Lodi, due influencer di OnlyFans scoperte “in nero”: oltre 250mila euro non dichiarati al Fisco
Accertamenti fiscali su due star di OnlyFans: ricostruiti abbonamenti e donazioni non dichiarati
LODI – Due note influencer attive su OnlyFans, piattaforma online di contenuti per adulti, sono finite sotto la lente della Guardia di Finanza per presunte irregolarità fiscali. Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Lodi hanno concluso due attività ispettive di carattere tributario nei confronti delle due creator, riuscendo a ricostruire guadagni complessivi superiori a 250.000 euro, percepiti nel tempo ma non dichiarati all’Agenzia delle Entrate.
L’operazione rientra nelle attività di polizia economico-finanziaria mirate al contrasto dell’evasione e dell’economia sommersa, con particolare attenzione ai nuovi canali di monetizzazione digitale.
Ricostruiti abbonamenti e “donazioni” sui conti correnti
Secondo quanto emerso dagli accertamenti svolti dai finanzieri del Gruppo Lodi, le due influencer avrebbero ottenuto proventi attraverso:
- canoni mensili di abbonamento pagati dai follower per accedere ai contenuti;
- donazioni e pagamenti extra effettuati anche tramite bonifico bancario direttamente sui loro conti correnti.
Gli investigatori avrebbero quindi ricostruito il flusso di denaro legato all’attività online, individuando condotte ritenute totalmente evasive, cioè prive di una corretta dichiarazione fiscale dei redditi prodotti.
Contestate violazioni su imposte dirette e IVA
I proventi verificati dalla Guardia di Finanza sono stati oggetto di contestazioni per violazioni fiscali legate a:
- imposte dirette (redditi non dichiarati);
- IVA, connessa all’attività di vendita e fornitura di contenuti digitali a pagamento.
L’attività investigativa, dunque, non si è limitata alla semplice ricostruzione dei guadagni, ma ha riguardato anche l’inquadramento tributario dell’attività svolta e gli obblighi connessi.
Applicata anche la “Ethic tax”: addizionale del 25% sui redditi non dichiarati
Nel corso delle verifiche fiscali, i finanzieri lodigiani hanno contestato anche la cosiddetta “Ethic tax”, l’imposta etica introdotta nel 2006.
Si tratta di una misura che prevede un’addizionale del 25% sulle imposte dovute da imprenditori e lavoratori autonomi che svolgono – anche in modo non esclusivo – attività legate alla:
- produzione, distribuzione e vendita di materiale pornografico;
- realizzazione e promozione di contenuti e spettacoli che incitano alla violenza.
Un aspetto che rende il caso particolarmente delicato sul piano fiscale, perché amplia l’area delle contestazioni oltre la semplice evasione.
Il fronte della Guardia di Finanza: controlli anche sull’economia digitale
L’operazione di Lodi conferma come il contrasto all’evasione fiscale si stia spostando sempre più anche verso il mondo digitale, dove piattaforme internazionali e sistemi di pagamento online possono generare redditi significativi.
La Guardia di Finanza, infatti, sottolinea l’importanza di intervenire sull’occultamento dei reali guadagni derivanti da attività lavorative svolte da persone o società, individuando l’economia sommersa che:
- altera gli equilibri economici e finanziari del Paese;
- produce un indebito arricchimento a danno della collettività;
- crea vantaggi competitivi ingiusti rispetto a chi rispetta le regole fiscali.
Un caso che riaccende il dibattito su creator, tasse e piattaforme per adulti
L’inchiesta fiscale apre inevitabilmente anche una riflessione più ampia sul rapporto tra nuove professioni digitali e sistema tributario italiano.
Negli ultimi anni, infatti, influencer, streamer e creator hanno costruito modelli di business capaci di generare introiti elevati attraverso:
- abbonamenti mensili;
- contenuti premium;
- mance digitali e donazioni;
- servizi personalizzati.
In questo scenario, la corretta dichiarazione dei redditi e l’adeguamento degli obblighi fiscali diventano elementi centrali, sia per garantire equità contributiva, sia per evitare contestazioni che possono trasformarsi in procedimenti complessi e onerosi.
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