali e di collusioni con la mafia.
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