Rovigo, “Il Trovatore” vi richiede a Teatro Sociale per la Stagione di Prosa

L’opera di Giuseppe Verdi al Teatro Sociale venerdì 3 febbraio in prima assoluta

Rovigo, “Il Trovatore” vi richiede a Teatro Sociale per la Stagione di Prosa.

 

Grande fermento e tanta attesa per il prossimo appuntamento con la Stagione Lirica del Teatro Sociale di Rovigo che, venerdì 3 febbraio alle 20.30 vedrà in scena “Il Trovatore”, di Giuseppe Verdi, in un nuovo allestimento in coproduzione con i teatri di Treviso, Novara e Jesi. L’opera andrà in replica domenica 5 febbraio alle 16 e in anteprima per il teatroragazzi mercoledì 1 febbraio alle 16.

Il trovatore è un’opera  di Giuseppe Verdi rappresentata in prima assoluta il 19 gennaio 1853 al Teatro Apollo di Roma. Assieme a Rigoletto e La traviata fa parte della cosiddetta trilogia popolare.

“A quasi dieci anni dall’ultima rappresentazione del capolavoro verdiano in terra Rodigina – afferma il direttore artistico del Teatro Sociale Edoardo Bottacin -, sono particolarmente felice di vedere questo titolo in stagione con una coproduzione virtuosa, che mette in rete diverse e prestigiose realtà per un titolo che nasconde non poche insidie, sia a livello drammaturgico che musicale, soprattutto sul fronte vocale e corale. Un’operazione questa, che va a chiudere il progetto di messa inscena in un triennio della celebre trilogia verdiana ( Traviata nel 2021, Rigoletto nel 2022) e che, grazie ad un cast di alto profilo capitanato da Gaston Riviero e Olesya Petrova conferma ancora una volta l’attenzione del nostro teatro verso le grandi voci internazionali”.

 

PERSONAGGI E INTERPRETI

Manrico Gaston Rivero

Azucena Olesya Petrova

Conte di Luna Nelson Martinez

Leonora Marily Santoro

Ferrando Carlo Malinverno

Ines Brigida Garda

Ruiz Francesco Marsiglia

maestro concertatore e direttore d’orchestra

Francesco Rosa

regia Deda Cristina Colonna

scene e costumi Domenico Franchi

luci Fabrizio Gobbi

Orchestra Regionale Filarmonia Veneta

Coro Lirico Veneto

maestro del coro Giuliano Fracasso

Realizzazione scene Laboratori Scenografici della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi

Costumi Sartoria Teatrale della Fondazione Pergolesi Spontini, Sartoria Teatrale Arianna, Macerata

Coproduzione Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, Teatro Sociale di Rovigo

Teatro Coccia di Novara, Teatro Mario Del Monaco di Treviso

 

Note di regia DEDA CRISTINA COLONNA

La vicenda de Il trovatore si svolge di notte; è l’ultima notte del Medio Evo, il buio dell’animo umano prigioniero delle superstizioni, dell’odio e dell’ignoranza, l’oscurità in cui si bruciano le streghe, si coltivano sentimenti di inflessibile vendetta, in cui l’amore è espresso come diritto di possesso e la menzogna è sconfitta quando ormai è troppo tardi. ‘Egl’era tuo fratello!’, esclama Azucena alla fine dell’opera; la verità finalmente dichiarata annuncia un’alba di nuova consapevolezza, in cui il Conte di Luna dovrà decidere se e come continuare a vivere (‘E vivo ancor!’). La trama è ambientata nel XV secolo, epoca in cui gli artisti hanno espresso l’attenzione alla verità umana in un contesto di semplificazione geometrica delle composizioni, nella plastica monumentalità delle figure e nella cerimonialità dei gesti, nell’uso espressivo della luce. Nelle bassedanze – forma tutta italiana di intrattenimento cortese quasi meditativo – lo spazio contiene le evoluzioni dei corpi danzanti in porzioni rigorosamente simmetriche ed in coreografie tese alla ricerca dell’armonia tra gli opposti. Mi pare che le vicende dei protagonisti de Il trovatore si articolino in spazi emotivi altrettanto simmetrici. Motore della vicenda è la pressione della vendetta che pesa sull’animo di Azucena, che l’ha ricevuta dalla madre e che a sua volta inevitabilmente trasferisce sulle spalle di Manrico. Leonora attorniata dalle religiose nel convento e Manrico accompagnato dai carcerieri nel ‘miserere’ rappresentano momenti paralleli, come pure l’amore di Manrico e del Conte per Leonora, nella quale entrambi cercano la compensazione ed il coronamento dei propri sentimenti estremi. Nella stessa prospettiva, Manrico lascia Azucena per non perdere Leonora, ma in seguito abbandonerà quest’ultima per tentare di salvare la madre. Lo spazio di ispirazione quattrocentesca che proponiamo per questa regia de Il trovatore si pone come contesto in cui inscrivere proprio questa laboriosa e dolorosa, in fondo ed ovviamente tutta romantica ricerca della verità, intesa come armonizzazione degli opposti. In questo senso, nella proposta preliminare di Domenico Franchi la regia intende rappresentare anche i momenti che abitualmente vengono immaginati ‘fuori scena’, come l’aria iniziale ed il canto dalla torre del Trovatore, la cerimonia della presa dei voti di Leonora ed il miserere intorno a Manrico. Al rigore geometrico delle architetture che evocano il mondo del Conte di Luna si contrappone la rappresentazione dei Gitani, con una proposta coreografica flamenca nel coro ‘Chi del gitano i giorni abbella?’ Personaggio centrale della vicenda è Leonora. All’inizio giovane entusiasta ed inesperta nella gestione di sentimenti ancora sconosciuti e non misurati, sceglie di morire simbolicamente prendendo i voti quando pensa che Manrico sia morto. In seguito, quando Manrico stabilisce la priorità del proprio ruolo di figlio su quello di coniuge (‘era già figlio prima d’amarti, non può frenarmi il tuo martir’) e l’abbandona per correre a salvare la madre Azucena, Leonora evoca la morte come alternativa matura ad una realtà sentimentalmente sconfortante: ‘Non reggo a colpi tanto funesti… Oh quanto meglio saria morir!’ è il suo commento dopo l’aria ‘Di quella pira’. Questa presa di consapevolezza traccia l’inevitabile cammino Leonora verso la morte volontaria, vittima della notte del cuore, dominata dal conflitto tra l’amore barbaro ed appassionato del Conte ed il sentimento immaturo e deludente di Manrico. Nel finale dell’opera, la rappresentazione di una ‘pietà’ in cui Azucena regge il cadavere di Leonora, con il Conte di Luna disperato ai suoi piedi celebra l’alba in cui la luce della verità inaugura il riscatto dell’uomo dalla notte dell’ignoranza e della menzogna.

 

L’opera verrà presentata nell’ambito di ROVIGOCITTA’CHELEGGE, giovedì 2 febbraio alle 18 al Ridotto del Sociale

 

LA STAGIONE 22.23 DEL TEATRO SOCIALE DI ROVIGO è realizzata grazie al contributo e alla collaborazione di Ministero della Cultura, Regione del Veneto, Comune di Rovigo, Fondazione Cariparo, Fondazione Banca del Monte, Fondazione Rovigo Cultura, Banca del Veneto Centrale, Asm set, Arteven, Associazione Musicale Francesco Venezze, Conservatorio Statale di Musica Francesco Venezze. Mediapartner La Piazza.

 

INFO BOTTEGHINO TEATRO SOCIALE DI ROVIGO
piazza Garibaldi, 14 – Rovigo
telefono 0425 25614 – e mail [email protected]

Orari di apertura
9.00-13.00 / 15.30-19.30
giorni di spettacolo:
• mattutini 8.30/13.00 – 15.30/19.30
• mattina 9.00/13.00 -15.00/19.30
• serali 9.00-13.00 / 15.30-22.30

Giorno di chiusura: domenica.
Aperto nei giorni di spettacolo domenicale con chiusura il lunedi successivo.

INFO PREZZI su
www.comune.rovigo.it/teatro

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