Light designer: chi è, cosa fa e come diventarlo

Light designer: chi è, cosa fa e come diventarlo

Lightweave è il vincitore del Best of Design Award 2019 per l’illuminazione. Il progetto si trova a Washington DC, a nord di Union Station, in un sottopasso trascurato per pedoni, ciclisti e veicoli sotto i binari di una delle stazioni ferroviarie più trafficate degli Stati Uniti. Il progetto unisce due quartieri insieme grazie alla luce, con una struttura intrecciata in acciaio e apparecchi di illuminazione che creano un lampadario a serpentina sospeso sopra il marciapiede. L’opera guida le persone creando un percorso illuminato, dinamico e in continua evoluzione per consentire loro di attraversare.

Il light designer è quindi colui che riesce a rivitalizzare un ambiente grazie alla luce.  Marco Petrucci, light designer di Milano , conferma che “un lighting designer usa codici e standard che indicano come dovrebbe essere la luce, sia dal punto di vista dei lux che dell’uniformità. È così che creiamo un’illuminazione uniforme, in una griglia regolare di lampade. Questo non significa che non si debbano rispettare le normative di illuminazione, anzi rispettarle sì, ma con un occhio critico. Il lighting designer nell’elaborazione dei suoi progetti di illuminazione deve cercare di rendere partecipi maggiormente tutti i soggetti coinvolti. Noi possiamo veramente mettere in connessione persone e progetto?”

La risposta a questa domanda è affermativa, considerando la struttura di  Washington che ha vinto il premio. La professione del light designer deve unire ricerca sperimentale,  curiosità e funzionalità: si parte dal contestualizzare  un oggetto per restituirgli una nuova vita e funzione secondo le necessità. Infatti la lampada non viene più intesa come oggetto di design ma ricopre una sua funzione nello spazio architettonico.

L’illuminazione spazia da quella di palazzi ai musei, dai grandi immobili alle case, dagli show-room e negozi agli  uffici. Ad esempio in quest’ultimo caso occorre fare in modo che l’interazione tra luce diurna ed artificiale sia ben armonizzata con l’ambiente: essendo un luogo di lavoro, occorre calibrare l’intensità luminosa in modo coerente e continuo, cosicché ogni area sia a sé ma anche connessa alle altre.  Per gli show-room si opta per alternare zone con più e meno luce, creando delle isole luminose, quasi condividendo  emozioni: in tal senso per armonizzare la giusta temperatura di colore con la resa cromatica si opta per apparecchi a LED.

Per la facciate di palazzi, occorre scolpire i volumi, catturando l’interesse e trasmettendo emozioni. Occorre anche tenere presente l’inquinamento luminoso, nonché sottolineare con la luce gli aspetti significativi dell’edificio. Ad esempio le finestre degli edifici si possono trasformare in  sorgenti di luce che fluttuano nell’aria. Tra gli aspetti  fondamentali da seguire c’è  il controllo del fascio, il contrasto e la temperatura colore.

Per quanto riguarda la formazione in questo settore si può optare per vari corsi di laurea, tutti afferenti alla Laurea di Design.

Alle conoscenze degli elementi di fotografia tradizionale, il light designer aggiunge anche competenze scientifiche. Nei corsi si studiano discipline che spaziano dalla fotografia all’illuminotecnica, dall’informatica all’elettrotecnica.  E il mercato del lavoro si estende anche a quello di aeroporti, hotel, luoghi di culto, luoghi di rappresentanza, parchi e giardini, ponti, progetti di riqualificazione urbana e residenze.

Inoltre lo stesso Teatro alla Scala di Milano organizza un corso di Light Designer che fornisce  competenze per ideare, progettare e gestire sistemi di illuminazione in spazi interni ed esterni per spettacoli teatrali, televisivi, cinematografici e per eventi.

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