Puligny-Montrachet, oltre allo Chardonnay c’è di più

Puligny-Montrachet è un villaggio storico della viticoltura francese e della Borgogna. Fa parte dell’emblematica Côte de Beaune, paradiso dello Chardonnay, ed è incuneato tra Chassagne-Montrachet a sud e Meursault a nord. Questi tre villaggi sono considerati la culla dei più grandi vini Chardonnay del mondo, ma negli ultimi anni da queste parti si sta facendo spazio un altro vitigno bianco, l’Aligoté, che sta tentando di insidiare lo scettro dello Chardonnay.

La cultura della vite è presente a Puligny-Montrachet da quasi 2000 anni. Nel Medioevo, le vigne erano gestite dalle abbazie, in particolare dall’abbazia di Cîteaux, nota per la costruzione del Château du Clos de Vougeot. Nonostante la sua enorme fama mondiale, stiamo parlando di un piccolo villaggio di appena 385 abitanti; a farla da padrona da queste parti è l’uva. Dal 1937, Puligny-Montrachet è una denominazione di origine controllata (AOC): in totale la superficie vitata si estende per 210 ettari, di cui 119 appartengono alla denominazione Puligny-Montrachet village e 91 ettari alle denominazioni Puligny-Montrachet Premier Cru. Puligny-Montrachet possiede inoltre ben 4 vigneti considerati Grands Crus, per un totale di 28 ettari, ovvero Le Montrachet, Le Chevalier-Montrachet Grand Cru, Le Bâtard-Montrachet e Bienvenues-Bâtard-Montrachet.

Enologi e critici di tutto il mondo hanno sempre posto il Grand Cru “Le Montrachet” un gradino sopra gli altri grandi vini bianchi designandolo spesso come il più grande Chardonnay del mondo, oltre ad essere uno dei più costosi. Oggetto di lusso destinato ad accompagnare pasti prestigiosi, la produzione di 30.000 bottiglie all’anno di questo Grand Cru viene quasi sempre venduta in anticipo a clienti facoltosi. Una bottiglia di Montrachet Grand Cru ha infatti un prezzo che parte da 600 euro per i produttori meno rinomati e può superare i 10.000 euro per le tenute più famose.

Fino a poco tempo fa a Puligny-Montrachet il 99% dei vigneti era coltivato con uve Chardonnay (lasciando appena l’1% di spazio al Pinot Noir), ma oggi le cose stanno cambiando e molti vignaioli puntano sulla riscoperta del vitigno a bacca bianca Aligoté che rappresenta solo circa il 5% della superficie vitata in Borgogna. L’Aligoté sembra essere rimasto per troppo tempo all’ombra delle uve regine Pinot Noir e Chardonnay. Alcuni lo vedono come la proverbiale pecora nera della famiglia Borgogna, ma in realtà è più simile al cugino misterioso e avventuroso di cui nessuno parla davvero. Con l’uva Aligoté in passato non si producevano vini di grande qualità, ma negli ultimi anni è evidente il cambiamento di stile: da vini ad alta acidità e unidimensionali siamo passati a vini dal gusto fresco e con una profonda complessità.

L’uva Aligoté viene coltivata in alcune famose sottodenominazioni della Borgogna, come Chablis, e in alcuni villaggi all’interno della Côte d’Or, tra cui per l’appunto Puligny-Montrachet. Da qualche anno esiste addirittura una associazione, Les Aligoteurs, dedicata alla riabilitazione e conservazione dell’Aligoté come vino d’autore. Questo piccolo gruppo di viticoltori è formato da personaggi come Anne Morey, Laurent Fournier, Pablo Chevrot e Jérôme Galeyrand. Alcuni vini Aligoté di quest’ultimo produttore in particolare sono veramente eccezionali ed è possibile acquistarli online presso l’enoteca specializzata Svino.

L’Aligoté è un’uva piena di carattere; da ciò nasce anche la diversità dei vini creati dagli Aligoteurs. Il vino Aligoté racchiude sapori agrumati differenziati, assieme a note speziate e minerali che in certa misura riflettono il terroir di origine, lo stile di vinificazione ed il produttore. Le caratteristiche dell’uva cambiano inoltre con il passaggio ad un clima più caldo e con livelli di maturazione più elevati. Altra interessante qualità dell’Aligoté è il suo prezzo, molto ragionevole specie se rapportato ai prezzi stellari che molte bottiglie di vino Chardonnay di Borgogna hanno ormai raggiunto.

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