Una Milano senza odio di palma…

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Sono l’argomento caldo del momento, non si fa che parlare di loro, nel bene e nel male i nuovi alberi che hanno fatto capolino da qualche giorno in Piazza Duomo dividono l’opinione pubblica.

Si tratta nello specifico delle palme della famiglia delle Trachycarpus fortunei (più comunemente conosciute come Palme del Giappone) collocate per conto di Starbucks (che ha vinto il bando di sponsorizzazione per i prossimi tre anni) nel piccolo lembo di giardino pubblico collocato nella zona ovest della piazza, a ridosso di Palazzo Carminati.

Nel dettaglio stiamo parlando di un fazzoletto di terra che misura circa 80×14 metri, vale a dire all’incirca il 6% dell’intera area che caratterizza il salotto buono della città.

Ne avevamo già parlato a tempo debito, l’opera finanziata dal colosso del frappuccino Starbucks è stata progettata dall’architetto milanese Marco Bay, laureato presso il Politecnico di Milano e già autore del giardino per lo spazio museo dell’Hangar Bicocca, delle aree verdi per le sedi della Deutsche Bank in zona Bicocca e della “Serenissima” in via Turati. Un professionista del settore dunque che, con il benestare della Soprintendenza ha realizzato quello che per gli addetti ai lavori è conosciuto come progetto dei “Giardini milanesi fra XX e XXI secolo“.

Un nome scelto non a caso, infatti già a fine dell’ottocento come testimoniano alcune immagini dell’archivio Alinari, la presenza delle palme nell’area di piazza Duomo era cosa normale, anzi, ironia della sorte, è proprio una palma in bronzo e rame a segnare il centro esatto della city, ovvero l’incontro tra cardo e decumano dell’antica città romana di mediolanum. Il “punto zero” della città è collocato a pochi passi da Piazza Duomo, nella cripta di San Sepolcro, un’opera voluta nel 1616 dal cardinale Federico Borromeo, affidata per la realizzazione a Gian Andrea Biffi e Gerolamo Olivieri. Palma rei quindi!

I recenti atti di vandalismo perpetrati a danno delle prime palme piantate riportano alla mente un altro analogo episodio avvenuto nel periodo natalizio, quando alcuni ignoti hanno dato fuoco ad un albero di natale nel Municipio 4. Sono episodi che lasciano attoniti e che stridono con l’immagine della Milano che ci piace raccontare, dove la polemica (e solo la polemica) ci può stare quando dura giusto l’attesa della metro, mentre atti vandalici come quello a cui abbiamo assistito stonano notevolmente con il mood della city, scandito dal ritmo incalzante con cui cambia il volto urbano questa città che domani si sveglierà rivendicando sicuramente la propria contrarietà all'”odio” di palma.

Articolo di Settimio Martire


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