Assalto al bancomat a Ceresara e indagini a Castel Goffredo: esplosione nella notte e arresti dei Carabinieri
Assalto al bancomat a Ceresara e arresti nel Mantovano: indagini dei Carabinieri tra furti e truffe
Un boato ha squarciato il silenzio della notte a Ceresara. Erano le 4.45 quando ignoti hanno fatto esplodere il bancomat ATM installato all’interno dell’ufficio postale del paese. L’azione è stata rapida e violenta: l’ATM è rimasto all’interno della struttura, ma l’onda d’urto ha provocato ingenti danni ai locali, rendendo necessario l’intervento immediato delle forze dell’ordine.
Bottino apparente, ma denaro inutilizzabile
I malviventi sono riusciti ad asportare circa 30mila euro, ma si tratta di un bottino solo teorico. Le banconote, infatti, risultano macchiate in maniera indelebile dal sistema di sicurezza a inchiostro, rendendo il denaro di fatto inutilizzabile e facilmente tracciabile. Un particolare che conferma come l’assalto, pur pianificato, non abbia prodotto alcun reale vantaggio economico per i responsabili.
L’intervento dei Carabinieri e i primi rilievi
Sul posto sono intervenuti tempestivamente i militari dell’Arma: i Carabinieri della Stazione di Piubega e i colleghi del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Castiglione delle Stiviere, che hanno messo in sicurezza l’area e avviato i rilievi tecnici. Le indagini si concentrano ora sull’analisi delle immagini di videosorveglianza e su eventuali collegamenti con episodi simili avvenuti nella zona.
Un arresto recente e un nome già noto alle forze dell’ordine
Nei giorni scorsi, proprio i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Castiglione delle Stiviere avevano tratto in arresto un 36enne domiciliato nello stesso centro. Non si tratta di un volto nuovo per l’Arma: il soggetto era già finito in manette lo scorso 17 giugno, quando i militari lo avevano individuato come responsabile di una lunga serie di furti messi a segno ai danni di scuole e bar della zona.
Sedici furti ricostruiti grazie alle telecamere
All’epoca furono almeno 16 i colpi attribuiti all’uomo, incastrato grazie all’analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza. Per questi fatti, il GIP del Tribunale di Mantova aveva disposto nei suoi confronti la misura degli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico.
La scarcerazione e il ritorno all’attività criminale
A fine dicembre, però, il 36enne era tornato in libertà. Rimosso il braccialetto elettronico, aveva riacquistato la piena autonomia, tornando – secondo gli investigatori – a delinquere. Un copione già visto, che richiama il proverbio “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”, calzante per descrivere una recidiva che ha riacceso l’allarme sul territorio.
Nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere
Il recente provvedimento restrittivo scaturisce dall’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Mantova per il reato di furto aggravato. Le indagini hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico del soggetto, ritenuto responsabile di una serie di furti commessi nei primi giorni di gennaio.
I colpi nelle scuole e il cambio di modus operandi
Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, il 1° gennaio l’uomo avrebbe colpito la scuola dell’infanzia “G. Rodari”, il 9 gennaio la scuola primaria “Dante Alighieri” e il 10 gennaio la primaria “Cesare Battisti”. In queste incursioni sarebbero stati sottratti un notebook e diversi computer portatili, oltre al denaro contenuto nei distributori automatici di bevande. Il valore complessivo della refurtiva si aggira intorno ai 3mila euro. Nonostante un parziale cambiamento nel modus operandi, le tracce lasciate non sono sfuggite all’attenzione degli investigatori, che hanno ricostruito il quadro accusatorio.
L’allarme sociale e il Comitato per la Sicurezza
I furti nelle scuole primarie avevano generato forte preoccupazione tra cittadini e istituzioni, tanto da essere discussi anche in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal Prefetto di Mantova, Roberto Bolognesi. In quell’occasione era stata disposta un’intensificazione dei controlli sul territorio di Castiglione delle Stiviere, misura che si è rivelata decisiva per arrivare al nuovo arresto.
Traduzione in carcere a Mantova
Una volta espletate le formalità di rito, l’uomo è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Mantova, dove resta a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Le indagini proseguono per verificare eventuali ulteriori responsabilità e collegamenti con altri episodi criminosi avvenuti nel comprensorio.
Un’altra indagine complessa: sgominata una banda di truffatori
Parallelamente, i Carabinieri hanno portato a termine un’altra indagine di particolare complessità, durata cinque mesi, che ha permesso di smantellare una banda dedita a truffe nel settore delle forniture di energia elettrica e gas. Determinante la tenacia di un militare della Stazione di Castel Goffredo, che non ha mai smesso di seguire le tracce di una frode articolata.
La denuncia di una 66enne e i contratti mai sottoscritti
Tutto ha avuto origine dalla denuncia presentata da una donna di 66 anni residente a Castel Goffredo, che si era rivolta ai Carabinieri dopo aver ricevuto, per oltre due anni, numerosi solleciti di pagamento per forniture di luce e gas mai richieste. Le società creditrici risultavano in possesso di copie del documento di identità della vittima e persino di registrazioni telefoniche di presunte sottoscrizioni contrattuali.
Le prove tecniche e la scoperta della truffa
L’attività investigativa ha evidenziato evidenti discrepanze: i numeri di telefono associati ai contratti non corrispondevano all’utenza della vittima e la voce registrata non era la sua. È così emerso un sistema fraudolento in cui alcuni operatori compilavano contratti falsi, utilizzando i dati anagrafici della persona offesa per ottenere provvigioni indebite.
Cinque persone denunciate all’Autorità Giudiziaria
Al termine dell’indagine, sono state deferite all’Autorità Giudiziaria cinque persone: un 46enne e una 40enne di Palermo, un 58enne e un 50enne di Casoria e un 50enne di Terni. A loro carico, in ipotesi accusatoria, i reati di sostituzione di persona, trattamento illecito di dati personali e truffa.
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