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È morto Valentino Garavani, l’ultimo imperatore della moda: Roma prepara l’addio al gigante dell’haute couture

Valentino Garavani morto a 93 anni: Roma rende omaggio all’Ultimo Imperatore dell’alta moda

Roma, 19 gennaio 2026 – È morto Valentino Garavani, lo stilista che per oltre mezzo secolo ha rappresentato una delle massime espressioni dell’alta moda internazionale. Aveva 93 anni. Con lui scompare una figura che ha segnato l’immaginario del lusso e dell’eleganza come pochi altri, un protagonista assoluto dell’haute couture capace di trasformare un’idea di stile in un simbolo universale: l’“Ultimo Imperatore” della moda.

Valentino Clemente Ludovico Garavani, nato a Voghera l’11 maggio 1932, ha vissuto la moda come una vocazione e una costruzione culturale: Roma e Parigi, il jet set, le passerelle, i grandi eventi, le dive, le principesse, i capi di Stato. Un mondo glamour che oggi si chiude con un addio destinato a lasciare un vuoto profondo nel sistema moda.

Roma, l’ultima casa di Valentino: si è spento sull’Appia Antica

Valentino Garavani si è spento a Roma, nella serenità della sua residenza sull’Appia Antica, circondato dall’affetto dei suoi cari. Una morte che riporta la città eterna al centro del suo racconto: Roma non è stata soltanto un luogo di lavoro, ma una dimensione emotiva, quasi una patria estetica.

La capitale, dove aveva lasciato il cuore pur scegliendo spesso Parigi come palcoscenico delle sfilate, sarà anche la città dell’ultimo saluto.

Camera ardente e funerali: le date e i luoghi dell’addio

L’organizzazione delle esequie segue un percorso simbolico, legato alla storia della maison:

  • Camera ardente: mercoledì e giovedì, dalle 11 alle 18, in piazza Mignanelli, storica sede della maison
  • Funerali: venerdì alle 11, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a Roma

Piazza Mignanelli, appena dietro piazza di Spagna, è un luogo chiave: qui Valentino aprì l’atelier nei primi anni Sessanta, trasformandolo nel punto più frequentato dalle lady del jet set internazionale e nel cuore pulsante di una moda fatta di esclusività, sartoria e rappresentazione.

Piazza Mignanelli: un punto fermo nella storia del marchio

In un’epoca in cui i grandi marchi cambiano proprietà e identità con rapidità, piazza Mignanelli resta il punto di continuità più solido della storia Valentino.

Il marchio, infatti, ha attraversato passaggi di mano significativi:

  • 1998: venduto alla casa tedesca Hdp
  • 2002: rilevato dal Gruppo Marzotto
  • successivamente passato al fondo Permira
  • 2007: acquisito dalla moglie dell’emiro del Qatar, la potente sceicca Sheikha Mozah
  • 2023: il gruppo Kering ha acquisito il 30% del capitale per 1,7 miliardi di euro, con opzione per arrivare alla totalità dell’acquisizione entro il 2029

Nonostante queste trasformazioni industriali, l’epicentro storico della maison è rimasto lì, al civico 23: un luogo che per Valentino non era soltanto un indirizzo, ma un simbolo di appartenenza.

La Fondazione Garavani Giammetti: arte, moda e futuro

Proprio in piazza Mignanelli, Valentino e Giancarlo Giammetti hanno inaugurato nel febbraio 2025 la Fondazione Garavani Giammetti, con un obiettivo chiaro: ospitare mostre di arte e moda e sostenere la formazione di giovani stilisti.

Un progetto che non guarda solo al passato, ma costruisce un ponte tra l’eredità della couture e il futuro della creatività. L’ultima mostra, inaugurata il 18 gennaio, è stata “Venus – Valentino”, vista dagli occhi dell’artista portoghese Joana Vasconcelos: un segnale ulteriore di come Valentino abbia sempre cercato di dialogare con l’arte e con la contemporaneità.

“Disegna abiti anche la notte”: l’ossessione della perfezione

Valentino non ha mai davvero lasciato il suo lavoro. Anche dopo il grande addio alle passerelle, la sua mente restava dentro il disegno, nella costruzione della silhouette, nella ricerca della forma perfetta.

“Disegna abiti anche la notte”, confidava nel 2007 Giancarlo Giammetti, socio ed ex compagno di vita. Valentino ha sempre vissuto la moda come una disciplina totale: un sistema di regole, armonia, misura e controllo.

Anche nelle sue dichiarazioni pubbliche, emergeva una visione netta, quasi inflessibile, legata a un’idea di stile che non ammetteva compromessi: l’eleganza come distanza, l’estetica come postura, la bellezza come costruzione.

L’addio alla moda: tre giorni di festa, Roma come palcoscenico assoluto

Il suo addio alla moda a Roma non fu un evento, ma un’opera monumentale. Durò tre giorni e fu ricordato come la celebrazione più glamour mai progettata nel mondo della moda: una festa faraonica con principi, dive di Hollywood, principesse e capi di Stato.

Roma, nel 45° anniversario di Valentino, divenne una scenografia perfetta per la sua idea di lusso e spettacolo. Tre giorni di feste sfarzose che comprendevano:

  • una retrospettiva di abiti d’archivio all’Ara Pacis
  • una sfilata di alta moda nel complesso di S. Spirito in Sassia
  • un galà tra le colonne del Tempio di Venere, mai concesso prima di allora, con il Colosseo sullo sfondo e scenografie curate dal premio Oscar Dante Ferretti
  • un galà con ballo e concerto live di Annie Lennox, allestito nel Parco dei Daini a Villa Borghese, dentro una finta pagoda cinese nei toni oro, nero e rosso

Mille invitati ballarono fino all’alba. Valentino danzava circondato da Caroline di Monaco, Claudia Schiffer, Mick Jagger e altre celebrities. Un kolossal che gli fece meritare appieno il soprannome di Ultimo Imperatore.

“The Last Emperor”: il docu-film che raccontò gli ultimi anni

Lo stesso epiteto divenne titolo del docu-film “The Last Emperor”, diretto da Matt Tyrnauer, una pellicola sugli ultimi due anni di attività dello stilista, girata tra passerelle, backstage e interviste.

In quel racconto emerge tutta la sua identità: un uomo che non ha mai inseguito le mode, ma ha imposto la propria idea di femminilità. Valentino lo ripeteva con chiarezza:

“Non sono mai andato dietro al minimalismo, il grunge… un’offesa alle donne vedere come le conciano”.

Per lui la donna doveva essere elegante, perfetta, quasi intoccabile: non provocazione, ma armonia; non rottura, ma continuità.

La maison dopo Valentino: da Piccioli a Chiuri, fino ad Alessandro Michele

Dopo un breve periodo di direzione da parte di Alessandra Facchinetti, la maison è stata guidata da due stilisti che avevano affiancato Valentino negli ultimi anni: Pierpaolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri.

Chiuri, nel 2016, è passata alla guida della maison Christian Dior come prima donna a ricoprire quel ruolo. Piccioli ha diretto la maison da solo dal 2016 al 2024.

Poi il cambio: al couturier che oggi disegna Balenciaga è subentrato Alessandro Michele, tuttora in carica.

Le origini: Voghera, Milano, Parigi e l’apprendistato nelle grandi maison

Valentino era nato a Voghera e da giovanissimo aveva mostrato una forte attrazione per la moda. Aveva frequentato una Scuola di figurino a Milano e studiato francese alla Berlitz School.

A Parigi aveva seguito un corso di stilismo all’École de La Chambre Syndicale de la Couture, costruendo la sua formazione nel cuore della couture europea. Negli anni Cinquanta collaborò con la maison Jean Dessès e con l’atelier di Guy Laroche.

Nel 1957 fondò la Valentino assieme al padre, ma gli alti costi di gestione misero in crisi l’attività. Fu risolutivo l’ingresso in società di Giancarlo Giammetti, allora studente di architettura: Valentino si concentrò sulla creatività, Giammetti sulla gestione finanziaria. Una divisione di ruoli che diventerà uno dei segreti più solidi del loro successo.

Il trionfo: Pitti, la “V”, Jacqueline Kennedy e l’espansione mondiale

Il percorso del brand è un crescendo costante:

  • 1959: atelier a Roma in via dei Condotti
  • 1960: inizio collaborazione con Giammetti
  • 1962: trionfo della prima collezione a Pitti Moda di Firenze, consacrazione internazionale
  • 1967: prima collezione maschile
  • 1968: nasce la “V” come logo e Valentino crea l’abito da sposa di Jacqueline Bouvier per le nozze con Onassis
  • anni Settanta: boutique nelle più importanti città del mondo
  • 1991: nasce il profumo che porta il suo nome
  • 1990: con Giammetti fonda l’associazione L.I.F.E. a supporto della ricerca per l’Aids

Un percorso che ha trasformato Valentino in un marchio globale, ma anche in un’icona culturale: un nome capace di definire un’estetica e un’idea di lusso.

Il “Rosso Valentino”: la firma cromatica che ha fatto storia

Se esiste un segno che sintetizza l’universo Valentino, è il colore. Il suo rosso preferito era un incrocio tra carminio, porpora e cadmio: una tonalità potente, sensuale e regale, capace di diventare riconoscibile quanto un logo.

Il “Rosso Valentino” non è stato solo una scelta cromatica: è stato un marchio nell’immaginario, un linguaggio visivo che ha reso Valentino immediatamente identificabile nel mondo.

Le reazioni della politica: “Simbolo eterno dell’alta moda italiana”

La scomparsa di Valentino ha suscitato reazioni immediate anche dalle istituzioni.

Il Presente della Repubblica Sergio Mattarella “Era capace di guardare oltre”.

La premier Giorgia Meloni lo ha definito “maestro indiscusso di stile ed eleganza e simbolo eterno dell’alta moda italiana”, sottolineando che l’Italia perde una leggenda, ma la sua eredità continuerà a ispirare generazioni.

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha parlato di “storia grandiosa di caratura internazionale” e di un rosso unico diventato cifra inconfondibile.

Il vicepremier Matteo Salvini lo ha definito “maestro di eleganza” e simbolo del genio italiano.

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricordato come Valentino abbia portato il Made in Italy sulle passerelle internazionali, rendendolo sinonimo di prestigio.

Il presidente del M5S Giuseppe Conte lo ha salutato come una leggenda dell’eccellenza italiana.

Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo lo ha definito emblema dell’eccellenza italiana, capace di attraversare epoche diverse vestendo star di ogni tempo, “da Sophia Loren a Zendaya”.

Dalla Lombardia, il presidente Attilio Fontana ha ricordato Valentino come un grandissimo della moda, inimitabile nel suo rosso. L’assessore Debora Massari ha sottolineato che la Lombardia non lo dimenticherà mai, mentre l’assessore Elena Lucchini, da vogherese, ha parlato di “vuoto profondo” per la scomparsa del concittadino illustre.

Un’eredità che va oltre la moda: stile, opulenza, immaginario

Valentino Garavani è stato un protagonista dell’alta moda italiana del Novecento e uno dei simboli più forti dell’affermazione internazionale del Made in Italy nel dopoguerra.

La sua vita è stata segnata da un’estetica coerente, da un amore per l’opulenza e da una visione della moda come costruzione di bellezza assoluta. Non ha mai voluto seguire le tendenze: le ha osservate, spesso criticate, e ha continuato a disegnare lungo la sua strada.

Il suo stile non era semplicemente “classico”: era imperiale, teatrale, impeccabile, con una cura maniacale del dettaglio e una volontà precisa: rendere le donne perfette.

E forse è per questo che la sua morte non è solo una notizia: è un passaggio di epoca. Perché con Valentino se ne va uno degli ultimi uomini capaci di fare della couture un regno.

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